Archeologia delle convolvulacee psicoattive

Archaeology of psychoactive convolvulaceous plants

 

L’evidenza diretta

 

I reperti archeologici inerenti le specie psicoattive di Convolvulaceae – principalmente Ipomoea, Turbina – sono alquanto rari. Inoltre, in diversi casi di ritrovamento di semi di Ipomoea, i rapporti archeologici non distinguono la specie corrispondente, bensì si limitano al genere; una carenza che non permette di riconoscere la presenza delle specie psicoattive, dato che solo un gruppo di Ipomoea produce semi psicoattivi (per via della presenza di alcaloidi ergolinici; si veda I semi “parlanti” messicani).

Per quanto riguarda il Mesoamerica, sono stati ritrovati semi di “morning glory”, senza specificare la specie, nel sito post-Classico maya di Cihuatán, in El Salvador (Kelley, 1988, pp. 150-1).

 

Abbiamo qualche dato in più per il Nord America. 35 semi carbonizzati di una specie di Ipomoea non meglio identificata sono venuti alla luce nel sito di Olszewski, nel medio Missisipi (USA), appartenente all’orizzonte culturale definito come Fase Lohmann, datata al 1000-1050 d.C. Questi semi erano germinati, un dato che ha fatto sospettare che fossero stati immagazzinati per un certo periodo di tempo. Dunavan (1990) ha ipotizzato che questi semi venissero impiegati per scopi medici o cerimoniali.

 

Semi di Ipomoea sp. (indicati come semi di “morning glory”) sono stati ritrovati in due pozzi del sito Spoonbill, localizzato lungo un tributario del Caney Creek, nella Contea di Wood, nel nord-est del Texas e appartenente al periodo Caddo Antico (800-1300 d.C.). Questo piccolo sito riguarda un’occupazione antropica relativa a un esiguo numero di famiglie. I due pozzi in cui sono stati ritrovati resti vegetali carbonizzati – fra cui i semi di Ipomoea – avevano profondità di circa 40 cm ed evidenziavano tracce di bruciato. In un pozzo sono stati contati 55 semi e nel secondo 2 semi di Ipomoea. Crane (1982, p. 86) – l’archeologo che ha studiato i resti vegetali del sito – ha osservato come la presenza di questi semi in quel contesto suggerisca che venissero preparati per un qualche proposito, e ha riconosciuto la possibilità che questi semi potessero essere psicoattivi.

Confronto fra i fiori di Turbina corymbosa (sx) e Ipomoea violacea (dx)

Confronto fra i fiori di Turbina corymbosa (sx) e Ipomoea violacea (dx)

 

L’evidenza iconografica

Nonostante il significativo ruolo delle convolvulacee psicoattive come agenti visionari presso le antiche popolazioni messicane – come si può evincere dall’accanita attività inquisitoriale vola all’eradicazione del loro impiego (si veda L’ololiuhqui nei documenti storici) – le loro raffigurazioni nell’iconografia dei reperti archeologici resta esigua. Questa povertà iconografica potrebbe tuttavia essere dovuta alla carenza di studi specifici o delle inadeguate cognizioni botaniche da parte degli archeologi.

Ricostruzione del murale di Tepantitla detto della “Dea Madre”, Teotihuacan, Messico.

Ricostruzione del murale di Tepantitla detto della “Dea Madre”, Teotihuacan, Messico.

Il primo studioso che propose un’identificazione iconografica dell’ololiuhqui è stato Peter Furst (1970, 1974). Egli ritenne di aver individuato una ricca rappresentazione artistica della pianta dell’ololiuhqui in un affresco di Tepantitla, uno dei sobborghi del vasto sito cerimoniale di Teotihuacan, la capitale dell’impero azteca. Nel murale di Tepantitla denominato Tlalocan, o Paradiso di Tlaloc, appare una divinità vista frontalmente, con ai lati due figure antropomorfe, e dietro si erge un grande vegetale arboriforme, occupante una buona parte della scena. Questo murale è datato al VII o VIII secolo d.C.

