Xochipilli, il “Principe dei Fiori” azteco

Xochipilli, the Aztec “Prince of Flowers”

Uno dei documenti archeologici più significativi che testimonia l’intimo rapporto dell’uomo precolombiano con le piante psicoattive, è rappresentato dalla raffinata statua in pietra raffigurante una particolare divinità del complesso pantheon divino azteco: Xochipilli, il “Principe dei Fiori” (da xóchitl=fiore e pilli=principe). Fu dissotterrata verso la metà dell’800 a Tlamanalco, sulle pendici del Popocatepetl; è datata al 1450 d.C. ed è attualmente conservata presso il Museo Nacional di Antropologia di Città del Messico.
Seduto con le gambe incrociate, con le mani sollevate a differenti livelli, la maschera e lo sguardo proteso verso l’alto, la bocca tesa e semiaperta, ha ben detto Wasson (1983, p. 91) che “l’essenziale in questa figura è l’estasi”.

Xochipilli

Statua del dio Azteco Xochipilli. Museo Nacional de Antropología, Città del Messico

Xochipilli possiede forti tratti comuni con Xipe Totec e con Macuil Xóchitl (“Cinque Fiore”), e tutti e tre sembrano essere manifestazioni di una medesima divinità. Un altro suo epiteto è quello di Tlazopilli, “Signore prezioso”. In questo aspetto, e come raffigurato nel Codice Magliabecchi (35r), il dio tiene in mano un bastone (lo yolotopilli) con infilzato un cuore umano, indicazione del fatto che anch’esso esige sacrifici umani. In questa rappresentazione Xochipilli è mostrato con la pelle maculata di rosso, a indicare che è scorticato, un indizio del suo carattere solare e della sua relazione con Xipe Totec (Aguilera, 2004, pp. 71 e 73).

Raffigurazioni di Xochipilli dal Codice Magliabecchi: (sx) 35r; (dx) 47r

Raffigurazioni di Xochipilli dal Codice Magliabecchi: (sx) 35r; (dx) 47r

Xochipilli è un dio solare, è considerato simbolo del sole nascente, del sole bambino, è il dio della luce, della vita, del gioco, della poesia e dell’arte (Fernández, 1959, pp. 35-6). Caso (1936, p. 26) lo considera il “patrono dei balli, dei giochi e dell’amore, ed è la rappresentazione dell’estate”. La sua controparte femminile, di fatto la sua sposa, è Xochiquétzal, “Fiore prezioso”, madre di Quetzalcóatl. Il fatto che la statua di Xochipilli sia ricoperta di raffigurazioni di probabili vegetali psicoattivi, evidenzierebbe il suo carattere di divinità degli stati estatici e visionari indotti da questo tipo di piante; un dato che lo pone al livello delle altre divinità degli stati estatici, quali Shiva e Dioniso. Tutte queste divinità hanno una maschera, vengono raffigurate in posizioni estatiche e sono i patroni delle piante e bevande inebrianti impiegate dalle rispettive culture umane.

Uno dei lati della base della statua

Uno dei lati della base della statua

La statua di Xochipilli è alta 79 cm, ed è appoggiata su una base cubica riccamente ornata, alta 43 cm e di 60 cm di lato. Statua e base sono due pezzi strutturalmente indipendenti. Di seguito la descrizione della statua data da Fernández nel 1959:

La base si compone di due corpi nel senso orizzontale. Il primo ha i lati rivolti verso l’interno, in forma di scarpata, cioè, come se fosse la base di una struttura piramidale, il cui vertice si trova virtualmente sulla testa dell’immagine. Questo corpo è decorato con una fascia risaltata, in ciascun lato del rettangolo, che lo limita nella parte superiore, dagli estremi laterali e dal basso, sono sospesi in direzione dall’uno all’altro lato, per “avvolgersi” in linee rettangolari, e questo forma un motivo che ricorda la greca, sebbene possa associarsi anche al simbolo calli, casa, e ancora forse con gli occhi di Tlaloc, dio della pioggia, sebbene queste associazioni non si giustifichino del tutto. Al centro, nell’interrompersi la fascia o banda, per formare le “volute” rettangolari, penzola un ornamento di profili zigzaganti.

