Archeologia del mescalbean

Archaeology of mescalbean

 

Riguardo l’archeologia del mescalbean (Sophora secundiflora; si veda Il culto del mescalbean), disponiamo di una certa ricchezza di reperti materiali inerenti i suoi semi e baccelli, trattandosi di materiale coriaceo che si è mantenuto intatto nel corso dei millenni, specie negli ambienti aridi e semi-aridi del suo habitat. I dati archeologici hanno evidenziato un rapporto causale di questa droga con l’uomo a partire da almeno la metà del IX millennio a.C. (Samorini, 2017).

Reperti materiali sono stati ritrovati, per i territori USA, in diversi siti archeologici del Texas sud-occidentale e in un sito del New Mexico, e in alcuni siti dello stato messicano di Coahuila, in particolare in ripari sotto-roccia o in grotte utilizzate dall’uomo preistorico.

Per quanto riguarda il territorio USA, la maggior parte dei ritrovamenti è stata effettuata nella Contea di Val Verde, nei dintorni della confluenza fra il Fiume Pecos e il Rio Grande. Altri reperti sono venuti alla luce nell’Altopiano di Edwards, a oriente del fiume Pecos (per una rassegna si vedano Campbell, 1958 e Adovasio & Fry, 1976).

Per la regione di Val Verde, alcune decine di semi sono stati ritrovati in grotte vicino a Shumla (Martin, 1933, pp. 79 e 90); numerosi altri, di cui alcuni ancora all’interno del loro baccelli, nel riparo sotto-roccia di Fate Bell (Pearce & Jackson, 1933, p. 131). In quest’ultimo sito, accanto ai semi di Sophora sono venuti alla luce semi di Ungnadia speciosa in tutti i livelli di occupazione antropica, a partire dal 7000 a.C. sino al 1000 d.C. Datazioni simili e medesimi reperti vegetali sono stati registrati per la Eagle Cave, mentre per i siti di Coontail Spin e di Zopilote Cave semi di Sophora e di Ungnadia sono stati datati nei rispettivi spanni di tempo di 4000 a.C.-1000 d.C. e 2500-200 a.C. La datazione più antica per i semi di Sophora è del 8440 a.C., associata al riparo sotto-roccia di Shelter (Adovasio & Fry, 1976).

Il reperto archeoetnobotanico più significativo è venuto alla luce in una grotta di Horseshoe Ranch, situata vicino a Comstock: a una profondità di circa 50 cm dal suolo è affiorata una “borsa della medicina” ricolma di svariati oggetti – mandibole di roditori, frecce, pietre, ecc. – che erano evidentemente impiegati per scopi magici e rituali, insieme a 38 semi di mescal e 187 semi di Ungnadia speciosa Endl. (Woolsey, 1936). Quest’ultima specie, appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, potrebbe essere dotata di proprietà psicoattive, sebbene i dati biochimici la farebbero ritenere tossica e non psicoattiva. Nota con il termine inglese di Mexican (o Texas) buckeye e con il termine spagnolo monilla, come reperto archeologico è invariabilmente associata ai semi di Sophora, e nei contesti più antichi è presente in maggior numero di questi ultimi. In tempi più recenti, sono i semi di Sophora a presentarsi in maggior numero. Nella “borsa della medicina” sopra riportata, i semi di Sophora e di Ungnadia erano mescolati insieme.

“Borsa della medicina” contenente numerosi oggetti magici e semi di Sophora secundiflora (mescalbean, a destra della borsa) e di Ungnadia speciosa (alla sinistra della borsa). Periodo arcaico. Grotta di Horseshoe Ranch, Contea di Val Verde, Texas (da Merril, 1977, p. 69, fig. 6)

“Borsa della medicina” contenente numerosi oggetti magici e semi di Sophora secundiflora (mescalbean, a destra della borsa) e di Ungnadia speciosa (alla sinistra della borsa). Periodo arcaico. Grotta di Horseshoe Ranch, Contea di Val Verde, Texas (da Merril, 1977, p. 69, fig. 6)

Un altro interessante reperto riguarda un perizoma frangiato costruito in pelle di daino, ritrovato in associazione con un mazzo di rametti della pianta stimolante Ephedra nevadensis S. Watson (“te dei Mormoni”) nella grotta di Murrah, sempre nella Contea di Val Verde. In un paio delle frange del perizoma si sono conservati alcuni semi di mescal, che erano stati perforati per poter essere infilati nelle frange (Holden, 1937).

Perizoma di pelle di daino. In un paio di frange si sono conservati alcuni semi di Sophora secundiflora. Periodo arcaico. Murrah Cave, Contea di Val Verde, Texas (da Merrill, 1977, pp. 66-7, figg. 5a e 5b)

Perizoma di pelle di daino. In un paio di frange si sono conservati alcuni semi di Sophora secundiflora. Periodo arcaico. Murrah Cave, Contea di Val Verde, Texas (da Merrill, 1977, pp. 66-7, figg. 5a e 5b)

Semi di Sophora sono stati ritrovati, pur in minor quantità, anche in alcuni siti archeologici dell’Altopiano di Edwards, come nel sito di Craig, nel riparo di Fields e nella grotta di San Saba (Campbell, 1958, p. 159). La minor frequenza di tali reperti vegetali – rispetto a quelli presenti in Val Verde – potrebbe essere dovuta alla maggiore umidità di questi siti antropici, che avrebbe aumentato la possibilità di deperimento del materiale vegetale.