 

La divinità è molto probabilmente femminile, nonostante le prime interpretazioni la dessero per maschile (cfr. Paulinyi, 2007, p. 247). Per Furst, 1974, p. 193, “La dea di Tepantitla può essere identificata con una o più delle sue controparti Pueblo-Mixteco-Azteco, e anche con la dea huichol della terra e della fertilità, specialmente le Madri (o Tutto-Madre) dell’Acqua”. Le due figure umane che stanno ai lati della divinità centrale sono state interpretate come attendenti al culto, appartenenti al prelato, probabilmente femminile. Dalle mani della dea fuoriescono delle gocce d’acqua. La sua acconciatura ricorda quella di un uccello da cui fuoriescono numerose piume, che giungono a coprire i suoi occhi. Nella parte inferiore appare una massa d’acqua con onde ondulate, dalla quale sorge una piattaforma-montagna. Recentemente è stato rimesso in discussione il genere della divinità di Tepantitla, suggerendo che sia né maschile, né femminile, bensì un genere misto, seguendo in tal modo una tradizione consolidata presso le culture mesoamericane (Mandell, 2015).

L’”albero” che è dipinto dietro alla divinità centrale potrebbe essere inteso come crescente dalla divinità stessa, e “in effetti sotto alla fronda dell’albero non v’è tronco che lo sostenga: la dea ricopre il ruolo del tronco” Pauliny, 2007, p. 258). I rami, disegnati a doppia linea, dando l’impressione di trasparenza, sembrano tubi cavi, ricolmi di un liquido e contenenti ragni, farfalle, depositi di uova e rosette quadrifogliate. Attorno ai rami della pianta sono riprodotti fiori, conchiglie e pesci.

 

L’albero centrale è stato interpretato da diversi autori come un albero cosmico, e secondo Pasztory (1976, pp. 145-156) sarebbe localizzato nel luogo mitico del Tamoanchan della tradizione nahua. Nella corolla dei fiori si possono osservare serie di tre occhi, che sono ripetute anche sui festoni simili all’acqua, dai dischi quadrifogliari di fronte a ciascun bocciolo. Per Furst (1974, p. 201), i semi all’interno dei ruscelli e sotto il simbolo della bocca cavernosa presente alla base della divinità centrale, sono identificabili come Rhynchosia pyramidalis.

 

Furst (1974, p. 200) evidenzia le seguenti analogie iconografiche fra la pianta di Tepantitla e quella di Turbina corymbosa: 1) è una pianta attorcigliata con rami fioriferi contorcenti; 2) la forma a imbuto dei suoi fiori, con i petali tipicamente clamidacei (uniti), piuttosto che separati o sovrapposti, e affinità del rapporto fra calice e corolla; 3) baccelli con i semi o germogli non aperti molto simili a quelli visibili in natura (il fiore dell’ololiuhqui ha proprietà eliotropiche, o fototropiche, tali per cui apre la sua corolla con i primi raggi di sole, e la richiude con il sopraggiungere del crepuscolo); 4) la preferenza ai luoghi umidi.

Particolare della ricostruzione dell'albero cosmico dell'affresco di Tepantitla

Particolare della ricostruzione dell’albero cosmico dell’affresco di Tepantitla

Pasztory (1971, pp. 147-9) ritiene l’interpretazione come Turbina troppo specifica, ma concorda con Furst sul valore di axis mundi dell’albero di Tepantitla. Sempre Pastzory (1976, p. 178), considera la scena pertinente al mitico Tamoanchan, “la terra dell’abbondanza giacente verso occidente”, governato da una divinità femminile della terra. Ma l’albero in questione sarebbe da considerare come appartenente a uno schema generale usato per gli alberi e rampicanti, senza specifici riferimenti alla Turbina.