Sopra questo primo corpo si siede il secondo, il cui profilo ha un senso inverso rispetto a quello anteriore, cioè, è più stretto nella sua parte bassa che in quella alta e così, anch’esso suggerisce la forma piramidale, ma invertita in maniera che il suo vertice si troverebbe ben profondo nella terra. Questo secondo corpo risalta rispetto ai due piani del primo ed è meno rigido nella sua geometria; al centro di ognuno delle sue quattro facce ostenta un grande fiore, nella cui parte bassa si trova, come libando in esso, una farfalla, di profilo, e la sua testa ha un occhio e il suo muso aperto e con zanne. Ha anche un piccolo braccio con artigli, e nell’insieme ricorda il mostro della terra, Tlaltecuhtli, anche Cipactonal o Cipactonalli. In uno dei due lati si vedono altre farfalle, simili alla precedente, che si trovano ai due lati del grande fiore centrale e sopra di esse corre una specie di cordone ondulato che forma onde pendenti e suggerisce un simbolo acquatico. Infine, l’estremo superiore è ornato con una fila di piccoli dischi risaltati con un punto nel loro centro, come quelli che rappresentano, in altri casi, simboli solari. In altri lati di questo corpo della base, al posto delle farfalle laterali vi sono quattro dischi o punti, anch’essi segni solari.

Così, su questa base di due corpi, ricca e simbolicamente decorata, si siede l’immagine, che ha le gambe incrociate in forma di aspa [a x]. E’ calzato con sandali, con cinghie annodate sul collo del sandalo e nelle caviglie ha una specie di “braccialetti”, forse di cuoio, dai quali pendono unghie di aquila o di tigre, o forse si tratta di zanne. Ha braccialetti nei pugni e altri nelle braccia all’altezza delle ascelle. Sulle cosce e gambe risaltano quattro tipi distinti di fiori e altri sono presenti sulle braccia e sui fianchi del corpo. Copre le sue parti pubiche con un maxtle, che cinge anche la sua vita e passa al centro della regione dei glutei. Sul petto ha un ampio colletto, forse di cuoio, dal quale pendono anche unghie di aquila o di tigre, o forse zanne, e di fronte si trovano due circoli concavi – che probabilmente erano dotati di incrostazioni, possibilmente d’ossidiana – e sopra di questi in risalto una specie di mezze lune. Un’altra piccola cavità al centro e al bordo del collo sembra avere avuta una qualche incrostazione.

La testa è un elemento importante, non solo per la sua attitudine, o per il suo gesto, bensì per tutti gli elementi simbolici che la compongono. In primo luogo è rivolta verso l’alto e sembra che in quella direzione diriga il suo sguardo. Sfortunatamente il naso è mutilato, ma ciò non gli sottrae espressività. Ha il viso coperto con una maschera ben sistemata ed è perfettamente visibile sotto la mascella inferiore e percepibile nelle cavità degli occhi, che a loro volta avevano incrostazioni di un qualche materiale prezioso, forse di turchese o di corallo. Dalla fronte pende all’indietro un’acconciatura, chissà se di cotone, borato di piume, che lascia visibili le orecchie, con i loro orecchini di dischi con punto al centro; copre interamente la parte posteriore della testa e la spalla, sino a poco più sopra della vita. Vista dalla parte posteriore, l’acconciatura ha un fiore sulla testa e da questo escono e pendono, in rilievo, tre corde che terminano con due piume, ciascuno formando una specie di fiocco. Sulla spalla, nella tela dell’acconciatura ai lati degli stracci e sulla testa, v’è un gruppo di quattro dischi con punti al centro e gruppi di quattro barre verticali, tutti con simboli solari (Fernández, 1959, pp. 32-4).

Parte posteriore della statua di Xochipilli (da Fernández, 1959, fig. 5)

Parte posteriore della statua di Xochipilli (da Fernández, 1959, fig. 5)

Nell’iconografia, Xochipilli è descritto anche come dipinto di rosso, che tiene in mano uno scudo e nell’altra un bastone che ha infilato un cuore (lo yolotopilli), ed è nell’atto di piangere (Glockner, 1997).

