Il curandero di Niño Korin (Bolivia)

The curandero of Niño Korin (Bolivia)

 

Nel giugno del 1970, nella località di Niño Korin, sui monti boliviani, a 3500 m. d’altitudine, fu trovata una sepoltura “multifamiliare” lunga circa 50 metri, disposta in un passaggio aperto nella roccia, dove le inumazioni erano state sepolte una accanto all’altra, separate fra di loro da pareti di pietre. Ogni nicchia conteneva un cadavere seduto in posizione rannicchiata. Si trattava di un’inumazione della cultura Tiahuanaco. Il sito di Niño Korin è localizzato nel Cantone Chullina, Provincia di Bautista Saavedra, Dipartimento di La Paz.

Una di queste inumazioni differiva notevolmente dalle altre per l’eccezionalità del suo corredo funebre, in cui rientravano diverse tavolette da fiuto, spatole, cucchiaini, cannule per l’inalazione, siringhe per clisteri, borse contenenti foglie di Ilex guayusa, resti di tabacco, una foglia di Anadenanthera, numerose ceste e diversi altri oggetti. Il cranio dell’individuo a cui era associato questo corredo era artificialmente deformato e trapanato (per lo studio del cranio di veda Hjortsjö, 1972).
Le datazioni al C14 del cranio e delle foglie di guayusa hanno fornito risultati un poco contraddittori (cfr. Hultin, 1972), ma con l’integrazione dei dati iconografici delle tavolette da fiuto, appartenenti al periodo Classico Tiahuanaco (fase III), si è concluso per una data attorno al 500 a.C. (Wassén, 1972, pp. 28-30).1

Per quanto riguarda l’uomo dotato dell’insolito corredo funebre, Wassén (1972) ritenne che riguardava un curandero che era stato sepolto con tutto l’armamentario della sua professione, e avrebbe potuto trattarsi di un tipo arcaico di callahuayla, una nota figura medica itinerante delle Ande. L’esistenza di questi medici itineranti del Peru meridionale e della Bolivia fu riportata già dai cronisti del XVI e XVII secolo. Ad esempio, l’inquisitore Francisco de Avila riportava nel suo trattato Dioses y hombres de Huarochirí, pubblicato probabilmente nel 1598, che “Alcuni uomini che si chiamavano Callahuaya erano i più ricercati dall’Inca e servivano unicamente questo. Questi uomini coprivano in pochi giorni distanze che gli altri ricoprivano in molti più giorni”. I Callahuaya percorrevano i villaggi andini portando con se un arsenale di medicine e di strumenti per le loro applicazioni mediche, fra cui clisteri, spatole, cucchiaini, ecc. Il termine callahuayla è composto dai termini q’ola, “medicina”, e wayu, “borsa o sacca”. Si è ipotizzato che usassero una lingua segreta, e che fosse la medesima lingua usata dagli Inca. Oblitas Poblete (1963: 469-481) riteneva che durante il periodo incaico fossero i medici esclusivi della corte reale.
Nel corredo funebre del curandero di Niño Korin erano presenti ben cinque tavolette da fiuto, in puro stile Tiahuanaco, di quelle classicamente impiegate per l’inalazioni delle polveri da fiuto allucinogene ricavate dai semi di Anadenanthera, chiamata con il generale termine di vilca o wilca.

Le cinque tavolette da fiuto per l'inalazione di polveri allucinogene, quasi certamente ricavate dai semi di Anadenanthera, ritrovate nel corredo funebre del curandero di Niño Korin. Altezza 10-18 cm. (da Wassén, 1972, figg. 5, 8, 9, 11 e 12, pp. 65, 67, 68, 70, 71)

Le cinque tavolette da fiuto per l’inalazione di polveri allucinogene, quasi certamente ricavate dai semi di Anadenanthera, ritrovate nel corredo funebre del curandero di Niño Korin. Altezza 10-18 cm. (da Wassén, 1972, figg. 5, 8, 9, 11 e 12, pp. 65, 67, 68, 70, 71)

