La ninfea fra gli antichi Maya

The water lily among the ancient Mayas

Fra le fonti inebrianti degli antichi Maya si annovera una specie di ninfea, Nymphaea ampla (Salisb.) DC. La sua raffigurazione iconografica è presente in maniera quasi assillante nell’arte maya, nei vasi, nella statuaria, nei murali, così come nei Codici.

Come tutte le ninfee, è una pianta acquatica, e le sue caratteristiche botaniche, riconoscibili nell’iconografia, sono le foglie cuoriformi, i margini dentati delle foglie, un prominente reticolo di vene nella parte inferiore delle foglie, e la presenza di quattro grandi sepali che circondano il fiore. Questi quattro sepali sono disposti in maniera tale che, da qualunque lato si osservi il fiore, se ne vedono sempre tre, come è il caso della ninfea azzurra del Nilo (si veda La ninfea azzurra degli antichi Egiziani). E in effetti, nell’iconografia maya sono sempre marcatamente riportati tre sepali avvolgenti il fiore. Più specificatamente, nell’iconografia sono riconosciuti due schemi di raffigurazione del fiore, uno simmetrico e l’altro asimmetrico, frequentemente dotati entrambi di una barra orizzontale allungata disegnata alla base del fiore, spesso decorata con tre piccoli circoli (Rands, 1953).

Alcune raffigurazioni di fiori di ninfea nell'arte may

Alcune raffigurazioni di fiori di ninfea nell’arte may

Nel 1974 John Bowles suggerì che diverse raffigurazioni di ciò che veniva interpretato come ninfea riguardassero in realtà la pianta Dorstenia contrajerva L., della famiglia delle Moraceae, una pianta medicinale del Messico meridionale. Secondo Emboden (1981), in alcuni casi apparirebbe una forma di “ibridizzazione” iconografica fra le due piante. Tale ipotesi non è tuttavia stata considerata negli studi recenti (McDonald & Stross, 2012, De La Garza, 2012).

La parte centrale del fiore di Ninphaea ampla è gialla, ed è probabile che nella cultura maya rappresentasse il sole; per tale motivo il glifo maya di tale astro (k’in, T544) potrebbe plausibilmente avere le sue origini da questa ninfea (McDonald & Stross, 2012, p. 91). La ninfea parrebbe avere a che fare con le origini, in quanto raffigura il primo giorno del calendario maya, Imix. In effetti, uno dei moderni termini yucatechi della ninfea è lab, “vecchio”, e potrebbe riferirsi alla pianta come principio creativo primordiale, dato la sua associazione proprio con il glifo imix (McDonald & Stross, 2012, p. 81). E’ il caso di osservare che lab significa “visione” nella lingua tzeltal coloniale, e indica anche l’animale in cui si trasforma lo sciamano; inoltre, uno dei suoi significati in lingua cakchiquel è quello di “pronostico”, che si può manifestare attraverso il sogno (De La Garza, 2012, p. 177). Tzetal e cakchiquel sono idiomi che fanno parte della famiglia linguistica maya.

Glifi maya che rappresentano la ninfea (sx) e il primo giorno del calendario, imix (dx) (da McDonald & Stross, 2012, fig. 3a,b, p. 80)

Glifi maya che rappresentano la ninfea (sx) e il primo giorno del calendario, imix (dx) (da McDonald & Stross, 2012, fig. 3a,b, p. 80)

Nello Yucatan, oltre al nome lab, la ninfea viene denominata anche lòol ha’ (“fiore grande acquatico”), sak-chab, nukum naab, (“ninfea grande”) e nikte’ ha’ (“fiore acquatico”). Un ulteriore termine yucateco è xichin Chahk (“orecchio di Chahk”). Il principale termine maya antico era quello di sak naab (Martinez, 1979, McDonald & Stross, 2012, p. 81).

Per quanto riguarda le associazioni iconografiche, peculiare è la frequente raffigurazione di un pesce che parrebbe abbeverarsi dal calice della ninfea, o nutrirsi di questo fiore.

Il motivo del pesce in associazione con il fiore di ninfea nell'iconografia maya (da Spinden, 1913, p. 19, fig. 3)

Il motivo del pesce in associazione con il fiore di ninfea nell’iconografia maya (da Spinden, 1913, p. 19, fig. 3)

La ninfea è in frequente, quasi obbligata, associazione con un giaguaro, chiamato dagli studiosi “Giaguaro-Ninfea”, inteso per lo più come un’entità del pantheon maya, spesso raffigurato nei vasi per bere liquidi cerimoniali e nelle scene di libazione rituale. Questa divinità dimora nello Xibalbá, l’infra-mondo sotterraneo dell’antica cosmogonia maya (McDonald & Stross, 2012, p. 101). Ma tale figura è interpretabile anche come animale alter ego in cui lo sciamano si trasforma nel corso delle sue trance (De La Garza, 2012, p. 152).

