I pettorali di Darien

The Darien’s pendants

 

In un’area geografica compresa fra la Colombia e l’Istmo mesoamericano, sono venuti alla luce dei magnifici oggetti d’oro, chiamati dagli archeologi “pettorali di Darien”. La maggior concentrazione è stata registrata nella regione di Sinú, nella Colombia nord-occidentale, vicino al confine con la Provincia di Darien di Panama, e una buona parte di questi oggetti (circa 200 in numero) è conservata presso il Museo del Oro di Bogota. Diversi sono stati ritrovati in Costa Rica, e due furono trovati nelle acque del cenote del centro cerimoniale maya di Chichen Itzá, nello Yucatan (Messico meridionale). La loro datazione si aggira fra il 100 a.C. e il 1500 d.C., e la maggior parte di questi reperti non è purtroppo associato a precisi contesti di scavo archeologico.

Dal punto di vista iconografico, la forma classica dei pettorali di Darien ha una struttura antropomorfa fortemente stilizzata, è dotata di ornamenti laterali simili ad ali con il motivo ripetuto di una doppia spirale, e reca sulla sommità due caratteristiche protuberanze semisferiche, tali da aver dato scherzosamente per lungo tempo il nome a questi oggetti di “divinità dai campanelli del telefono” (telephon-bells gods). Il viso della figura antropomorfa è piatto o reca una maschera con lineamenti zoomorfi, interpretati come pipistrelli, vampiri e coccodrilli; le mani stringono degli oggetti oblunghi, come dei bastoni rituali, e quasi sempre sotto alla testa, all’altezza del petto, è raffigurato un rospo o una rana.

Minuto pendaglio d'oro, alto 2,1 cm, in stile Yotoco, Colombia, rappresentante la forma prototipa dei pettorali di Darien (Tipo 1, da Falchetti, 2008, fig. 5, p. 42)

Minuto pendaglio d’oro, alto 2,1 cm, in stile Yotoco, Colombia, rappresentante la forma prototipa dei pettorali di Darien (Tipo 1, da Falchetti, 2008, fig. 5, p. 42)

La maggior parte dei pettorali è costruita in tumbaga, una lega di oro e rame, e mediante la tecnica di fusione a cera persa. Solo alcune tipologie locali sono costruite con leghe con maggior concentrazione di rame.
Falchetti (1979, 2008) ha studiato le variazioni stilistiche dei pettorali di Darien, elaborando una classificazione basata su variabili cronologiche e regionali. Le principali aree culturali colombiane di produzione di questi reperti sono quelle di Tumaco-La Tolita, Calima, Malagana, Quimbaya, Tolima, San Agustín, Tierradentro e Nariño.

La tipologia più antica (tipo 1), prodotta nell’area Calima e appartenente al periodo Yotoco (100 a.C. – 800 d.C.), è costituita da minute figurine, dell’altezza di 2-3,5 cm, che furono probabilmente impiegate come pezzi centrali di collane. Sono piccole figure antropomorfe con viso nettamente zoomorfo, dotate delle due protuberanze semisferiche, in un caso decorate con linee e punti, e recanti nelle mani due bastoni con estremità superiore rotondeggiante, forse dei sonagli, e sono privi delle due “ali” o “piume”, che si presenteranno nelle tipologie successive.
Il tipo 2, proveniente dall’area Calima, è costituito da oggetti più grandi (4-7 cm d’altezza), la cui figura antropomorfa è corredata di una fascia sulla testa decorata con punti e triangoli, e con protuberanze simili a piume che si dipartono all’altezza delle due orecchie.

Pettorali di Darien: esempi di tipologia 2 (sx, da Falchetti, 2008, fig. 18, p. 46) e tipologia 4 (dx, da Vila Llonch, 2013, p. 128), secondo la classificazione di Falchetti

Pettorali di Darien: esempi di tipologia 2 (sx, da Falchetti, 2008, fig. 18, p. 46) e tipologia 4 (dx, da Vila Llonch, 2013, p. 128), secondo la classificazione di Falchetti

Nel tipo 3, le due protuberanze semisferiche possono essere adornate nella parte superiore con oggetti ramiformi o con elementi che li fanno apparire come recipienti dotati di due bocche. Questo tipo di contenitore è stato riconosciuto come un tipico vasellame in stile Yotoco. Le due “ali” o “piume” subiscono nel tipo 3 un’ulteriore elaborazione stilistica, acquisendo delle forme a spirale.

Pettorali di Darien: esempi di tipologia 3 della classificazione di Falchetti (da Vila Llonch, 2013, pp. 73 e 129)

Pettorali di Darien: esempi di tipologia 3 della classificazione di Falchetti (da Vila Llonch, 2013, pp. 73 e 129)

I tipi 4-7 sono caratterizzati da maggiori dimensioni e schematizzazioni di varia natura, principalmente di tipo regionale. Le forme più tarde, corrispondenti ai tipi 8-15 della classificazione della Falchetti, sono caratterizzate dalla forte inclinazione, sino a diventare quasi verticale, delle due protuberanze semisferiche, che nel tipo 9 sono addirittura privi del “gambo” sempre presente e visibile nel lato posteriore nelle precedenti tipologie. E’ come se l’originale significato associato a questi due oggetti simil-fungini fosse andato perduto, forse perché non più associato alla conoscenza e allo sviluppo di precise pratiche cultuali.