I vegetali raffigurati su tutto il corpo della statua di Xochipilli indicano specie ben precise, e non rappresentano piante qualunque e, secondo Wasson (1983, p. 92) “racchiudono la chiave del significato della statua”. Avvalendosi della consulenza di etnobotanici della stoffa di R.E. Schultes e di Timothy Plowman, Wasson (1973, 1983) ha proposto un sistema interpretativo di questi vegetali, in alcuni casi emendando le interpretazioni date da Fernández, e riconoscendovi fiori delle seguenti piante psicoattive: Turbina corymbosa (ololiuhqui), Nicotiana tabacum, Heimia salicifolia (sinicuichi), e Quararibea funebris. Nel piedistallo e sul corpo della statua sarebbero raffigurati funghi del genere Psilocybe.
Ciò che Fernández riconosce come fiore e che si presenta sulle diverse facce della base, per Wasson è la raffigurazione di profilo di un cappello di fungo, nella fattispecie del genere Psilocybe, essendo diversi di questi funghi, oltre che allucinogeni, dotati del margine involuto, un dettaglio che è presente in questo simbolo vegetale. Questo motivo fungino è presente anche sul corpo della divinità: su entrambe le ginocchia, sull’avambraccio destro, sulla cima del suo elaborato copricapo, e potrebbero rappresentare specie differenti del genere Psilocybe.

(sx) Il simbolo fungino ripetuto sulle diverse facce del piedistallo della statua di Xochipilli; (dx) altro simbolo fungino presente in cima al copricapo (da Wasson, 1973, fig. 1a e 2, p. 312)

(sx) Il simbolo fungino ripetuto sulle diverse facce del piedistallo della statua di Xochipilli; (dx) altro simbolo fungino presente in cima al copricapo (da Wasson, 1973, fig. 1a e 2, p. 312)

Fra i simboli raffigurati nella base della statua è presente quello della farfalla, la quale è all’interno della rosa di emblemi fungini – che dovrebbero essere sei di numero, se si potesse includere quello forse coperto dalla farfalla – e, secondo Wasson (1973, p. 314), la farfalla sarebbe nell’atto di cibarsi del fungo. Queste farfalle sono curiosamente dotate di due zanne all’altezza della loro bocca.

Riproduzione della farfalla che si trova dentro al rosone di simboli fungini, presenti sui quattro lati della base della statua di Xochipilli (da Wasson, 1973, fig. 3, p. 314)

Riproduzione della farfalla che si trova dentro al rosone di simboli fungini, presenti sui quattro lati della base della statua di Xochipilli (da Wasson, 1973, fig. 3, p. 314)

La farfalla ricopre un ruolo mitico presso gli Aztechi, i Mixtechi e altre popolazioni antiche e moderne messicane, ed è considerata l’anima del defunto che torna sotto questo aspetto a visitare i suoi luoghi nativi (ibid., p. 314). Dai Codici e altri testi antichi sappiamo che la farfalla era una rappresentazione degli eroi e delle persone importanti defunte, dei guerrieri caduti in guerra e degli uomini sacrificati sugli altari, e anche delle donne morte di parto (cihuateteo) (Beutelspacher, 1988, p. 16).

Fiori di Turbina corymbosa, i cui semi visionari sono noti come ololiuhqui e sono impiegati sin dai tempi antichi da diverse popolazioni messicane come agente diagnostico-curativo e divinatorio, parrebbero essere stati identificati fra quelli raffigurati sul corpo di Xochipilli (si veda I semi “parlanti” messicani). Si tratterrebbe del fiore presente sulla coscia destra vicino al ginocchio, visto aperto e dall’alto. Sulla gamba sinistra, sotto il ginocchio, e nuovamente appena sotto il ginocchio sulla coscia sinistra, sarebbero incisi dei fiori di Turbina nel loro stadio come bocciolo.

Probabile rappresentazione di fiore e bocciolo di Turbina corymbosa sulla statua di Xochipilli (da Wasson, 1973, figg. 4 e 5, p. 316)

Probabile rappresentazione di fiore e bocciolo di Turbina corymbosa sulla statua di Xochipilli (da Wasson, 1973, figg. 4 e 5, p. 316)

