Archeologia del peyote

Archaeology of peyote

 

Il cactus del peyote (Lophophora williamsii) è utilizzato dall’uomo da diversi millenni per le sue proprietà visionarie. L’antichità del suo uso raggiunge almeno il 3700 a.C., ed è attestata da un insieme non cospicuo ma significativo di ritrovamenti archeologici.

L’evidenza diretta

In diversi scavi archeologici di siti preistorici del Texas e del Messico settentrionale, sono stati ritrovati campioni di peyote, conservatisi per l’eccezionale aridità di quei luoghi.
Negli scavi intrapresi in Texas durante gli anni 1930′, furono trovati campioni di “mescal bottom” (“bottoni di mescal”), cioè di peyote. Purtroppo, non furono indicati dati più precisi circa la collocazione specifica e la cronologia di questi reperti (Sayles, 1935, p. 142), i quali sembrano addirittura andati smarriti (Terry et al., 2005, p. 1).

Sempre in Texas, campioni di peyote vennero alla luce con una certa frequenza nel corso degli scavi della Grotta Shumla n. 5 del Rio Grande, localizzata nelle vicinanza della confluenza con il fiume Pecos (Martin, 1933, p. 78). Circa la loro datazione, sono stati proposti risultati differenti con diverse analisi al radiocarbonio. Furst (1989) diede comunicazione di una prima datazione con il radiocarbonio del 5000 a.C., mentre Bruhn et al. (2002) hanno ottenuto una data del 3780-3660 a.C. in due peyote del sito di Shumla, ritrovandovi ancora della mescalina e altri alcaloidi, con una concentrazione del 2% (El-Sheedi et al., 2005). A una più attenta analisi, è stato osservato come i reperti vegetali classificati in precedenza come peyote, fossero in realtà degli aggregati di fibre di peyote e di altri vegetali non meglio identificati, a cui fu data una forma rotondeggiante e appiattita, assomigliante ai “bottoni” del peyote veri e propri. Terry et al. (2005) hanno datato tre di questi conglomerati vegetali al subperiodo Eagle Nest del Periodo Arcaico Medio della tradizione texana, con età assolute del 5210-5160 da oggi, cioè attorno al 3200 a.C.

Uno degli aggregati vegetali in forma di “bottone” di peyote costituito da peyote e altro materiale vegetale ritrovato nella grotta Shumla n. 5, Rio Grande, Texas. A destra un ingrandimento della pasta vegetale, in cui si possono riconoscere differenti fibre vegetali (da Terry et al., 2005, figg. 3 e 4, p. 3)

Uno degli aggregati vegetali in forma di “bottone” di peyote costituito da peyote e altro materiale vegetale ritrovato nella grotta Shumla n. 5, Rio Grande, Texas. A destra un ingrandimento della pasta vegetale, in cui si possono riconoscere differenti fibre vegetali (da Terry et al., 2005, figg. 3 e 4, p. 3)

Ancora in Texas, almeno un altro campione di peyote fu trovato nel sito di Fields Shelter, nella Contea di Edwards (Campbell, 1957, p. 12) e un altro in un riparo della Contea di Crockett (McGregor, 1991).1

Per quanto riguarda il Messico, in un piccolo sito archeologico – catalogato come CM-79 – nelle vicinanze di Cuatro Ciénegas, della regione di Coahuila del deserto di Chihuahua, è stata ritrovata una sepoltura multipla sotterranea, appartenente al cosiddetto complesso funebre di Mayran, datato fra l’800 e il 1070 d.C. Fra i manufatti associati a questa inumazione sono stati ritrovati otto “bottoni” di peyote, miracolosamente conservatisi. Erano legati fra di loro mediante una corda, a mo’ di collana. L’analisi chimica su uno di questi reperti ha evidenziato la presenza degli alcaloidi psicoattivi, inclusa la mescalina, con una concentrazione del 2,25% (Bruhn et al., 1978). Una recente analisi al radiocarbonio di uno di questi peyote ha fornito una datazione del 1200 d.C. (Terry et al. 2005).