Fu trovata anche una foglia di Anadenanthera in uno stato molto frammentario e irrecuperabile. Sebbene la fonte allucinogena riguardi i semi di questo albero, e non le foglie, disponiamo di un’interessante testimonianza del XVI secolo, per opera di Cristobál de Albornoz, parroco del vescovado di Cuzco, il quale, nel suo trattato Instrucción para descubrir todas las guacas del Pirú y sus camayos y haziendas del 1568, e descrivendo gli usi indigeni della vilca, riportò che i nativi si facevano seppellire con questa pianta. Nel medesimo paragrafo, Albornoz riferiva dell’impiego di piccoli mortai, chiamati vilcana e in cui venivano macinati i semi di vilca; mortai che erano oggetto di adorazione e venerazione, e che erano costruiti in legno o in pietra. Fra il corredo dell’uomo di Niño Korin è effettivamente presente anche un piccolo mortaio di legno, decorato con incisioni nella superficie esterna.

Piccolo mortaio di legno ritrovato fra il corredo funebre del curandero di Niño Korin. Altezza 5,5 cm. (da Wassén, 1972, fig. 29, p. 83)

Piccolo mortaio di legno ritrovato fra il corredo funebre del curandero di Niño Korin. Altezza 5,5 cm. (da Wassén, 1972, fig. 29, p. 83)

Alcuni tubi costruiti in bambù e dotati di un tappo erano stati utilizzati come contenitori. Anche una zucca di Lagenaria vulgaris, con l’apertura stretta e rivestita con pelle di animale, aveva lo scopo di contenere dei liquidi o delle polveri, come nel caso di tre piccole sacche di pelle d’animale. Una di queste sacche conteneva un materiale vegetale macerato che è risultato essere costituito di fibre, semi e capsule di tabacco, quasi certamente della specie Nicotiana rustica (Bondeson, 1972). In diversi contenitori erano presenti piccole quantità di polveri, che sono state analizzate per l’eventuale presenza di alcaloidi, ma con risultati negativi. Holmstedt & Lindgren (1972, p. 142) hanno ipotizzato che nella forma polverizzata gli eventuali alcaloidi si fossero col tempo degradati.

Contenitori: (sx) di bambu, con tappo; (dx) zucca di Lagenaria vulgaris (da Wassén, 1972, figg. 18 e 21, pp. 75 e 78)

Contenitori: (sx) di bambu, con tappo; (dx) zucca di Lagenaria vulgaris (da Wassén, 1972, figg. 18 e 21, pp. 75 e 78)

Le foglie di Ilex guayusa trovate a Niño Korin erano state legate ben strette insieme per formare dei mazzi piatti ovali. Uno di questi pacchetti era stato avvolto con una grande foglia di una specie di Duroia, forse D. saccifera (famiglia delle Rubiaceae). Altri tre pacchetti ne erano privi, ed erano legati con delle corde vegetali. Tutti i pacchetti di guayusa erano stati costruiti con molta cura e la disposizione delle foglie sembra suggerire un qualche significato magico. Di seguito la descrizione data da Robert Bye, il collaboratore di Schultes che ha studiato questo materiale vegetale:

Ogni mazzo consiste di cinque foglie. Ogni foglia è posta in maniera tale che la superficie superiore della foglia sia esposta, mentre la superficie inferiore rimane coperta. In questo modo, la superficie liscia, lucente, è facilmente visibile. La foglia mediana di ciascun mazzo è più grande delle altre quattro, ed è ripiegata trasversalmente in maniera da esporre la superficie superiore. Ogni coppia di foglie è girata in maniera tale che le superfici inferiori siano in contatto, con le superfici superiori esposte. I piccioli sono collocati nella medesima direzione in un mazzo, mentre sono collocati in entrambe le direzioni negli altri mazzi (Schultes, 1972, p. 118).