Su ciascuna spalla del corpo di Xochipilli è raffigurato un disegno che potrebbe raffigurare i viticci caratteristici delle convolvulacee, mediante i quali si attaccano queste piante rampicanti. Wasson ha proposto anche una differente interpretazione di quel grafema riprodotto nei braccialetti e pendagli della statua, inteso come artiglio o zanna d’animale, vedendolo piuttosto come bocciolo di fiore di Turbina nella fase precedente alla sua dischiusa, o nel modo in cui si rinchiude quando viene il crepuscolo. Ma a mio avviso, la semplicità del grafema non permette di identificarlo con sicurezza, potendo corrispondere a diversi altri oggetti di natura animale, vegetale o minerale. E’ pur vero che non sono note caratteristiche di “signore degli animali” per Xochipilli, ma a volte questa divinità e associata a qualche animale, ad esempio la tartaruga e la scimmia (ozomatli). In una statua proveniente dalla Huasteca, Xochipilli (o Macuilxóchitl) è raffigurato in forma di tartaruga (Beutelspacher, 1988, p. 31).

(sx) Possibile viticcio di Turbina raffigurato sulla spalla della statua di Xochipilli; (dx) particolare del pettorale con evidenziati gli oggetti appuntiti, interpretati come artigli o zanne, o anche come boccioli vegetali (da Wasson, 1973, fig. 7 e 6, p. 319 e 318)

(sx) Possibile viticcio di Turbina raffigurato sulla spalla della statua di Xochipilli; (dx) particolare del pettorale con evidenziati gli oggetti appuntiti, interpretati come artigli o zanne, o anche come boccioli vegetali (da Wasson, 1973, fig. 7 e 6, p. 319 e 318)

Sulla statua di Xochipilli parrebbero essere raffigurati altri tre fiori di piante inebrianti: il fiore che sta sulla gamba destra sotto al ginocchio sarebbe di Heimia salicifolia; nel fianco destro vi sarebbe raffigurato il fiore della Nicotiana tabacum, aperto e visto dall’alto; sul lato sinistro del torso, sopra al cinturone, v’è un grosso fiore, che Wasson (1973, p. 324) propose inizialmente di identificare con quello della Calea zacatechichi, ma che più tardi (1983, pp. 101-4) ha proposto essere di Quararibea funebris.

Fiori identificati da Wasson (1983) come (da sinistra): Heimia salicifolia,Nicotiana tabacum, e  Quararibea funebris

Fiori identificati da Wasson (1983) come (da sinistra): Heimia salicifolia,Nicotiana tabacum, e Quararibea funebris

Wasson (1983, p. 105) si accorse della mancanza della datura e dell’agave (dal quale si ricava il pulque) fra i fiori di Xochipilli, e cercò una risposta nella considerazione che “questa scultura manifesta i costumi dei principi e dei nobili fra i nahua, e la datura non si trovava fra gli enteogeni dell’aristocrazia”. Se è per questo, manca all’appello anche il peyote, e potrebbe comunque trattarsi di una spiegazione – quella di Wasson – insufficiente o fuorviante. Che i vegetali presenti sulla statua di Xochipilli intendessero rappresentare dei vegetali inebrianti, questo è assai probabile. E il pur attento sforzo interpretativo proposto da Wasson, con la consulenza di R.E. Schultes, nel già lontano 1973, richiederebbe una più moderna revisione.

Si vedano anche:

Gli inebrianti maya e aztechi

I funghi nei Codici precolombiani

Le pietre-fungo maya

 

ri_bib

AGUILERA CARMEN, 2004, Xochipilli dio solar, Estudios de Cultura Nahuatl, vol. 35, pp. 69-74.

BEUTELSPACHER R. CARLOS, 1988, Las mariposas entre los antiguos Mexicanos, Fondo de Cultura Económica, México D.F.

CASO ALFONSO, 1936, La religión de los Aztecas, Enciclopedia Ilustrada Mexicana, México D.F.

FERNÁNDEZ JUSTINO, 1959, Una aproximación a Xochipilli, Estudios de Cultura Nahuatl, vol. 1, pp. 30-46.

GLOCKNER JULIO, 1997, El Señor de las Flores, Elementos, vol. 27-8, pp. 69-71.

WASSON R. GORDON, 1973, The role of “flowers” in Nahuatl culture: A suggested interpretation, Harvard Botanical Museum Leaflets, vol. 23(8), pp. 305-324.

WASSON R. GORDON, 1983, El hongo maravilloso teonanácatl. Micolatría en Mesoámerica, Fondo de Cultura Económica, México D.F.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search