(sx) Giaguaro con in testa un fiore di ninfea (Codice di Dresda, 8(8)); (dx) Giaguaro-Ninfea da una ceramica di data e provenienza ignota (McDonald & Stross, 2012, fig. 4a, p. 82. Il colore verde è stato da me inserito per rendere più evidente le ninfee)

(sx) Giaguaro con in testa un fiore di ninfea (Codice di Dresda, 8(8)); (dx) Giaguaro-Ninfea da una ceramica di data e provenienza ignota (McDonald & Stross, 2012, fig. 4a, p. 82. Il colore verde è stato da me inserito per rendere più evidente le ninfee)

Diverse scene di trasformazione sciamanica in animale sono associate alla ninfea, e non solo in riferimento al giaguaro. E’ il caso del vaso K9062 in cui sono rappresentati due personaggi con la testa trasformata in quella di una volpe, e davanti a ciascuno è disegnato un contenitore con un clistere per assumere per via rettale liquidi inebrianti (si veda Clisteri psicoattivi precolombiani). Nella pettinatura di entrambi i personaggi è raffigurato un grande fiore di ninfea; un dato che ha fotto ipotizzare che il principale ingrediente psicoattivo del clistere fosse proprio questo fiore (De La Garza, 2012, p. 197).

Vaso maya K9062, con raffigurazione di sciamani che si trasformano in volpi (da De La Garza, 2012, fig. 40, p. 197)

Vaso maya K9062, con raffigurazione di sciamani che si trasformano in volpi (da De La Garza, 2012, fig. 40, p. 197)

Las ninfea si trova in associazione anche con un mostro ofidico che ha valenze celesti ed è simbolo di trascendenza. Gli studiosi riconoscono nell’iconografia un essere che definiscono come “Mostro-Ninfea”, rappresentato da un teschio acquatico del mondo sotterraneo, dalle cui orecchie, a volte dagli occhi, fuoriescono fiori, boccioli e più raramente frutti di ninfea. E’ spesso associato a un pesce con la bocca spalancata, irta di denti in direzione dei fiori di ninfea; nella pinna del pesce è di frequente raffigurato un fiore di ninfea. Un altro tema iconografico riguarda il “Serpente-Ninfea”, e il Mostro-Ninfea potrebbe verosimilmente rappresentarne la testa decapitata. Anche nel Serpente-Ninfea un suo orecchio è raffigurato come fiore di ninfea. Questo serpente sarebbe simbolo del passaggio dal mondo naturale a quello sotterraneo, acquatico. E’ il caso di osservare che i lunghi peduncoli e i rizomi della Ninphaea ampla hanno un evidente aspetto serpentiforme. “Il serpente può essere facilmente interpretato come un peduncolo di ninfea, in quanto entrambe le forme sono adatte a contorcere il loro passaggio da un mondo subacqueo verso il cielo, quindi identificando la medesima pianta come un condotto per eccellenza fra il mondo sovrannaturale (Xibalbá) e il mondo naturale dei Maya” (McDonald & Stross, 2012, pp. 83-8 e 89).

Raffigurazione del Mostro-Ninfea (sopra) e del Serpente-Ninfea (sotto) da vasi maya (da McDonald & Stross,l 2012, fig. 5a, p. 85 e fig. 6b, p. 86)

Raffigurazione del Mostro-Ninfea (sopra) e del Serpente-Ninfea (sotto) da vasi maya (da McDonald & Stross, 2012, fig. 5a, p. 85 e fig. 6b, p. 86)

Una divinità maya in stretta associazione con la ninfea è Chahk, dio della pioggia, identificato come il “dio B” dei Codici e caratterizzato da un lungo naso pendente con la punta rivolta all’insù. Nel Codice di Dresda questo dio è raffigurato ben 134 volte, in associazione ripetuta con uno specchio e con fiori di ninfea (Rands, 1953; Emboden, 1983). Non è un caso che uno dei moderni nomi yucatechi della ninfea sia xikin Chahk, “orecchio di Chahk”. Nelle raffigurazioni della ninfea, in alcuni casi è raffigurato il glifo dello specchio (nin) nel sepalo centrale (McDonald & Stross, 2012, p. 93).

Raffigurazione del dio Chahk che tiene in mano una pianta di ninfea (da McDonald & Stross, 2012, fig. 8g, p. 91. Il colore verde è stato da me inserito per evidenziare la ninfea)

Raffigurazione del dio Chahk che tiene in mano una pianta di ninfea (da McDonald & Stross, 2012, fig. 8g, p. 91. Il colore verde è stato da me inserito per evidenziare la ninfea)

Nell’iconografia maya si trovano raffigurate delle gocce di un liquido, associate al Mostro-Serpente, al Serpente-Ninfea e ad altre rappresentazioni. Queste gocce sono spesso identificate come il nettare sacramentale noto come itz, un fluido proveniente dal mondo sotterraneo e dai regni paradisiaci usato durante le pratiche sciamaniche. Un termine maya per designare lo sciamano è quello di itzam, che significa “uno che ha o usa l’itz”. Nella lingua maya moderna il termine itz significa latte, sudore, lacrime e altri essudati del corpo umano, ma più frequentemente si riferisce a un essudato vegetale (Samorini, 2016). McDonald & Stross (2012, p. 99) ipotizzano che originalmente indicasse il copioso nettare dei fiori di ninfea che viene prodotto durante i primi giorni dell’apertura del fiore (antesi). In diverse raffigurazioni queste gocce appaiono fuoriuscire dal fiore di ninfea.

