I funghi allucinogeni delle “Teste Rotonde” (Deserto del Sahara)

The hallucinogenic mushrooms of the “Round Heads” (Sahara Desert)

In tempi preistorici il Sahara era pieno di fiumi, laghi, foreste e popolazioni umane. Queste eseguirono un vasto insieme di pitture su roccia, conservatesi sino ai nostri giorni per via del processo di desertificazione e della conseguente mancanza di umidità.

Rock shelter Tassili

Uno dei numerosi ripari rocciosi del Tassili, Algeria. La sua parete interna è affrescata con pitture preistoriche

La testimonianza etnomicologica individuata appartiene al periodo della fase pittorica detta delle “Teste Rotonde”, la cui cronologia assoluta è generalmente valutata fra i 9000 e i 7000 anni fa. I centri di massima concentrazione di questo orizzonte stilistico sono i monti del Tassili (Algeria del sud), del Tadrart Acacus (Libia) e dell’Ennedi (Chad) (Sansoni 2004).

Immagini di giganteschi esseri mitologici, a sembianze umane e animali, accanto a una miriade di piccoli esseri dotati di corna e piume in posizioni danzanti, sono dipinti nei ripari sotto roccia, numerosissimi sugli altopiani sahariani. Le scene venivano dipinte in contesti rituali iniziatici e in esse sono raffigurate le cosmogonie, le antropogonie e le visioni iniziatiche di quelle antiche popolazioni (Lhote 1988).

Una delle scene più significative è presente in un riparo di Tin-Tazarift, nel Tassili e mostra una serie di individui mascherati, allineati e in assetto ieratico danzante.

Ciascun danzatore tiene nella mano destra un probabile fungo; fatto ancor più sorprendente, dal fungo si dipartono due linee parallele tratteggiate raggiungenti la zona centrale della testa, dove hanno origine le due corna: una doppia linea che potrebbe significare un’associazione indiretta o un fluido immateriale passante fra l’oggetto tenuto in mano e la mente umana.

Un’associazione che ben si adatta all’interpretazione micologica, se si tiene conto dell’universale valore mentale, spesso di natura mistico-spirituale, dell’esperienza indotta da funghi e piante psicoattive.

Parrebbe come se quelle linee tratteggiate, ideogramma già di per se rappresentante qualche cosa di immateriale negli orizzonti artistici arcaici, intendesse rappresentare l’effetto che il fungo ha sulla mente (Samorini 1995).

Tin-Tazarift

(a sinistra) Rilievo della pittura del sito di Tin-Tazarift, Tassili, Algeria. (a destra) Particolare della medesima pittura

In seguito a due missioni di ricerca svolte durante gli anni ‘80, chi scrive ha individuato circa 120 simboli fungini nell’arte rupestre del Tassili. La forma che più corrisponde a questo oggetto cultuale è quella di un fungo psicotropo, il cui utilizzo sacrale socializzato è impresso nelle scene di sua raccolta e offerta, nelle espressive danze rituali, nelle geometrie fosfeniche e nelle produzioni visionarie del Tassili (Samorini 1989, 1992).

Nei due personaggi di In-Aouanrhat e Matalem-Amazar (nel Tassili), entrambi alti circa 0.8 m, mascherati, si osservano simboli fungini che si dipartono dagli avambracci e dalle cosce, mentre altri vengono impugnati fra le mani. Nella figura di Matalem-Amazar questi oggetti cospargono interamente il contorno esterno del corpo. Questi due personaggi potrebbero essere visti come immagini dello “spirito del fungo”, o di una “Divinità dei Funghi”.

Matalem-Amazar

(a sinistra) "Divinità dei funghi" di In-Aouanrhat, Tassili. (a destra) "Divinità dei funghi" di Matalem-Amazar, Tassili. Rilievo

La cultura della tarda Età della Pietra (epi-paleolitica) che produsse tra 9000 e 7000 anni or sono lo stile artistico rupestre delle “Teste Rotonde”, sembrerebbe rappresentare la più antica cultura umana sinora individuata in cui si riconosce in modo esplicito l’uso rituale di funghi psicoattivi.

Così, come aveva ipotizzato Robert Gordon Wasson (1986), questa documentazione sahariana conferma la supposizione che l’uso degli allucinogeni vegetali origina nel Paleolitico ed è sempre inserito in contesti rituali di natura religiosa.

Si vedano: Immagini delle pitture del Tassili (sito di Jabbaren)

Si vedano: Immagini delle pitture del Tassili (sito di Sefar)

Si vedano: Immagini delle pitture del Tassili (sito di In-Aouanrhat e altri siti)

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Si veda anche: Bibliografia generale sulle “Teste Rotonde”

LAJOUX J.-D., 1964, Le meraviglie del Tassili, Istituto Arti Grafiche, Bergamo.

LHOTE HENRY, 1988, A la découverte des fresques du Tassili, Arthaud, Paris.

MORI FABRIZIO, 2000, Le grandi civiltà del Sahara antico, Bollati Boringhieri, Torino.

SAMORINI G., 1989, Etnomicologia nell’arte rupestre sahariana (Periodo delle “Teste Rotonde”), Bollettino Camuno Notizie, n. 6(2), pp. 18-22.

SAMORINI G., 1992, The oldest representations of hallucinogenic mushrooms in the world (Sahara Desert, 9000-7000 BP), Integration, vol. 2/3, pp. 69-78.

SAMORINI G., 1992, Champignons hallucinogènes du Sahara préhistorique, Bullettin de l’Aemba (Entrevaux, Francia), vol. 24, pp. 7-12.

SAMORINI G., 1995, Sequenze lineari di punti nell’arte rupestre. Un approccio semiotico mediante psicogrammi e ideogrammi, Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 28, pp. 97-101.

SAMORINI GIORGIO, 2002, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza BO.

SANSONI UMBERTO, 1994, Le più antiche pitture del Sahara. L’arte delle Teste Rotonde, Jaca Book, Milano.

WASSON R. GORDON, STELLA KRAMRISCH, JONATHAN OTT, CARL A.P. RUCK, 1986, Entheogens and the Origins of Religion, Yale University Press, New Haven and London.

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