Uno dei quattro mazzi di foglie di Ilex guayusa ritrovati nel corredo funebre di Niño Korin (da Schultes, 1972, fig. 1, p. 117)

Uno dei quattro mazzi di foglie di Ilex guayusa ritrovati nel corredo funebre di Niño Korin (da Schultes, 1972, fig. 1, p. 117)

Le foglie di guayusa contengono caffeina in concentrazioni significative (1,7-4%, cfr. Rätsch, 2005, p. 289), e sono generalmente impiegate come tonico e come emetico purificatore, e ritrovano un impiego nel trattamento delle malattie veneree e di altre affezioni. In Ecuador, i Gesuiti coltivavano la pianta di guayusa e commerciavano le sue foglie come fonte medicinale, in particolare per il trattamento delle malattie veneree. Il gesuita Juan Lorenzo Lucero, in uno scritto del XVII secolo indirizzato al Viceré del Peru, scriveva che i Jivaro “erano soliti bere diverse volte al giorno un decotto di un’erba chiamata guayusa, simile all’alloro. Essi erano così in grado di stare svegli senza perdere conoscenza per molte notti, quando avevano timore di un’invasione dei loro nemici” (rip. in Schultes, 1972, pp. 126-7).

L’analisi chimica delle foglie di guayusa ritrovate in Niño Korin ha evidenziato la presenza di caffeina in concentrazioni variabili fra lo 0,1 e lo 0,4% (Holmsted & Lindgren, 1972).
Tradizionalmente, le foglie di guayusa vengono assunte oralmente come infuso, ma Schultes (1972, p. 117), osservando la presenza nel corredo funebre del curandero di Niño Korin di tavolette da fiuto e di siringhe per clisteri, si è chiesto se non venissero somministrate come inalatorio o come clistere, notando che la caffeina può essere assunta anche mediante queste vie nel corpo umano. Tuttavia, l’impiego etnografico della guayusa per via rettale o come inalatorio non è mai stato riscontrato.

Siringhe per clisteri ritrovate in Niño Korin (da Wassén, 1972, fig. 3, p. 64)

Siringhe per clisteri ritrovate in Niño Korin (da Wassén, 1972, fig. 3, p. 64)

La pianta della guayusa non può crescere all’altitudine corrispondente al sito di Niño Korin, e ciò vale anche per le piante di Duroia e di Cariania, anch’esse presenti – rispettivamente come foglia e come capsula – nel corredo funebre. Si tratta di vegetali provenienti dalle regioni amazzoniche della Bolivia.

 

Nota

1 – La significativa variabilità cronologica osservata sui diversi reperti biologici mi è stata spiegata da Manuel Torres in una comunicazione personale (febbraio 2015) come segue: il sito di Niño Korin fu scoperto e confusamente scavato da dei tombaroli, e in seguito il materiale raggiunse il Museo Nazionale di La Paz. Non v’è certezza che il materiale appartenesse in realtà a un’unica inumazione, e ciò spiegherebbe la differenza cronologica dei diversi reperti. Anche le 5 tavolette da fiuto appartennero probabilmente a 4 o 5 individui. Per questo è forse inappropriato parlare di un solo curandero seppellito a Niño Korin. Tutto il materiale fu successivamente acquisito dal Museo Etnografico di Goteborg, Germania, dove fu attentamente studiato dall’équipe di Henry Wassén e inteso come il corredo funebre di una unica inumazione, come era stato loro erroneamente comunicato dal Museo di La Paz.

 

Si vedano anche:

Il complesso inalatorio andino

Reperti inalatori della cultura Tiahuanaco, Bolivia

Il complesso psicotropico di San pedro de Atacama, Cile

Le droghe presso la cultura di San Agustín, Colombia

ri_bib1

BONDESON E. WOLMAR, 1972, Tobacco from a Tiahuanacoid culture period, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 177-184.

HJORTSJÖ CARL-HERMAN, 1972, Anthropological investigation of an artificially deformed and trepanned cranium from Niño Korin, La Paz, Bolivia, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 145-158.

HOLMSTEDT BO & JEAN-ERIK LINDGREN, 1972, Alkaloid analyses of botanical material more than a thousand years old, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 139-144.

HULTIN ESKIL, 1972, The accuracy of the radiocarbon dating, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 185-196.

OBLITAS POBLETE ENRIQUE, 1963, Cultura callawaya, La Paz.

RÄTSCH CHRISTIAN, 2005, The encyclopedia of psychoactive plants, Park Street Press, Rochester, Vermont.

SCHULTES E. RICHARD, 1972, Ilex guayusa from 500 A.D. to the present, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 115-138.

WASSÉN S. HENRY, 1972, A medicine-man’s implements and plants in a Tiahuanacoid tomb in Highland Bolivia, Etnologiska Studier, vol. 32, pp. 7-114.

 

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search