 

Paulinyi (2006, p. 6) ha criticato l’interpretazione di Furst come Turbina corymbosa, facendo notare che l’autore, nel proporre questa identificazione, non l’ha accompagnata con un adeguato corredo iconografico circa la pianta proposta, per cui la sua affermazione non può essere supportata. Ma questa considerazione parrebbe essere troppo recisa, e di fatto, non discutendo in maniera metodologicamente critica i motivi che hanno portato Furst a questa identificazione, è una critica priva di fondamento.

Nell’identificazione della figura centrale dell’affresco di Tepantitla, Mercedes de la Garza (2012, p. 73) propende per una personificazione della Datura ceratocaula, chiamata nexéhuac o Atlynan, “Madre dell’acqua” o “Nostra signora delle acque”; e per la sua pettinatura di quetzal in vista frontale, potrebbe trattarsi della personificazione del quetzalaxochiatl, cioè la Nymphaea ampla (ninfea bianca).

Secondo Luna (2001, p. 381), anche Miller (1973) avrebbe riconosciuto fiori di dondiego del día, cioè di Turbina corymbosa, fra gli affreschi dai altre parti del grande complesso cerimoniale di Teotihuacan.

(dx) Fiori dai murales di (sx) Tepantitla, Teotihuacan, come riportato da Furst (1974, rip. in Luna, 2001, fig. 7, p. 374), e altri nella zona 3 di Teotihuacan (Miller, 1973, rip. in Luna, 2001, fig. 8, p. 374), entrambi identificati come rami fioriferi di Turbina corymbosa

(dx) Fiori dai murales di (sx) Tepantitla, Teotihuacan, come riportato da Furst (1974, rip. in Luna, 2001, fig. 7, p. 374), e altri nella zona 3 di Teotihuacan (Miller, 1973, rip. in Luna, 2001, fig. 8, p. 374), entrambi identificati come rami fioriferi di Turbina corymbosa

Raffigurazioni di fiori e boccioli di Turbina sarebbero state individuate sulla statua di Xochipilli, il “Principe dei Fiori” azteco, ritrovata alla base del vulcano Popocatepetl. Tutta la statua è ricoperta di motivi vegetali, che Wasson (1973) ha identificato come fiori di piante psicoattive, fra cui Turbina corymbosa, Heimia salicifolia, Nicotiana tabacum, Quararibea funebris e Psilocybe (si veda Xochipilli, il “Principe dei Fiori”).

Possibili rappresentazioni di fiori di Turbina corymbosa in altri affreschi di Teotihuacan (sx) Murale 1; (dx) Murale 3 (da Miller, 1973, fig. 85, p. 68 e fig. 158, p. 95)

Possibili rappresentazioni di fiori di Turbina corymbosa in altri affreschi di Teotihuacan (sx) Murale 1; (dx) Murale 3 (da Miller, 1973, fig. 85, p. 68 e fig. 158, p. 95)

E’ stata recentemente individuata una pittura vascolare maya dove appaiono dei vegetali e dei fiori riconducibili alla Turbina corymbosa. Si tratta della coppa K3150 della Maya Vase Data Base di Kerr, appartenente al periodo Classico della cultura Maya. V’è raffigurato un personaggio maschile, probabilmente umano, che tiene in mano un tappeto arrotolato, dal quale fuoriesce – da entrambi i lati – un serpente, riconosciuto come l’Och Chan, il “serpente evocatore di visioni”, associato agli stati di trance. Di fronte all’uomo in trance v’è raffigurato il dio “K” o Kawil, in un’area della pittura purtroppo molto deteriorata. Dietro al dio “K” sono presenti due rami rampicanti con dei fiori campaniformi.

 

A un’attenta osservazione, appaiono due tipi di fiori: quelli del ramo inferiore di tipo campaniforme frastagliato, mentre quelli del ramo superiore sono maggiormente regolari, di forma triangolare lineare, e questa evidente differenza stilistica potrebbe indicare una differenza di specie vegetali o le differenti mani di due distinti pittori (Quintanilla & Eastmond, 2012, p. 275).