Tipologia 8 dei pettorali di Darien: (sx) alt. 12,5 cm, da Mangon, 2000, fig. 163, p. 207); (dx) alt. 8,5 cm, da Domenici, 1981, fig. cat. 202, p. 57

Tipologia 8 dei pettorali di Darien: (sx) alt. 12,5 cm, da Mangon, 2000, fig. 163, p. 207); (dx) alt. 8,5 cm, da Domenici, 1981, fig. cat. 202, p. 57

Diversi pettorali in stile Darien sono stati ritrovati a Panama e in Costa Rica, e sono datati al periodo 500-900 d.C. Due di questi sono stati rinvenuti nelle acque del Cenote del Sacrificio del sito cerimoniale maya di Chichén Itzá, nello Yucatan. Parrebbe che questi reperti mesoamericani non provenissero dalla Colombia, bensì che fossero costruiti in loco, nello specifico in Costa Rica, inclusi i due reperti dello Yucatan (Falchetti, 2008, p. 59).

Pettorale in oro tumbaga proveniente dalla Colombia e rirovato nel Cenote Sacro di Chichen Itzá, nello Yucatan messicano (da: Coggins & Shane, 1996, fig. 48, p. 67)

Pettorale in oro tumbaga proveniente dalla Colombia e rirovato nel Cenote Sacro di Chichén Itzá, nello Yucatan messicano (da: Coggins & Shane, 1996, fig. 48, p. 67)

Per quanto riguarda l’interpretazione etnomicologica, già nel 1954 Pérez e Barrada descrisse le due protuberanze semisferiche simili “ai vecchi telefoni o a un paio di funghi”, facendo notare come, nella loro forma iconografica completa, queste due protuberanze siano fissate alla testa non direttamente, bensì mediante un lungo filamento, visibile nel retro dell’oggetto, una specie di “gambo”, che conferisce loro l’aspetto di un fungo. Pérez suggerì che potesse effettivamente trattarsi di raffigurazioni di funghi, forse allucinogeni. Anche Emmerich (1965, pp. 76-77) suggerì un’interpretazione micologica per questi oggetti semisferici, evidenziando come abbiano subito una trasformazione iconografica sempre più stilizzata con il passare del tempo.

Parte posteriore di due pettorali di Darien, con evidenziati i gambi dei probabili funghi (sx da Schultes, 1979, tav. 34, p. 136; dx da Falchetti, 2008, fig. 50, p. 54)

Parte posteriore di due pettorali di Darien, con evidenziati i gambi dei probabili funghi (sx da Schultes, 1979, tav. 34, p. 136; dx da Falchetti, 2008, fig. 50, p. 54)

Il viso dalle fattezze animali potrebbe raffigurare la trasformazione sciamanica, e la scelta degli animali raffigurati – pipistrello, vampiro, alligatore – non appare casuale. Per il pipistrello, la sua capacità di dominare il buio e di vivere nelle grotte lo pone in associazione con il mondo sotterraneo, assumendo valenze di trasformazione e di rigenerazione presso le popolazioni sudamericane. Fra gli Uwa della Colombia, i pipistrelli sono associati alle anime dei morti. Similmente, fra gli Zenú, sempre in Colombia, l’alligatore è considerato il più importante fra gli spiriti acquatici del mondo inferiore, sostiene il mondo e protegge l’umanità (Falchetti, 2008, pp. 64-5).

Schultes (1979) sviluppò uno studio specifico di natura etnomicologica dei pettorali di Darien. Egli osservò come in alcuni casi i due oggetti semisferici siano dotati sulla loro cima di una protuberanza “mammiforme” o “papillare”, una caratteristica morfologica di numerose specie di funghi allucinogeni del genere Psilocybe, mentre in diversi altri casi il loro margine è dotato di un ornamento che ricorda il margine dentellato di specie fungine del genere Panaeolus, di cui sono note specie psicoattive. Le due ali, quasi sempre presenti nei pettorali, raffigurerebbero quelle di un uccello mitico e sarebbero direttamente associate alla lievitazione e ai viaggi astrali di tipo sciamanico. In alcuni pettorali l’essere antropomorfo tiene in mano una barra su cui sono appollaiati quattro uccelli, visti anche questi come simboli del volo sciamanico. Un ulteriore importante dettaglio consiste nell’immagine dell’anfibio (rospo o rana) raffigurato sul petto dell’essere antropomorfo, in quanto il rospo è un caratteristico elemento della sfera simbolica dei funghi (Samorini, 2001, pp. 28-9), e diverse specie di rane sudamericane producono potenti tossine impiegate come veleno da freccia o come induttori di stati modificati di coscienza (si veda ad esempio il caso dei Matse dell’Amazzonia peruviana, cfr. Gormann, 1993).