I siti messicani di ritrovamento di mescalbean sono concentrati in un paio di grotte del Bacino di Cuatro Cienegas dello stato di Coahuila. Nella Frightful Cave, i semi di Sophora e di Ungnadia sono presenti in tutti i livelli di occupazione antropica a partire dal 7500 a.C. sino al 570 d.C. Anche nella Fat Burro Cave i due tipi di semi sono presenti a partire dal 3000 a.C. sino al 400 d.C. (Taylor, 1956; Adovasio & Fry, 1976).

Questi reperti archeologici confermerebbero la tesi di La Barre (1957) secondo cui il culto del mescal originò in un’area compresa fra il Messico settentrionale e il Texas, e in seguito si diffuse verso nord.

Campbell (1958) fu il primo studioso a suggerire una relazione fra i reperti archeologici di mescalbean e le pitture preistoriche del fiume Pecos, osservando alcune analogie fra i temi di queste pitture e gli elementi del culto storico del mescal. Ad esempio, nella Danza del Cervo dei nativi delle Pianure Centrali (come gli Iowa, Omaha e Pawnee), i partecipanti danzavano tenendo nelle mani archi e frecce, e indossavano pelli d’animali su un braccio e al collo, un dato riscontrabile presso gli antropomorfi dell’arte del fiume Pecos. Fra i moderni Ponca, il capo teneva in mano un bastone di comando, e anche nelle pitture preistoriche si osserva frequentemente questo particolare. Tuttavia, si tratta di particolari troppo generici, presenti in numerosi riti dei nativi dell’America settentrionale, non ascrivibili quindi univocamente ai riti coinvolgenti il fagiolo del mescal. Inoltre, pur essendo ampiamente riconosciuto che l’arte preistorica dell’area del fiume Pecos è influenzata e associata all’impiego rituale di sostanze allucinogene (si vedano ad es. Wellmann, 1978 e Furst, 1986), v’è da tenere conto della presenza di altri fonti psicoattive, quali dature e peyote, al punto da dover considerare l’arte del fiume Pecos come espressione di un “Complesso psicotropico” di cui il mescalbean era solamente uno degli elementi induttori (Boyd & Dering, 1996).

Pittura preistorica del riparo sotto-roccia White Shaman, Contea Val Verde, Texas

Pittura preistorica del riparo sotto-roccia White Shaman, Contea Val Verde, Texas

 

Si vedano anche:

Il culto del mescalbean

Etnobotanica del mescalbean

Quadrupedi e mescalbean

La Danza del Cervo (mito Pawnee)

L’uomo che andò nella Terra-dello-Spirito (mito Pawnee)

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ADOVASIO J.M. & G.F. FRY, 1976, Prehistoric Psychotropic Drug Use in Northeastern Mexico and Trans-Pecos Texas, Economic Botany, vol. 30, pp. 94-96.

BOYD E. CAROLYN & PHILP J. DERING, 1996, Medicinal and hallucinogenic plants identified in the sediments and pictographs of the Lower Pecos, Texas Archaic, Antiquity, vol. 70, pp. 256-275.

CAMPBEL T.N., 1958, Origin of the Mescal Bean Cult, American Anthropologist, vol. 60, pp. 156-160.

FURST T. PETER, 1986, Shamanism, the Ecstatic Experience, and Lower Pecos Art. Reflections on Some Transcultural Phenomena, in: G. Zappler (Ed.), Ancient Texans. Rock Art and Lifeways Along the Lower Pecos, Texas Monthly Press, San Antonio, pp. 210-239.

HOLDEN W.C., 1937, Excavation of Murrah Cave, Texas Archaeological and Paleontological Society Bulletin, vol. 9, pp. 48-73.

LA BARRE WESTON, 1957, Mescalism and Peyotism, American Anthropology, vol. 59, pp. 708-711.

MARTIN C. GEORGE, 1933, Archaeological explorations of the Shumla caves, Witte Memorial Museum, San Antonio (TX).

MERRILL L. WILLIAM, 1977, An investigation of ethnographic and archaeological specimens of mescalbeans (Sophora secundiflora) in American Museums, University of Michigan, Ann Arbor.

PEARCE J.E. & A.T. JACKSON, 1933, A prehistoric rock shelter in Val Verde County, Texas, University of Texas Publ., Austin.

SAMORINI GIORGIO, 2017, Il fagiolo del mescal fra i Nativi nordamericani, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 13, pp. 21-39.

TAYLOR W. WALTER, 1956, Some Implications of the Carbon 14 Dates from a Cave in Coahuila, Mexico, Bulletin of the Texas Archaeological Society, vol. 27, pp. 215-234.

WELLMANN F. KLAUS, 1978, North American Indian Rock Art and hallucinogenic Drugs, Journal of the American Medical Association, vol. 239, pp. 1524-7.

WOOLSEY A.M., 1936, Excavation of a rockshelter on the Martin Kelly ranch, six miles southeast of Comstock in Val Verde County, Texas, Unpublished fieldnotes, University of Texas, Austin.

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