Campione di peyote ritrovato nella sepoltura CM-79 del sito archeologico di Cuatro Ciénegas, Coahuiltecan, Texas (da Terry et al., 2006, fig. 3b)

Campione di peyote ritrovato nella sepoltura CM-79 del sito archeologico di Cuatro Ciénegas, Coahuiltecan, Texas (da Terry et al., 2006, fig. 3b)

Le rappresentazioni iconografiche

La rappresentazione del peyote nell’arte precolombiana non parrebbe essere frequente. La documentazione più evidente si presenta nella produzione artistica Colima, datata fra il 200 a.C. e il 300 d.C., nello specifico nello stile artistico Comala.
L’area corrispondente agli odierni stati messicani di Nayarit, Jalisco e Colima, nel Messico Occidentale, è stata occupata da orizzonti culturali che hanno prodotto una propria simbologia e stili artistici peculiari. Nell’arte Colima si osservano diverse raffigurazioni di oggetti nettamente fungini, tenuti in mano da degli individui, o, in un solo ma significativo caso, con individui che ballano abbracciati fra di loro intorno a un grande fungo. Lo studio analitico di questo insieme iconografico d’interesse etnomicologico non è ancora stato sviluppato in forma estesa. Furst (1974, p. 61) è dell’opinione che in quell’area sia esistito un antico culto di funghi allucinogeni.

Sempre Furst (1965) aveva da tempo evidenziato come tutta una serie di statue e altre rappresentazioni iconografiche del Messico Occidentale sia associata alle pratiche sciamaniche. Inoltre e più in generale, presso le culture tradizionali americane, sono numerosi i manufatti archeologici che potrebbe essere in relazione con l’impiego di sostanze inebrianti – vasellame di tanti tipi, strumenti per il loro impiego, statuine e altri oggetti d’adorazione, parafernali di chissà qualche culto di cui ci sono pervenuti solo alcuni manufatti, ecc. -, e che sfugge all’interpretazione dei moderni studiosi. E. Williams (1990), prendendo spunto dall’analogia fra un insieme di oggetti preistorici con diversi oggetti in pietra o altro materiale impiegati nel culto tradizionale moderno del peyote fra gli Huichol, auspicava l’impiego dei dati etnografici nella ricerca archeologica.

Diverse ciotole colima, denominate “cactus bowls”, recano sulla superficie esterna numerose protuberanze rotondeggianti, che hanno l’evidente forma di un cactus; sono dotati di un appiattimento nella parte superiore, tipica del peyote. E’ pur vero che in alcuni casi la forma della protuberanza è quasi sferica, ma è noto che il peyote, quando viene coltivato, tende ad assumere una forma sferica (Furst, 1974, p. 65).

Recipienti di ceramica in stile Comala (Colima) con protuberanze in forma di peyote

Recipienti di ceramica in stile Comala (Colima) con protuberanze in forma di peyote

Un altro manufatto Colima significativo riguarda la scultura cava in ceramica di un uomo seduto e gobbo, che tiene nelle mani due oggetti interpretati come peyote (Furst, 1974, p. 65).

Manufatti Colima: (sx) uomo seduto gobbo che tiene nelle mani due peyote (da Furst, 1974, fig. 7, p. 67); (dx) figura umana seduta e nell'atto di mangiare con la mano destra, e con probabile raffigurazione di peyote nella mano sinistra (Collezione British Museum N. Am,Hn-189)

Manufatti Colima: (sx) uomo seduto gobbo che tiene nelle mani due peyote (da Furst, 1974, fig. 7, p. 67); (dx) figura umana seduta e nell’atto di mangiare con la mano destra, e con probabile raffigurazione di peyote nella mano sinistra (Collezione British Museum N. Am,Hn-189)

Pipa da fiuto in forma di cervo che tiene in bocca un cactus del peyote. Cultura zapoteca, Monte Albán, Messico, 300 a.C. Lunghezza ca 14 cm. (Da Furst, 1974, fig. 17)

Pipa da fiuto in forma di cervo che tiene in bocca un cactus del peyote. Cultura zapoteca, Monte Albán, Messico, 300 a.C. Lunghezza ca 14 cm. (Da Furst, 1974, fig. 17)

Un’ulteriore reperto riguarda una “pipa da fiuto”, cioè uno strumento impiegato per inalare delle polveri o dei liquidi, in forma di cervo accovacciato. Ritrovato nel sito cerimoniale di Monte Albán (Oaxaca, Messico), è un manufatto zapoteco datato verso il 300 a.C. Il cervo tiene nella bocca un cactus di peyote, un’associazione simbolica e mitologica fra il peyote e il cervo ben nota, di cui l’esempio più significativo riguarda la cultura Huichol (cfr. Samorini, 1995, pp. 28-9).

