Il dio itifallico Min e la lattuga

The ithypallic god Min and the lettuce

Min è una delle più antiche divinità egiziane e una delle prime ad essere rappresentate antropomorficamente. Divinità della fertilità e della fecondità umana, animale e vegetale, pur non appartenendo all’Enneade del pantheon egizio, fu una divinità importante a partire dall’Antico Regno sino al periodo greco-romano. Per 2500 anni Min esercitò la sua influenza sulle credenze religiose e sull’immaginario popolare in diverse regioni dell’Egitto.

Effige del dio Min con due dei suoi attributi principali: itifallismo e piante di lattuga stilizzate sopra una specie di altare collocato dietro alla divinità. Parete posteriore della seconda corte del Ramesseo di Tebe (da James 2002, p. 154, particolare); (a destra) affresco dal tempio egiziano di Abu Simbel. Il faraone Ramesse II dona al dio Min-Amon, raffigurato in forma itifallica, alcune foglie di lattuga (da Zecchi, 2005, p. 199)

L’iconografia di Min è rimasta pressoché invariata nel corso del suo culto millenario. Il corpo è disarticolato ai fianchi e ha un generale aspetto mummiforme; è palesemente itifallico; porta sul capo una corona costituita da due piume di falco, accompagnate a volte a un disco solare; dalla regione della nuca scende un nastro che percorre la schiena; ha la barba; con il braccio destro sollevato impugna un flagello; il braccio e la mano sinistra sono poco visibili nelle raffigurazioni pittoriche e in bassorilievo, mentre la loro presenza e funzione si palesano osservando la statuaria di Min: la mano sinistra sorregge il fallo alla sua base.

Statuetta di Min-Amun proveniente da Tebe, alt. 22 cm. XXVI° Dinastia, Londra, British Museum (da Robins 1997, p. 229, fig. 275)

Dietro alla effige di Min è frequentemente rappresentato uno dei suoi due attributi più caratteristici: un’edicola dalla curiosa forma allungata, oppure un piedistallo sormontato da piante di lattuga.

La lattuga è la pianta di Min per eccellenza e questa insolita associazione fra una divinità itifallica e la lattuga è stata variamente interpretata dagli studiosi. Tale accostamento appare ancor più enigmatico se si considera il fatto che la lattuga è generalmente conosciuta come pianta dalle virtù anafrodisiache, mentre una delle caratteristiche più evidenti di Min è l’itifallismo. E’ ben testimoniato il fatto che l’offerta della lattuga al dio aveva lo scopo di fare eseguire al suo membro l’atto sessuale (Defossez 1985: 1, n. 2).

Quando raffigurata in associazione con Min, la forma più comune della lattuga è quella di un alberello appuntito, cipressoide, con decorazioni interne che hanno lo scopo di rappresentare il fogliame e che nei tempi più recenti tendono a sparire, offrendo quindi ancor di più l’aspetto di un albero appuntito stilizzato.

Nella prima fase dell’Egittologia questo simbolo vegetale fu effettivamente interpretato come cipresso, sicomoro e palma. Il primo studioso che identificò la pianta come lattuga parrebbe essere stato Victor Loret nel 1892 (cit. in Defossez 1985). Keimer (1924) identificò il vegetale come “lattuga egiziana”, cioè Lactuca sativa L. Koemoth (1994: 40) la identifica come L. sativa var. longiflora Lam.

Diverse raffigurazioni stilizzate delle piante di lattughe associate al dio Min: a) e c) da Gauthier 1931a, p. 162; b) ed f) da Rätsch 1995, p. 212; d) ed e) da Keimer 1924, p. 142, fig. 1 e 3; g) da Ch. Kuentz 1971, tav. 20, riprodotto in Moens 1985 fig. 2, p. 65 (particolare)

Le lattughe in relazione a Min sono rappresentate sopra un piedistallo, che può avere la forma di un altare o di una cappella dotata di porta e scalinata. Nell’area interna del piedistallo-altare è di frequente disegnata una griglia quadrangolare, che rappresenta il campo coltivato a lattughe visto dall’alto, dove ogni quadratino è identificabile con una singola aiuola o area destinata alla coltivazione di una pianta. Questa interpretazione è deducibile dall’osservazione dei dipinti che riportano scene di coltivazione, annaffiatura e raccolta della lattuga, come quelle presenti nelle tombe di Beni Hasan. In queste immagini il campo coltivato a lattuga è disegnato in prospettiva verticale e con la griglia quadrangolare delimitante le singole aiuole.

Raffigurazione di coltivazione di un campo di lattuga; particolare dalla tomba n. 3 di Beni Hasan, camera principale, parete occidentale (da Newberry 1893, tav. XXIX)

Sono stati evidenziati alcuni aspetti poco noti di Min, dai quali si dedurrebbe che, nel vedere la lattuga, il viso del dio si illumina, e che gli uomini gli offrono la pianta affinché ne mangi (la “mastichi” o la “aspiri”) ed è a conseguenza di ciò che il suo membro si erige. Uno degli scopi di tale erezione è di carattere punitivo, per terrorizzare e, forse, simbolicamente sodomizzare i nemici vinti. Min appare nelle iscrizioni anche come “Signore del Fallo” (Belluccio 1995: 27).

