Il complesso psicotropo di San Pedro de Atacama, Cile

The psychotropic complex of San Pedro de Atacama, Chile

L’area archeologica di Atacama è situata nella Regione II del Cile settentrionale, nel bordo superiore della regione desertica nota come Salar de Atacama, ed è principalmente focalizzata nell’oasi di San Pedro de Atacama, a un’altitudine di 2450 m. E’ un territorio con l’aria estremamente secca, al punto che i cadaveri non si decompongono e vengono sottoposti a un naturale processo di mummificazione. Fra le centinaia di “mummie di Atacama” tornate alla luce con gli scavi archeologici, numerose sono dotate di un astuccio contenente il kit completo per inalare una polvere da fiuto allucinogena, quasi certamente i semi di cebil (Anadenanthera). A San Pedro de Atacama è stata registrata la maggiore concentrazione di tavolette da fiuto di tutto il Sud America (si veda Il complesso inalatorio andino).

Inumazione di un corpo mummificato con il corredo funebre, inclusa una piccola borsa contenente il kit per inalare polveri psicoattive. San Pedro de Atacama, Cile (da Torres, 1996)

Per quanto riguarda la cronologia della cultura di Atacama, le fasi che qui interessano e che sono associate a specifiche produzioni ceramicole, sono:

Fase II, ca 300 a.C.-100 d.C., San Pedro Rossa Levigata

Fase III, ca 100-400 d.C., San Pedro Nera Levigata

Fase IV, ca 400-700 d.C., San Pedro Nera Quasi Levigata

Fase V, ca 700-1000 d.C.

La maggior parte dei parafernali inalatori proviene dalle Fasi III e IV, cioè fra il 100 d.C. e il 700 d.C. Gli ultimi reperti inalatori sono datati al 1050 d.C. (Torres, 1998) e al 900-950 d.C. (Costa & Llagostera, 1994).

Gli archeologi che, fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, iniziarono a incontrare tavolette da fiuto fra le inumazioni, le interpretarono come recipienti per offerte, mentre i tubi inalatori furono interpretati come strumenti scarificatori; altri considerarono i tubi come cerbottane per frecce avvelenate e le tavolette come recipienti pre preparare la miscela di acqua e cenere da aggiungere alle foglie di coca.1 Fu l’archeologo tedesco Max Uhle (1898, 1913, 1915) a dare una prima corretta interpretazione a questi oggetti come parafernali per l’inalazione di polveri psicoattive. Un altro importante studioso della cultura di Atacama fu il gesuita Gustavo Le Paige, a cui è dedicato l’attuale museo di San Pedro di Atacama e che scavò circa 500 tombe durante gli anni 1955-1980.

Gli scavi archeologici degli antichi cimiteri di San Pedro de Atacama hanno evidenziato che circa il 20% delle sepolture erano dotate di parafernali per l’inalazione di polveri psicoattive, con una forte prevalenza di individui maschi adulti, e questo medesimo valore percentuale è stato attribuito direttamente alla popolazione locale nella fascia di tempo fra il 200 e il 1000 d.C. (Torres, 1998: 57). Le tombe sono occupate nel 50% dei casi da singoli corpi, mentre nel restante dei casi si tratta di inumazioni multiple contenenti da 2 fino a 12 corpi. Sebbene i parafernali inalatori siano basilarmente associati a inumazioni maschili, in alcuni casi sono associati a donne di età alquanto elevata (per quei tempi), 45-50 anni, e in alcuni rari casi sono associati a dei bambini; in un caso un bambino di due anni ritrovato nel cimitero di Solcor-3 (Llagostera et al., 1988; Orellana, 1962).

Il più comune kit inalatorio ritrovato a San Pedro de Atacama consiste di una borsa di lana contenente una tavoletta in legno, un tubo per fiutare generalmente in legno o in osso, un cucchiaio o spatola, a volte un piccolo mortaio con pestello e uno o più astucci di pelle atti a conservare le polveri da fiuto.

Due borse contenenti gli strumenti per l’inalazione di polveri psicoattive, ritrovate nella tomba 112 del sito Solcor-3, San Pedro de Atacama (da Llagostera et al., 1988, lam. 2, p. 67)

Le tavolette da fiuto sono l’elemento maggiormente caratteristico del kit inalatorio e alla data del 2006 il Museo “R.P. Gustavo Le Paige S.J.” di San Pedro de Atacama ne contava 465 esemplari (Berenguer, 2006: 84); considerando anche quelle registrate nelle altre collezioni museali si raggiunge il numero di 612 (Torres, 1998: 56).2 Le prime tavolette fanno parte della Fase Quitor della cultura atacameña, datata fra il 400 e il 700 d.C. e appartenente al periodo noto come Agropastoralismo Iniziale. Nella fase successiva, Fase Coyo – 700-950 d.C., Agropastoralismo Medio -, oltre a tavolette di fattezza locale, ne sono state ritrovate nello stile tiwanaku o replicanti lo stile tiwanaku, a testimonianza dell’influenza, e in certi casi del predominio, di questa cultura del bacino del lago Titicaca sulle altre culture andine.