Una raffigurazione del peyote potrebbe essere presente in una pagina del Codice Fiorentino. Questo Codice, steso negli anni 1547-1577 e contenente il testo bilingue (nahuatl e castigliano) dell’opera di Bernardino de Sahagún Historia General de las cosas de Nueva España, fu corredato di disegni colorati eseguiti principalmente da nativi cristianizzati, e in alcuni casi probabilmente furono eseguiti da degli spagnoli. Nella pagina 142 del vol. XI, in cui vengono descritte diverse plantas que emborrachan (“piante che ubriacano”), accanto alla descrizione dei nanácatl – i funghi psicoattivi – appare un disegno di questi medesimi (si veda I funghi nei Codici messicani), così come accanto alla descrizione di specie di Datura (toloa e tlapatl) appaiono disegni che riproducono queste piante. Associata alla descrizione del peyotl è stata disegnata una scena che, verosimilmente e quindi, dovrebbe riguardare questa fonte inebriante: un uomo seduto sta bevendo da una coppa un qualche liquido, e di fronte a lui sono raffigurati due oggetti interpretabili come due peyote. L’uomo tiene in mano un cappello che, oltre a tradire l’influenza spagnola, ha l’aspetto dei cappelli portato dal clero cattolico, e con questo particolare il pittore potrebbe aver voluto forse indicare, in una maniera occidentale, che quell’uomo era un “Ministro de indios”, cioè un curandero o uno sciamano.

Probabile raffigurazione di peyote (sulla destra della scena) dal Codice Fiorentino, XI, 142v

Probabile raffigurazione di peyote (sulla destra della scena) dal Codice Fiorentino, XI, 142v

Statua in pietra grigia proveniente da Guerrero e datata al 100-500 a.C. Altezza 83 cm. (da Laurenchich Minelli, 1979, fig. 4, p. 258)

Statua in pietra grigia proveniente da Guerrero e datata al 100-500 a.C. Altezza 83 cm. (da Laurenchich Minelli, 1979, fig. 4, p. 258)

Laurenchich Minelli (1979) ha proposto un’interpretazione etnobotanica di una scultura proveniente dallo stato di Guerrero (Messico) datato fra il 100 a.C. e il 500 a.C. Scolpito in stile mezcala, raffigura un giaguaro che porterebbe sul dorso, sorretto dalla sua coda, un oggetto alquanto stilizzato, interpretato come un peyote intero, cioè con la parte superiore e con la radice. L’autrice evidenzia la figura del giaguaro come emblema mesoamericano sciamanico; tuttavia l’interpretazione come peyote non parrebbe essere l’unica possibilità, e quindi non certa.

Le visioni conseguite dall’ingestione del peyote potrebbero avere influenzato anche l’arte rupestre delle antiche popolazioni che ne facevano uso. Le ricche pitture rupestri policrome del Texas e della California sono state associate all’impiego di fonti allucinogene quali datura e mescalbean (si vedano Archeologia della datura in America e Archeologia del mescalbean e cfr. Wellmann, 1981). Boyd ha suggerito la possibilità che in alcune di queste pitture siano raffigurati temi inerenti l’universo simbolico del peyote. Ad esempio, in una scena di Panther Cave (Texas) si osservano dei cervi colpiti da una freccia; anche un paio di piccoli oggetti “raggiati” sembrano essere colpiti da una freccia, e potrebbero essere rappresentazioni schematiche di peyote. Presso la cultura Huichol, oltre a essere ben nota l’associazione simbolica fra il cervo e questo cactus, è diffusa la pratica di “cacciare” il peyote con delle frecce. In alcune raffigurazioni della grotta di White Shaman, sempre in Texas, appare un antropomorfo dotato di corna ramificate, come quelle di un cervo, sulle cui punte sono dipinti dei piccoli oggetti rotondeggianti. Questi potrebbero indicare dei peyote, in analogia alla pratica huichol di appendere i “bottoni” dei cactus appena raccolti sulle punte delle corna dei cervi, nel corso del loro ritorno dal pellegrinaggio a Wirikuta, il luogo del deserto dove cresce il peyote. L’arte dello stile del Fiume Pecos è stata datata fra il 2100 e il 1200 a.C. (Boyd, 1998; Boyd & Dering, 1996).