Raffigurazione del “dio C”. Notare il fluido itz che fuoriesce dal fiore di ninfea (da McDonald & Stross, 2012, fig. 7d, p. 90. Il colore verde è stato inserito da me per evidenziare la ninfea)

Raffigurazione del “dio C”. Notare il fluido itz che fuoriesce dal fiore di ninfea (da McDonald & Stross, 2012, fig. 7d, p. 90. Il colore verde è stato inserito da me per evidenziare la ninfea)

La ninfea diventò anche simbolo di potere ed è per questo di frequente raffigurata sull’acconciatura dei principi e dei governanti.

Recentemente anche l’identificazione dell’Albero Cosmico maya è stata rivista. Generalmente identificato con il l’albero del kakop (Ceiba pentandra) o con il mais (Zea mais), McDonald (2016) ritiene che si tratti invece della Nymphaea ampla.

Il primo studioso che ipotizzò l’impiego come inebriante della Nymphaea ampla fra gli antichi Maya fu José-Luis Díaz (1975, 1976). Egli basò la sua ipotesi su indagini biochimiche che evidenziavano la presenza di alcaloidi aporfinici in questa ninfea, dagli effetti narcotico-sedativi (si veda Etnobotanica delle ninfee psicoattive), e dall’osservazione nello stato del Chapas dell’impiego moderno delle radici di questa ninfea come inebriante nel corso di una cerimonia (Messico).

Le proprietà inebrianti della Nymphaea ampla parrebbero essere state note anche fra gli antichi Mexica (Aztechi). Díaz (1977) ha identificato il quetzalaxochiatl dei poeti nahua con la N. ampla. Alcuni di questi poemi riferiscono di fiori acquatici inebrianti che erano assunti dai medesimi poeti:

Si è già ubriacato con il fiore
dell’acqua preziosa [quetzalaxochiatl]:
lo ha impregnato totalmente (Garibay, 1968, III, p. 33).

o ancora:

Egli ha già bevuto il prezioso liquore
dei fiori acquatici [quetzal axochiotli] (Garibay, 1968, III, p. 34).

 

Si vedano anche:

 

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BOWLES H. JOHN, 1974, Notes on a Floral Form Represented in Maya Art and its Iconographic Implications, in: M.G. Robertson (Ed.), Primera Mesa Redonda de Palenque, Dicembre 1973, The Robert Louis Stevenson School, Pebbe Beach, CA, pp. 121-127.

DE LA GARZA MERCEDES, 2012, Sueño y éxtasis. Visión chamánica de los Nahuas y los Mayas, Fondo de Cultura Economica-UNAM, México D.F.

DÍAZ JOSÉ LUIS, 1975, Ninfaceas: una lilia acuatica alucinógena entre los Mayas?, in: J.-L. Díaz (cur.), Etnofarmacología de plantas alucinógenas Latinoamericanas, Estudios en Farmacodependencia, México D.F., pp. 174-181.

DÍAZ JOSÉ LUIS, 1976, Etnofarmacología de algunos psicotrópicos vegetales de México, Cuadernos Científicos CEMEF, vol. 4, pp. 135-201.

DÍAZ JOSÉ LUIS, 1977, Ethnopharmacology of sacred psychoactive plants used by the Indians of Mexico, Annual Review of Pharmacology and Toxicology, vol. 17, pp. 647-675.

EMBODEN A. WILLIAM, 1981, Transcultural use of narcotic water lilies in ancient Egyptian and Maya drug ritual, Journal of Ethnopharmacology, vol. 3, pp. 39-83.

EMBODEN A. WILLIAM, 1983, The ethnobotany of the Dresden Codex with special reference to the narcotic Nymphaea ampla, Botanical Museum Leaflets, Harvard University, vol. 29(2), pp. 87-132.

GARIBAY ÁNGEL MARÍA, 1968, Poesía náhuatl, vol. III, UNAM, México D.F.

MARTINEZ MAXIMO, 1979, Catálogo de nombres vulgares y científicos de plantas mexicanas, Fondo de Cultura Económica, México D.F.

MCDONALD J. ANDREW & BRIAN STROSS, 2012, Water Lily and Cosmic Serpent: equivalent conduits of the Maya spirit realm, Journal of Ethnobiology, vol. 32(1), pp. 74-107.

MCDONALD J. ANDREW, 2016, Deciphering the symbols and symbolic meaning of the Maya World Tree, Ancient Mesoamerica, vol. 27, pp. 333-359.

RANDS L. Robert, 1953, The water lily in Maya art: a complex of alleged Asiatic origin, Bureau American Ethnology Bulletin, vol. 151, pp. 75-153.

SAMORINI GIORGIO, 2016, Ninfee inebrianti, Erboristeria Domani, N. 395, pp. 60-70.

SPINDEN J. HERBERT, 1913, A Study of Maya art. Its subject matter and historical development, The Museum Publs., Cambridge.

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