Nel corso dell’XI° Dinastia Min subì un’importante unione sincretica con il dio Ammone: entrambi sono itifallici e godono del titolo di Kamutef, “Toro di sua madre” (Wainwright 1934). Anche l’attributo vegetale di Min – la lattuga – viene conservato in questo processo di sincretismo.

E’ il caso di precisare che l’addomesticamento delle specie selvatiche di lattuga, che diede forma alla comune insalata, si deve proprio agli Egiziani (Lindquist 1960); la lattuga coltivata sarebbe derivata per selezione direttamente dalla Lactuca serriola L., la più comune fra le specie selvatiche del bacino del Mediterraneo (Whitaker 1969: 263), o forse più probabilmente, sarebbe il risultato di ibridizzazione interspecifica (Lindquist, 1960). Gli antichi Egiziani rivolsero una particolare attenzione alle amare lattughe selvatiche, che coltivarono e da cui ottennero per selezione la più tenera e appetitosa lattuga da orto (L. sativa). Dall’Egitto, la lattuga da orto si diffuse in seguito fra le culture del Mediterraneo e, più tardi, di tutto il mondo. Si tratta di un’acquisizione agricola di fondamentale importanza per la dieta e l’economia alimentare degli Egiziani e non sorprende il fatto che questa pianta sia stata associata e messa sotto tutela di una divinità.

Come già sottolineato, l’elemento sorprendente e in un qualche modo contraddittorio di tale associazione è l’itifallismo del dio causato dalla lattuga. Altri dubbi sorgono domandandosi quali specie di lattuga – se quella coltivata o quella selvatica – siano raffigurate insieme a Min o fra le offerte nei tavoli cerimoniali. Osservando inoltre i dati etnobotanici sul genere Lactuca, che evidenziano proprietà psicoattive associate a queste piante – proprietà largamente ignorate dagli studiosi che si sono occupati della lattuga di Min – appare chiaro che questa divinità non è semplicemente un dio tutelare di un’importante pianta da orto e che il suo rapporto con il vegetale è più intimo di quanto sinora riconosciuto (Samorini, 2003-4).

(a sinistra) Particolare di pittura del sarcofago di Tashaenkheper con rappresentazioni di lattughe e contenitori per bevande fermentate (Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. KS 1961, provenienza Tebe (?), XII-XIII° Dinastia, riprodotto in: AA.VV. 1990, p. 209, fig. 158); (a destra) diverse raffigurazioni di piante di lattuga, colorate di azzurro o verde, dall’arte funeraria egiziana

Dai fusti fioriferi tagliati di queste lattughe fuoriesce un lattice bianco che, raccolto e lasciato asciugare, produce una sostanza bruna resinosa, chiamata lattucario. Questo era considerato, oltre che anafrodisiaco, dotato di proprietà narcotico-sedative simili a quelle dell’oppio, riconosciute dalla farmacopea moderna. Le proprietà oppiacee sono attribuite particolarmente al lattucario ricavato da Lactuva virosa L., una lattuga selvatica europea; sono usate come medicine soporifere e sedative anche L. serriola e la medesima lattuga da orto, L. sativa.

Si vedano ulteriori notizie sul lattucario.

Ciò suggerisce cautela nell’identificazione della specie, quando si ha a che fare con la lattuga, compresa quella raffigurata nell’arte egizia: la “lattuga” delle fonti iconografiche e letterarie antiche non va sempre intesa come lattuga da orto, coltivata, L. sativa, bensì, verificate anche le loro più significative proprietà psicoattive e medicinali, come lattughe selvatiche  delle specie L. virosa e L. serriola.

In Egitto, la lattuga selvatica più comune era ed è Lactuca serriola, mentre L. virosa non è presente nella flora egiziana e  non lo era nemmeno ai tempi antichi della cultura egiziana (Täckholm 1974: 608-10). E’ importante acquisire questo dato botanico fra gli egittologi, onde evitare ulteriori confusioni interpretative.

Pianta di Lactuca serriola L., la specie più comune di lattuga selvatica in Egitto e dalla quale gli antichi Egiziani selezionarono per coltivazione la specie di lattuga da orto, L. sativa L.

Nelle culture greca e romana e nel corso di tutto il Medioevo europeo le lattughe – sia le varietà coltivate che le specie selvatiche – furono considerate dotate di proprietà anafrodisiache e soporifere. L’opposta valenza fra la cultura egiziana e quella europea nei confronti delle proprietà afrodisiache della lattuga resta da spiegare.