Da diversi decenni le tavolette vengono sottoposte a classificazioni più o meno complesse in base a criteri morfologici, iconografici, stilistici, contestuali.3 Da un punto di vista morfologico Llagostera (1988) le suddivide in quattro tipologie: tavolette rettangolari, iperboliche, trapezoidali ed ellissoidali, mentre Torres (1986) le suddivide in tre categorie: semplici, senza appendici né estensioni pianiformi; con estensioni pianiformi e incisioni lineari e/o intagliati in rilievo; con appendici intagliate volumetricamente.

Le quattro principali tipologie morfologiche delle tavolette da fiuto: a) rettangolari; b) iperboliche; c) trapezoidali; d) ellissoidali (da Llagostera et al., 1988, a: lam. 6, p. 72; c: lam. 7, p. 73; b e d: lam. 5, p. 71)

Circa l’iconografia, si riconoscono alcuni motivi diffusi a livello pan-andino, che hanno subito interpretazioni stilistiche locali e tiwanakoidi, quali l’alter-ego, il decapitatore, personaggi di profilo recanti in mano degli scettri o altri oggetti (in alcuni casi forse parafernali da fiuto), personaggi frontali con la testa radiata, esseri antropo-zoomorfi e zoo-antropomorfi, alcuni tipi specifici di animali, quali felini, camelidi e uccelli. Nello stile tiwanaku i camelidi assumono aspetti e associazioni fitoformi.4

Il motivo del felino è uno dei più importanti elementi del corredo da fiuto ed è generalmente associato alle sostanze psicoattive. Fra i numerosi gruppi nativi del bacino amazzonico, ancora oggi è data grande importanza alle caratteristiche feline. Le polveri da fiuto vengono conservate nelle ossa del giaguaro e gli sciamani Guahibo delle pianure colombiane si dipingono il volto a imitazione della pelle del giaguaro, portano collane di denti di giaguaro e tengono il corredo da fiuto in astucci di pelle di giaguaro. Ancora oggi gli sciamani Kogi della Sierra Nevada di Santa Maria, in Colombia, indossano maschere dalla forma di testa di giaguaro e parlano delle sostanze allucinogene come dello “sperma del giaguaro”, mentre i Guahibo chiamano le polveri da fiuto l'”escremento del giaguaro”. Fra i diversi gruppi Tukano della ragione del Vaupés, il termine per “sciamano” e quello per “giaguaro” sono identici (Reichel-Dolmatoff, 1972: 62).

L’iconografia felina – quella locale, di San Pedro de Atacama, priva di influenze tiwanakoidi – è presente in tre tipologie di motivi: zoomorfi, trasformazione felina e alter-ego (Torres, 1987: 203). Il motivo dell’alter-ego è rappresentato da un giaguaro che sovrasta una figura umana e sarebbe una raffigurazione della trasformazione umana nell’animale durante l’esperienza di trance sciamanica. Tali raffigurazioni connotano la cultura religiosa di San Pedro de Atacama con tratti decisamente sciamanici e con le classiche modalità d’utilizzo della fonte visionaria come induttore del viaggio estatico o di trance per scopi di cura, di conoscenza o divinatori. Anche i camelidi – lama, alpaca, vicuna, ecc. – sono raffigurati con una certa costanza nell’iconografia delle tavolette e dei tubi inalatori e rappresentano un’altra categoria di animali sciamanici, che possiede tra l’altro valenze astronomiche.

Tubo inalatorio proveniente dalla collezione Campagner, in stile tiwanaku, con raffigurazione del “chachapuma” e di un felino (da Laurencich-Minelli, 2011, fig. 16, p. 57)

Il tubo inalatorio, lungo mediamente da 16 a 24 cm. e di 6-10 mm di diametro, è cavo al suo interno; reca di frequente intagliata nella parte distale – quella che viene messa a contatto con la polvere da fiuto – una testa zoomorfa, mentre nella parte mediana possono presentarsi decorazioni con figure umane o animali. Di frequente è presente il motivo del “chachapuma“, altrimenti noto come il “sacrificatore”, cioè una figura di guerriero che tiene nella mano destra un’ascia con la quale ha taglòiato la testa del nemico, che afferra nella mano sinistra. Nei tubi in stile tiwanaku la parte distale è quasi sempre intagliata a forma di testa di camelide. La parte che si inseriva nel naso (bocchello, boquilla) è generalmente intagliata in forma di tronco di cono, per facilitare la sua introduzione e adattamento alla narice.

