Archeologia della chicha

Archaeology of chicha

 

La chicha è una bevanda alcolica ricavata dalla fermentazione del mais o di altri vegetali americani. Quella di mais contiene mediamente il 2-5% di gradazione alcolica. La sua preparazione originalmente richiedeva una pre-masticazione dei chicchi di mais, e in diverse aree amazzoniche e delle Ande viene ancora preparata con questa tecnica di insalivazione (si veda Samorini, 2016 e Bevande fermentate insalivate). In seguito, fu usato il metodo della maltazione, cioè della germinazione dei chicchi di mais. La chicha può essere ottenuta anche con altre piante, quali Chenopodium, manioca e bacche di Schinus molle. In quest’ultimo caso viene chiamata chicha de molle (Cutler & Cardenas, 1947).

Il mais (Zea mays L.) è una di quelle piante create dall’uomo a partire da un antenato selvatico, probabilmente un teosinte (Tripsacum sp.) (Eubanks, 2001; Gallavotti et al., 2004), o forse la specie selvatica Zea mays sspp. parviglumis; ma la complicata discussione, che coinvolge anche il problema dell’origine del mais in Asia, è tuttora aperta (Smalley & Blake, 2003, p. 677).

Anche nel caso del mais, come in quello dei cereali della cultura natufiana del Levante mediterraneo (si veda Le origini della birra), i dati archeologici hanno evidenziato, nel contesto delle origini della relazione umana con questo cereale, come questo fosse un bene di lusso che veniva trasportato a discrete distanze dai luoghi naturali di crescita, e come fosse usato principalmente in contesti di cerimonie di scambio di doni, di reciprocità, e di banchetti rituali, piuttosto che per il suo valore di sussistenza giornaliera (Boyd & Surette, 2010: 129; Jennings, 2005). Già Iltis (2000, p. 36) aveva ipotizzato che inizialmente il mais fosse stato addomesticato non per la sua farina edule bensì come fonte di zuccheri ricavati dalla sua linfa. E’ stato osservato che se le pannocchie di mais vengono raccolte prematuramente, prima che gli zuccheri migrino dalla pianta verso il frutto, gli steli diventano dolci e succulenti. E in effetti, sono stati ritrovati gambi di mais masticati nei contesti archeologici del periodo Arcaico dell’America Centrale. Inoltre, è stato osservato come la coltivazione del mais sia rimasta minoritaria per molto tempo, prima di raggiungere i livelli di produzione come fonte alimentare primaria. I primi dati sulla coltivazione del mais raggiungono il 4200 a.C. nella regione del Messico, mentre il suo ruolo nella dieta divenne prioritario solo dopo il 1000 a.C. Con datazione fra i 5000 e 3000 a.C., sono stati individuati grani di amido di mais nel riparo sottoroccia di Aguadulce, Panama (Piperno et al., 2000). Verificata la precedenza dell’impiego del mais come fonte di bevanda alcolica rispetto alla fonte alimentare, si possono ipoteticamente porre queste arcaiche date come le più antiche per la produzione della chicha.

Ritroviamo un interessante riscontro della precedenza delle bevande alcoliche sulle fonti alimentari da quanto riferiscono i Desana dell’Amazzonia colombiana, secondo i quali nei tempi passati la funzione principale dei loro campi coltivati era quella di rendere disponibile la quantità di manioca necessaria per la preparazione della birra che si ricava dai suoi tuberi e che fosse sufficiente per le riunioni cerimoniali con i gruppi dei villaggi vicini invitati a questi incontri (Reichel-Dolmatoff, 2014, p. 45).

Immagine di donna che serve della chicha all'Inca durante la Festa del Sole. Dallo scritto di Guaman Poma de Ayala del 1615, Nueva crónica y buen governo (folio 246)

Immagine di donna che serve della chicha all’Inca durante la Festa del Sole. Dallo scritto di Guaman Poma de Ayala del 1615, Nueva crónica y buen governo (folio 246)

La chicha, chiamata aqa o aqha in quechua e k’usa in lingua aymara, ricopriva un ruolo importante nell’impero Inca e in altre società preincaiche, in particolare nel corso dei lavori riguardanti opere pubbliche, dove le relazioni lavorative prevedevano il principio dell’“ospitalità reciproca”, per il quale i gruppi di operai venivano rifocillati con chicha e cibo fornito dal governante locale, il curaca (Morris, 1979). La chicha veniva prodotta e distribuita dallo stato inca, e ne è riprova la denominazione di aqa mama (“madre chicha”) data alla capitale Cuzco (Valdez, 2006, p. 58). E’ interessante l’osservazione di un evento accaduto nel 1566, quando un governante spagnolo, tale Gonzalez de Cuenca, in visita nella costa settentrionale del Peru, vietò la distribuzione della chicha e di altre bevande alcoliche agli indios. Questo decreto colpì al cuore l’obbligazione reciproca sussistente fra i lavoratori e i curaca, i quali, in conseguenza del divieto, non furono in grado di comandare i lavoratori, non potendo quindi soddisfare le domande di tributi degli Spagnoli. I curaca si giustificarono con gli Spagnoli dicendo che “poiché gli indios non ci obbediscono, non possiamo finire la semina comunitaria né costruire il centro comune, poiché è tramite la chicha che gli indios ci obbediscono”. La conseguenza della proibizione fu immediatamente ovvia a Gonzalez Cuenca, che dopo cinque giorni ritrasse il divieto (Moore, 1999, p. 686).