Gli studiosi che si sono sino a oggi preoccupati di questa contraddizione tendono per lo più a risolverla “culturalmente”. Per Keimer (1924) l’associazione dell’itifallicità di Min con la lattuga è spiegabile considerando il lattice di questa pianta come simbolo dello “sperma divino” e di fertilità. Di opinione simile è Germer (1980: 86), per il quale “si può escludere con notevole certezza che nell’antico Egitto la lattuga venisse utilizzata come afrodisiaco”; un’affermazione discordante con i dati etnografici specifici della valle del Nilo. Defossez (1985) associa l’eretismo di Min con la velocità di crescita e di “erezione” del gambo fiorifero della lattuga. Questa infatti, sia coltivata che selvatica, appare inizialmente con il noto aspetto di cespo di insalata, ma a un certo punto dalla regione centrale del cespo si erge velocemente un fusto che può raggiungere l’altezza di 150 cm e oltre, al culmine del quale si sviluppa l’apparato sessuale della pianta, con fiori, frutti e semi. Anche J.R. Harlan, pur riconoscendo le proprietà psicoattive della lattuga e un loro ruolo nel simbolismo di Min, propone un’interpretazione culturale della differenza fra le proprietà afrodisiache e anafrodisiache della lattuga, in Egitto e in Europa: “Questo mostra che la gente crede proprio ciò che vuol credere” (Harlan 1986: 9). Ancor più recentemente, Koemoth (1994: 40-2) ritiene che “la ragione delle proprietà fertilizzanti attribuite a questa pianta [in Egitto] sono da ricercare nel contesto storico-religioso più che in quello farmacologico”.

Diversi modi in cui è scritto nell'antica lingua ieratica egiziana il nome della lattuga selvatica (da Aufrère, 1986, p. 2)

Diversi modi in cui è scritto nell’antica scrittura geroglifica egiziana il nome della lattuga selvatica (da Aufrère, 1986, p. 2)

La studiosa che maggiormente si è avvicinata alla soluzione dell’enigma della lattuga di Min è Adriana Belluccio (1995), la quale riconosce la pianta del dio itifallico come appartenente al gruppo delle droghe vegetali psicoattive, visionarie e afrodisiache.

Pur riconoscendo la generale importanza delle diversità culturali nell’interpretazione delle differenze etnologiche, nel caso della lattuga parrebbero rientrare cause farmacologiche e più specificatamente psicofarmacologiche.

Dalla cultura greco-romana alla medicina ottocentesca, in Europa gli effetti della lattuga sono stati impropriamente paragonati a quelli dell’oppio. La lattuga e soprattutto il lattucario ricavato dal suo lattice manifestano effetti parzialmente simili a quelli dell’oppio in certi quantitativi (dosaggi che potremmo definire “terapeutici”), mentre, a dosaggi più elevati, subentrano negli effetti componenti stimolanti e allucinatorie. Questa relazione dose/effetto troverebbe riscontro e giustificazione nella composizione chimico-farmacologica dei diversi principi attivi presenti nella lattuga (per un’esposizione più particolareggiata, cfr. Samorini, 2006; Festi & Samorini 2004).

Un’incontestabile differenza d’effetto fra lattuga e papavero da oppio consiste nella notevole midriasi (dilatazione della pupilla) osservabile con dosaggi anche bassi di lattucario, a confronto con il restringimento pupillare caratteristico degli oppiacei. Una componente psicoattiva non oppiacea, bensì stimolante e allucinogena degli effetti del lattucario è riscontrata nei casi di intossicazione accidentale acuta registrati dalla letteratura medica nel corso degli ultimi due secoli (cfr. Boe 1877; Spadari et al. 2003). Si veda l’enigma dell’alcaloide midriatico della lattuga.

In base a questi dati, è possibile formulare un’ipotesi che spieghi la diversità di credenze sulla lattuga partendo da una differenza farmacologica: mentre in Europa erano d’uso comune le “dosi terapeutiche”, dagli effetti narcotico-sedativi e analgesici, fra gli antichi Egiziani erano originalmente in uso dosaggi più forti, che potremmo chiamare “dosi egizie”, dalle proprietà stimolanti e allucinogene. Le differenti interpretazioni culturali hanno fatto il resto: i dosaggi egizi comportavano esperienze psichiche – interpretate religiosamente – e fisiche, da cui l’itifallismo di Min; mentre in Europa, essendo noti solo gli effetti analgesici e “simil-oppiacei” della lattuga, si affermò la credenza nelle sue proprietà anafrodisiache.

 

Si vedano anche:

Il lattucario

L’alcaloide midriatico della lattuga

Le droghe degli antichi Egiziani

 

ri_bib

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Un Commento

  1. zizzedda
    Pubblicato ottobre 9, 2011 alle 12:12 pm | Link Permanente

    grazie mille,
    tutto molto interessante e soprattutto descritto in modo comprensibile anche ai non addetti ai lavori….
    un’appassionata di egittologia.

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