Nell’area interessata dalla produzione dei pettorali di Darien sono presenti diverse specie di funghi psicoattivi. Nelle foreste montane della Colombia cresce l’Amanita muscaria, il ben noto fungo allucinogeno dotato di un vistoso cappello rosso ornato con macchie bianche. In diversi boschi e prati colombiani crescono le potenti Psilocybe yungensis e P. zapotecorum, insieme a un’altra dozzina di specie psilocibiniche. Anche in Costa Rica cresce A. muscaria, oltre a Copelandia cyanescens, Psilocybe aztecorum e altre specie psilocibiniche (Guzmán et al., 1998).
Tuttavia, a differenza del Messico, dove è si è conservato sino ai nostri giorni un impiego tradizionale dei funghi psicoattivi, per quanto riguarda il Sud America disponiamo di scarsi dati a riguardo, e parrebbe che l’eventuale impiego di funghi si sia estinto prima del sopraggiungere dei moderni etnografi. Lévi-Strauss individuò un indizio in un passo di un testo datato al 1637-1767 e scritto dal gesuita José Chantre y Herrera, dal titolo Historia de las Misiones de la Compañía de Jesus en el Marañon Español. Nel Libro II, Capitolo VIII si legge:

“I Zurimagua mescolano funghi che crescono sugli alberi caduti, con una certa specie di pellicola colorata, che suole stare appiccicata ai tronchi marcescenti. E’ sommamente calda questa pellicola, e non v’è bevitore che non crolli con la sua bevuta, alla terza tazza. Tanta è la sua forza, o per meglio dire, il suo veleno” (Heim & Wasson, 1958, p. 44).

Non ci è chiaro cosa fosse la “pellicola colorata” che cresce sui tronchi marcescenti. Forse si trattava di un lichene, il quale veniva mescolato con una specie di fungo. Sappiamo che gli Huaorani dell’Ecuador impiegano ancor oggigiorno nel corso dei loro riti di magia nera una specie di lichene allucinogeno producente psilocibina e altri composti triptaminici, il Dictyonema huaorani (Schmull et al., 2014). Anche i Kanaima della Guyana mangiavano un fungo bianco che cresceva sul legno morto “per sentirsi leggeri e per correre più velocemente” (Lévi-Strauss, 1970, p. 15). Ancora, fra i Barasana del Brasile una specie di fungo che cresce sugli alberi è considerato essere originato mitologicamente nel punto dove il Dio della Terra unse un albero con il bolo di foglie di coca (ipadú) che si era tolto dalla bocca (Lana & Lana, 1986: 127). E’ probabile che questo fungo sia dotato di proprietà inebrianti, data la sua discendenza mitica da un altro vegetale psicoattivo, la coca.

L’interpretazione micologica delle due forme sferiche che sovrastano i pettorali di Darien è rafforzata dall’esistenza, nei medesimi contesti culturali colombiani, di altri oggetti in oro dove sono raffigurati oggetti dall’esplicita forma fungina, come nel caso di un poporo d’oro (un contenitore della calce impiegato nel contesto di assunzione della coca) in stile Quimbaya raffigurante una donna seduta e che tiene nelle mani due funghi, e di un oggetto, sempre Quimbaya, in cui è raffigurato un uomo seduto con due funghi sulla testa e che al posto delle gambe ha delle teste e becchi di uccello.

Oggetti d'oro della cultura Quimbaya, Colombia, 400-700 d.C., con raffigurazioni di funghi (sx da Johnson, 1992, fig. a, p. 112; dx da Torres, 2006, fig. 6, p. 58)

Oggetti d’oro della cultura Quimbaya, Colombia, 400-700 d.C., con raffigurazioni di funghi (sx da Johnson, 1992, fig. a, p. 112; dx da Torres, 2006, fig. 6, p. 58)

Ancora, in un curioso contenitore d’oro per la calce, in stile Calima-Malagana e impiegato per l’assunzione della coca, è raffigurato un giaguaro, e l’asta per il prelievo della calce ha la forma di un fungo.

Contenitore in oro per la calce, stile Calima-Malagan, Colombia, larghezza 13,5 cm (da Vila Llonch, 2013, p. 69)

Contenitore in oro per la calce, stile Calima-Malagan, Colombia, larghezza 13,5 cm (da Vila Llonch, 2013, p. 69)

 

Si vedano anche:

Le pietre-fungo maya

I funghi nei Codici precolombiani

L’uso dei funghi in Messico

Funghi preistorici europei

Mitologia dei funghi psicoattivi

Bibliografia italiana sui funghi psicoattivi

Bibliografia sull’uso tradizioale dei funghi in Mesoamerica

Articoli on-line suii funghi psicoattivi

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COGGINS C. CLEMENCE & ORRIN C. SHANE, 1996, El Cenote de los Sacrificios. Tesoros mayas extraídos del Cenote Sagrado de Chichén Itzá, Fondo de Cultura Economica, México D.,f.

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