I dati archeologici relativi alla chicha sono ancora relativamente scarsi e per il momento associati principalmente a periodi tardi. Evidenze dell’impiego della chicha sono venute alla luce nel bacino del lago Titicaca, Bolivia, mediante l’analisi di fitoliti e amidi, con datazioni al periodo Formativo Medio, 800-250 a.C. (Logan et al., 2012). Immagini di mais sono dipinte sulle bottiglie venute alla luce dagli scavi dei templi di Kotosh e di Chavín de Huantar, centri cerimoniali dell’omonima cultura che fiorì nel Peru settentrionale a partire dal 900 a.C. Il contesto del ritrovamento di questi reperti ha fatto ipotizzare che fossero contenitori per la chicha impiegata nei riti religiosi (Burger & Van Der Merwe, 1990). La chicha veniva prodotta anche nel sito di Queyash Alto dell’area costiera del Peru centrale durante la fine del Periodo Intermedio Precoce, 200 a.C.-600 d.C. In questo contesto gli scavi archeologici hanno evidenziato come gli ayllu (le grandi unità “familiari” proprietarie terriere che costituivano la base delle strutture andine di parentela) impiegavano le periodiche produzioni di surplus – incluso il mais per fare la chicha – in grandi feste che avevano lo scopo di rinforzare il lignaggio sovrannaturale dell’ayllu e le motivazioni lavorative del gruppo (Gero, 1990).

La produzione della chicha è stata studiata nel sito archeologico di Manchan, localizzato nella Valle Casma, Peru, appartenente alla cultura Chimu (900-1470 d.C.). Un locale di una casa (Unità 213) era adibito alla produzione della chicha e ne poteva fornire 513 litri al giorno; una quantità in grado di soddisfare 170 individui, quindi un gruppo di molto maggiore di quello che risiedeva nella casa; un dato che testimonia un ruolo sociale nella produzione di chicha (Moore, 1999).
La produzione della chicha è stata studiata anche nel sito rurale wari di Marayniyoq, nella valle di Ayacucho, vicino alla omonima capitale Wari. La cultura Wari appartiene al periodo dell’Orizzonte Medio (550-900 d.C.) e molti aspetti dell’organizzazione sociopolitica inca, incluso l’uso sociale della chicha, presero spunto da questa cultura. Nel sito di Marayniyoq sono venuti alla luce numerose macine di pietra, di cui alcune misurano 120 x 60 cm., diversi pestelli e grandi contenitori di ceramica, alcuni dei quali evidenziano riparazioni antiche; tutti elementi che dimostrano un’attività quasi industriale di preparazione della chicha (Valdez, 2006).

Pietre con depressioni per la macina dei chicchi di mais per la preparazione della chicha. Sito di Marayniyoq, Peru, cultura Wari, 780-905 d.C. (da Valdez, 2010, figg. 3,4, p. 27)

Pietre con depressioni per la macina dei chicchi di mais per la preparazione della chicha. Sito di Marayniyoq, Peru, cultura Wari, 780-905 d.C. (da Valdez, 2010, figg. 3,4, p. 27)

Frutti di Schinus molle L.

Frutti di Schinus molle L.

In diversi siti archeologici preincaici del Peru del periodo dell’Orizzonte Medio (550-1000 d.C.) sono stati ritrovati semi di Schinus molle L., un albero della famiglia della Anacardiaceae; in alcuni pozzi ne sono stati ritrovati diverse decine di migliaia, come nel caso del sito della cultura Wari di Cerro Baúl, nella parte superiore della valle di Moquega, Peru. Questi ritrovamenti sono stati interpretati come resti di lavorazione di un particolare tipo di chicha, chiamata chicha de molle o molle aqa, che veniva preparata sino a non molto tempo fa come fonte alcolica a partire dalle bacche dell’albero del molle. I reperti più antichi sono datati al 500 d.C. Resti di lavorazione della chicha de molle sono stati ritrovati anche nel sito della cultura Tiwanaku di Omo e nel sito della cultura Chiribaya di La Yaral (Goldstein & Coleman, 2004, Goldstein et al., 2008).
Valdez (2012) ha evidenziato come vi sia una impropria generalizzazione da parte degli studiosi del ruolo della chicha di mais presso le antiche culture andine; un’univocità di lunga data che originò dalle imprecise osservazioni dei primi cronisti spagnoli, i quali chiamarono tutte le bevande fermentate andine con il termine chicha, associandole quasi unicamente al mais. E dato che il vasellame per la produzione della chicha di mais è pressoché identico a quello impiegato per la preparazione della chicha de molle e di altre bevande fermentate, gli archeologi attribuiscono arbitrariamente la funzione di questo vasellame alla produzione della chicha di mais.