Riproduzione di una pittura preistorica di Panther Cave, Texas (da Boyd & Dering, 1996, fig. 13, p. 271)

Riproduzione di una pittura preistorica di Panther Cave, Texas (da Boyd & Dering, 1996, fig. 13, p. 271)

Riproduzione di una pittura preistorica di White Smaman, Texas (da Boyd & Dering, 1996, fig. 14, p. 272)

Riproduzione di una pittura preistorica di White Smaman, Texas (da Boyd & Dering, 1996, fig. 14, p. 272)

 

Note

1 – Non mi è stato possibile ancora individuare le rispettive datazioni.

 

Si vedano anche:

Archeologia del mescalbean

Mitologia del peyote

Bibliografia italiana sui cactus psicoattivi

Bibliografia sugli usi tradizionali del peyote

Bibliografia sui culti sincretici del peyote

Articoli on-line sul peyote

 

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BOYD E. CAROLINE, 1998, Pictographic evidence of Peyotism in the Lower Pecos, Texas Archaic, in: C. Chippendale & P.s.C. Tacon (Eds.), The Archaeology of Rock Art, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 229-246.

BOYD E. CAROLINE & PHILIP J. DERING, 1996, Medicinal and hallucinogenic plants identified in the sediments and pictographs of the Lower Pecos, Texas Archaic, Antiquity, vol. 70, pp. 256-275.

BRUHN J.G., J.-E. LINDGREN, B. HOLMSTEDT & J.M. ADOVASIO, 1978, Peyote Alkaloids: Identification in a Prehistoric Specimen of Lophophora from Coahuila, Mexico, Science, vol. 199, pp. 1437-1438.

BRUN J.G. et al., 2002, Mescaline use for 5700 years, Lancet, vol. 359, p. 1866.

CAMPBELL, T,.N. 1957, The Fields shelter: an archaeological site in Edwards County, Texas,
The Texas Journal of Science, vol. 9, pp. 7-25.

EL-SHEEDI R. HESHAM et al., 2005, Prehistoric peyote use: Alkaloid analysis and radiocarbon dating of archaeological specimens of Lophophora from Texas, Journal of Ethnopharmacology, vol. 101, pp. 238-242.

FURST T. PETER, 1965, West Mexican tomb sculptures as evidence for shamanism in Prehispanic Mesoamerica, Antropológica, vol. 15, pp. 29-80.

FURST T. PETER, 1974, Hallucinogens in Precolumbian Art, in: M.E. King & I. R. Traylor (Eds.), Art and Environment in Native America, Special Publications, The Museum of Texas, Tech Univ., n. 7, Lubbock, Texas, pp. 55-101.

FURST T. PETER, 1989, Book review of “Peyote religion: a history”, American Ethnologist, vol. 16(2), pp. 386-7.

LAURENCICH MINELLI LAURA, 1977, Iconografie del peyotl nel Messico precolombiano, in: AA.VV., Simposio internazionale sulla medicina indigena e popolare, Istituto Italo Latino Americano, Roma, pp. 255-265.

MARTIN C. GEORGE, 1933, Archaeological explorations of the Shumla caves, Wittle Memorial Musuem, San Antonio (TX).

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SAYLES E.B., 1935, An Archaeological Survey of Texas, Medallion Papers, Gila Pueblo-Globe, Arizona.

TERRY M. et al., 2005, Lower Pecos and Coahuila peyote: new radiocarbon dates, Journal of Archaeological Science, vol. 20, pp. 1-5.

WELLMANN F. KLAUS, 1981, Rock art, shamans, phosphenes and hallucinogens in North America, Bollettino Camuno di Studi Preistorici, vol. 18, pp. 89-104.

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