La borsa contenente il kit inalatorio è di lana di camelide ed è di diversi colori, con una forma quasi quadrata o maggiormente rettangolare, dotata di una corda per essere appesa alla spalla.

Oltre al kit inalatorio, nelle inumazioni si trovano di frequente dei pestelli e dei mortai di piccole dimensioni, che molto probabilmente erano usati per la polverizzazione del materiale da inalare; l’impiego di pestelli e mortai è etnograficamente documentato fra le tribù amazzoniche che usano inalare polveri allucinogene. Questi strumenti sono stati ritrovati in gran numero nei contesti funerari non solo di San Pedro de Atacama, bensì di altri siti del deserto settentrionale cileno, quali Chiu Chiu, Caspana, Toconce, Calama (Berenguer, 1987: 34).

Tavolette da fiuto i legno ritrovati nelle inumazioni di San Pedro de Atacama. Sx e centro, da Llagostera, 2001, fig. 18, p. 114 e fig. 14, p. 111; dx: la forma più semplice (e più comune) di tavoletta (da Berenguer, 2001, fig. 8, p. 70)

E’ significativo il fatto che negli scavi di San Pedro siano spesso affiorati grosse conchiglie, utilizzate come contenitori, associate a una specie di lumaca presente nelle foreste di cebil della provincia argentina di Salta. Ciò corrobora l’ipotesi di un percorso trans-andino per l’importazione della fonte visionaria – il cebil – e di altri oggetti strumentali e/o simbolici, come è il caso di questa conchiglia (Torres & Repke, 2006: 49).

L’antica relazione inter-etnica fra San Pedro de Atacama e la Puna di Jujuy argentina è del resto dimostrata dalla presenza di artefatti argentini nelle inumazioni di Atacama. Nella fattispecie è stato ritrovata una serie di cinque ceramiche riconducibili allo stile Isla del nord-est argentino. Lo stile Isla appartiene al Periodo Medio di La Quebrada (700-1000 d.C.), ed è contemporaneo all’espansione Tiwanaku verso l’area andina meridionale (Tarragó, 1977).

Tavolette da fiuto di legno ritrovati nelle inumazioni di San Pedro de Atacama (da Llagostera, 2001, fig. 17, p. 113)

Recentemente, Horta Tricallotis (2014) ha sviluppato uno studio stilistico su 580 tavolette da fiuto ritrovate nell’area delle oasi del Salar de Atacama, riconoscendo e specificando i tre stili riconosciuti di queste tavolette: lo stile San Pedro (corrispondente al 13,6% degli esemplari), quello Tiawanaku (24,7%), e quello Circumpunegno (9,7%). Il restante 52,4% delle tavolette hanno uno stile non definito.

Tavoletta da fiuto in stile San Pedro dalla necropoli di Quitor 6, San Pedro de Atacama (da Horta Tricallotis, 2014, fig. 4c, p. 566).

Tavoletta da fiuto in stile San Pedro dalla necropoli di Quitor 6, San Pedro de Atacama (da Horta Tricallotis, 2014, fig. 4c, p. 566).

Studi cronologici mediante tecnica C-14 eseguiti su 8 tavolette rinvenute ad Atacama avrebbero evidenziato come gli stili “Tiwanaku” e “San Pedro” siano contemporanei, con datazione fra il 300 e il 1000 d.C., mentre quello “Circumpunegno” è più tardo (900-1400 d.C.) (Richardin et al., 2015). Questo dato parrebbe contraddire l’idea promossa da altri ricercatori (Llagostera et al., 1988) che la pratica di inalare fosse iniziata presso la popolazione di Atacama in maniera indipendente e precedentemente all’influenza tiwanaku.