(sx) vaso di tipo way qipiri per contenere la chicha, venuti alla luce nel sito della cultura Wari di Marayniyoq, Valle di Ayacucho, Peru centrale; (dx) illustrazione del modo con cui veniva trasportato il vaso (da Valdez, 2006, fig. 6, p. 65 e Valdez, 2010, fig. 6, p. 29)

(sx) vaso di tipo way qipiri per contenere la chicha, venuti alla luce nel sito della cultura Wari di Marayniyoq, Valle di Ayacucho, Peru centrale; (dx) illustrazione del modo con cui veniva trasportato il vaso (da Valdez, 2006, fig. 6, p. 65 e Valdez, 2010, fig. 6, p. 29)

Si vedano anche:

 

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BOYD M. & C. SURETTE, 2010, Northernmost precontact maize in North America, American Antiquity, vol. 75, pp. 117-133.

BURGER L. RICHARD & NIKOLAAS J. VAN DER MERWE, 1990, Maize and the origin of Highland Chavín civilization: an isotopic perspective, American Anthropologist, vol. 92, pp. 85-95.

CUTLER C. HUGH & MARTIN CARDENAS, 1947, Chicha, a native South American beer, Botanical Museum Leaflets, Harvard University, vol. 13(3), pp. 33-60.

EUBANKS W. MARY, 2001, The Mysterious Origin of Maize, Economic Botany, vol. 55, pp. 491-514.

GALLAVOTTI ANDREA et al., 2004, The role of barren stalk1 in the architecture of maize, Nature, vol. 432, pp. 630-5.

GERO JOAN, 1990, Pottery, Power, and Parties! at Queyash, Peru, Archaeology Magazine, March-April, pp. 52-55.

GOLDSTEIN J. DAVID & ROBIN C. COLEMAN, 2004, Schinus molle L. (Anacardiaceae) chicha Production in the Central Andes, Economic Botany, vol. 58, pp. 523-9.

GOLDSTEIN J. DAVID, C. COLEMAN GOLDSTEIN & PATRICK R. WILLIAMS, 2008, You Are What You Drink. A Sociocultural Reconstruction of Pre-Hispanic Fermented Beverage Use at Cerro Baúl, Noquega, Peru, in: J. Jennings & B.J. Bowser (Eds.), Drink, Power, and Society in the Andes, University Press of Florida, Gainesville, pp. 133-166.

ILTIS H. HIG, 2000, Homeotic sexual translocations and the origin of maize (Zea mays, Poaceae): A new look at an old problem, Economic Botany, vol. 54, pp. 7-42.

JENNINGS JUSTIN, 2005, La Chichera y el Patrón: Chicha and the Energetics of Feasting in the Prehistoric Andes, Archaeological Papers of the American Anthropological Association, vol. 14, pp. 241-259.

LOGAN L. AMANDA, CHRISTINE A. HASTORF & DEBORAH M. PEARSALL, 2012, “Let’s drink together”: early ceremonial use of maize in the Titicaca Basin, Latin American Antiquity, vol. 23, pp. 235-258.

MOORE D. JERRY, 1999, Pre-Hispanic beer in Coastal Peru: technology and social context of Prehistoric Production, American Anthropologist, vol. 91, pp. 682-695.

MORRIS CRAIG, 1979, Maize beer in the economics, politics, and religion of the Inca empire, in: C. Gastineau et al. (Eds.), Fermented foods in nutrition, Academic press, New York, pp. 21-34.

PIPERNO D.R., A.J. RANERE & P. HANSELL, 2000, Starch grains reveal early root crop horticulture in the Panamanian tropical forest, Nature, vol. 407, pp. 894-897.

REICHEL-DOLMATOFF GERARDO, 2014, Il cosmo amazzonico. Simbolismo degli indigeni Tukano del Vaupés, Adelphi, Milano.

SAMORINI GIORGIO, 2016, L’Uomo-Bevanda. L’origine delle bevande fermentate insalivate, Erboristeria Domani, N. 397, pp. 70-77.

SMALLEY JOHN & MICHAEL BLAKE, 2003, Sweet Beginnings. Stalk Sugar and the Domestication of Maize, Current Anthropology, vol. 44, pp. 675-703.

VALDEZ M. LIDIO, 2006, Maize beer production in Middle Horizon Peru, Journal of Anthropological Research, vol. 62, pp. 53-80.

VALDEZ M. LIDIO, 2012, Molle beer production in a Peruvian Central Highland Valley, Journal of Anthropological Research, vol. 68, pp. 71-93.

VALDEZ M. LIDIO, KATRINA J. BETTCHER & ERNESTO J. VALDEZ, 2010, Production of maize beer at a Wari site in the Ayacucho Valley, Peru, Arqueología Iberoamericana, vol. 5, pp. 23-35.

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