 

Piuttosto che pensare a due differenti artisti che hanno dipinto parti diverse del medesimo vaso, è più probabile l’ipotesi che siano rappresentate due diverse specie vegetali, considerando che effettivamente erano conosciute dalle popolazioni messicane due specie psicoattive di Convolvulaceae, l’una la Turbina corymbosa – che possiede fiori campaniformi con orli frastagliati – e l’altra l’Ipomoea violacea, che ha fiori maggiormente conico-regolari e con bordi lineari.

Vaso maya del periodo Classico con raffigurazione di specie di convolvulaceae (in Quintanilla & Eastmond, 2012, fig. 2, p. 274)

Vaso maya del periodo Classico con raffigurazione di specie di convolvulaceae (in Quintanilla & Eastmond, 2012, fig. 2, p. 274)

 

Si vedano anche:

 

I semi “parlanti” messicani

 

L’uso moderno dell’ololiuhqui (Turbina)

 

L’uso moderno del badoh negro (Ipomoea)

 

L’ololiuhqui nei documenti storici

 

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CRANE J. CATHY, 1982, Plant Utilization at Spoonbill, an Early Caddo Site in Northeast Texas, Midcontinental Journal of Archaeology, vol. 7, pp. 81-97.

DE LA GARZA MERCEDES, 2012, Sueño y éxtasis. Visión chamánica de los Nahuas y los Mayas, Fondo de Cultura Economica-UNAM, México D.F.

DUNAVAN L. SANDRA, 1990, Floral Remains, in: J.K. Douglas (Ed.), Selected Eraly Missisipian Household Sites in the American Bottom. Part 5. The Olszewski Site (11-S-465), University of Illinois Press, Urbaba, pp. 389-403.

FURST T. PETER, 1970, The Tsité (Erythrina sp.) of the Popol Vuh and other psychotropic plants in pre-Columbian art, Annual Meeting of the Society for American Archaeology, April 29-May 2, Mexico.

FURST T. PETER, 1974, Morning glory and mother goddess at Tepantitla, Teotihuacan: iconography and analogy in pre-Columbian art, in: N. Hammond (Ed.), Mesoamerican Archaeology. New Approaches, University of Texas, Austin, pp. 187-215.

KELLEY H. JANE, 1988, Cihuatán, El Salvador: A study in intrasite variability, Vendebilt University, Nashville.

LUNA S. ALBINO, 2001, La flora representada en la iconografía pictórica, in: Fuent B. (cur.), La pintura mural prehispánica en México. I. Teotihuacan, Tomo II, UNAM, México D.F., pp. 369-389.

MANDELL C. ELISA, 2015, A new analysis of the gender attribution of the “Great Goddess” of Teotihuacan, Ancient Mesoamerica, vol. 26, pp. 29-49.

PASZTORY ESTHER, 1971, The mural paintings of Tepantitla, Teotihuacan, Ph.D. Dissertation, Dept. Art Hisory & Archaeology, Columbia University.

PASZTORY ESTHER, 1976, The Murals of Tepantitla, Teotihuacan, Garland Publ., New York.

PAULINYI ZOLTAN, 2006, The “Great Goddess” of Teotihuacan: Fiction or Reality, Ancient Mesoamerica, vol. 17, pp. 1-15.

PAULINYI ZOLTAN, 2007, La diosa de Tepantitla en Teotihuacan: una nueva interpretación, Culcuilco, vol. 14, pp. 243-272.

QUINTANILLA GARCÍA ALEJANDRA & AMARELLA EASTMOND SPENCER, 2012, Rituales de la x-táabentum (Turbina corymbosa) y de los mayas yucatecos, Cuilcuilco, vol. 19, pp. 257-281.

WASSON R. GORDON, 1973, The role of “flowers” in Nahuatl culture: A suggested interpretation, Harvard Botanical Museum Leaflets, vol. 23(8), pp. 305-324.

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