A ulteriore conferma degli scambi inter-etnici e interculturali, a San Pedro de Atacama sono state ritrovate una sessantina di pipe di ceramica, associate alle prime fasi della cultura di San Pedro, di probabile provenienza o influenza nord-argentina; quest’ultima corrispondeva alla medesima area di rifornimento dei semi di cebil per gli antichi abitanti dell’oasi di Atacama. Si deve tener conto che, nella vasta area andina che va dal Cile settentrionale alla Bolivia meridionale all’Argentina settentrionale, vale la considerazione: “dove ci sono pipe, non necessariamente vi si fumò del tabacco” (Peréz Gollán & Gordillo, 1993: 315). E’ evidenza di ciò il ritrovamento di frammenti di semi di cebil internamente a una pipa di osso nel sito argentino di Inca Cueva (si veda Il complesso inalatorio andino) e, sull’onda di questo ritrovamento, è stato suggerito che anche le pipe di Atacama venissero utilizzate per fumare i semi di cebil in un periodo in cui sembra prevalere la tecnica aspiratoria rispetto a quella inalatoria (Torres & Repke, 2006: 47).

Pipe di ceramica con rappresentazioni di camelidi. San Pedro de Atacama (da Llagostera, 2001, fig. 21, p. 117).

Pipa angolare di ceramica ritrovata a Salta, Argentina (da Pérez Gollán & Gordillo, 1994, p. 122)

Non parrebbe essere casuale che la loro presenza non sia concomitante a quella delle tavolette; le pipe fanno la loro apparizione nella fase Toconao (300 a.C.-100 d.C.) e scompaiono gradualmente durante la fase III di Atacama (100-400 d.C.), mentre le tavolette diventano lo strumento comune solo dopo il 200 d.C. (Torres, 1998: 55-6; Llagostera, 2015, p. 502). Del resto, le pipe d’argilla di Atacama, di tipo quadrangolare e dotate di due piccoli piedi per fare stare in posizione appoggiata il grosso fornello, hanno strette affinità stilistiche con le pipe della cultura di San Francisco e di altre culture locali dell’Argentina nord-occidentale, ed è alquanto probabile che numerose fra le pipe ritrovate ad Atacama provenissero dall’Argentina occidentale.

Anche tutto un insieme di oggetti denominati cornetas o trompetas, provenienti dalle aree argentine della Puna e di Quebrada de Humahuaca, avrebbero potuto anch’essi svolgere la funzione di tubi inalatori. Questi medesimi oggetti sono stati ritrovati a San Pedro de Atacama, ma con decorazioni in stile tiwanaku incise o piro-incise su lunghe ossa feline (Pérez Gollán & Gordillo, 1993).5

Recenti analisi approfondite sui tipi di legno impiegati per la lavorazione delle tavolette da fiuto di San Pedro de Atacama hanno evidenziato come la maggior parte dei legni abbia origine esotiche, molto probabilmente le regioni della Bolivia e del Nord-Ovest dell’Argentina (Niemeyer, 2013). Le gemme e pietre incastonate nelle tavolette hanno invece evidenziato – mediante anche analisi di tomografia computerizzata – un’origine locale (Niemeyer et al., 2013).

Si vedano anche:

Il complesso inalatorio andino

Reperti inalatori della cultura Tiwanaku, Bolivia

Il curandero di Niño Korin (Bolivia)

Zooliti e antropoliti dell’Uruguay e del Brasile

Le droghe presso la cultura di San Agustín, Colombia

Polveri da fiuto fra i Taino delle Antille

Mitologia delle polveri da fiuto

Bibliografia sulle tavolette da fiuto archeologiche del sud America

Bibliografia sull’uso tradizionale moderno delle polveri da fiuto americane

 

Note

1- Per una rivista di queste prime interpretazioni, si veda Mostny, 1952: 9.

2- Gli scavi continuano a portare alla luce strumenti e kit inalatori. Si veda ad esempio i recenti ritrovamenti nel sito atacameño di El Salvador, datato al Tiwanaku Tardo (o Regionalizzato), 500-1000 d.C. (González & Westfall, 2008).

3 – Si vedano le classificazioni di Nuñez (1963), Torres (1986), Llagostera et al. (1988) e Montenegro (2004).

4 – I parafernali inalatori di stile e fattezza Tiwanaku rappresentano circa il 10% della strumentazione inalatoria fornita dagli scavi nell’oasi di Atacama (Torres & Repke, 2006: 38).

5 – Le trompetas o cornetas, così chiamate poiché originalmente interpretate come strumenti musicali, in realtà non abilitate alla produzione di suoni, sono costituite da diversi pezzi: tre elementi di osso perforati, un bocchino circolare e col bordo ribassato, un tubo intermedio circolare di lunghezza variabile e una campana di maggiori dimensioni rispetto a quelle degli altri pezzi. Il tutto è tenuto insieme da un mastice. In alcuni casi le cornetas sono decorate con incisioni geometriche. Frequentemente le ossa utilizzate per la costruzione delle cornetas sono umane (Peréz Gollán & Gordillo, 1993: 322).

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