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L’enigma dell’alcaloide midriatico della lattuga
The enigma of the mydriatic alkaloid of the lettuce
Elevate dosi di lattucario e di lattuga selvatica provocano una visione disturbata, con difficoltà di messa a fuoco e percezione distorta della forma degli oggetti. Ciò non sarà sfuggito agli antichi osservatori ed è forse da questo fenomeno che originò la credenza riportata da Eliano (De nat.anim., II, 43) e da Plinio (Historia Naturalis, XX, 60) che i falchi, quando la loro vista si annebbia, per curarsi estraggono il lattice dalla lattuga selvatica e se lo spalmano sugli occhi.
Nell’antichità classica e medievale il lattucario era ritenuto avere proprietà curative sugli occhi, in quanto “elimina le macchie e i veli degli occhi” (Dioscoride, De Materia .medica, II, 25) e “unito a latte umano guarisce tutte le affezioni degli occhi … e soprattutto gli offuscamenti della vista. Contro le lacrimazioni lo si applica anche sugli occhi, con un impacco di lana” (Plinio, Hist.Nat., XX, 61-2). In un altro passo (XX, 67) Plinio specificava che “il lattice unito a latte umano, è indicato come il medicamento più efficace per ottenere una vista nitida, purché se ne facciano per tempo applicazioni sugli occhi e sulla testa; è inoltre efficace nelle affezioni provocate agli occhi dal freddo”. Anche Matthioli (Comm.mat.med., CXXV, 277), secoli più tardi, riportava che il lattucario “leva via i fiocchi e le nuvolette degli occhi”.
L’associazione fra lattuga e disturbi visivi aveva anche una valenza opposta, in quanto si riteneva che quest’insalata, se mangiata troppo di frequente come cibo, nuocesse alla vista, rendendola meno chiara (Dioscoride, Mat.med., II, 125; Plinio, Hist.Nat., XX, 68). L’ambivalenza di questa antica associazione potrebbe originare da simbolismi formatisi attorno ai riconosciuti effetti sulla vista di quantità significative di lattucario.
Un’incontestabile differenza d’effetto fra lattuga e papavero da oppio consiste nella notevole dilatazione della pupilla (midriasi) osservabile con dosaggi anche bassi di lattucario, a confronto con il restringimento pupillare caratteristico degli oppiacei.
La biochimica della lattuga e del lattucario non è del tutto chiarita (per una rassegna cf. Festi & Samorini 2004). I principali composti responsabili degli effetti sedativi e analgesici parrebbero essere dei lattoni sesquiterpenici – lattucina e lattupicrina. Nel lattice fresco di L. virosa sono state determinate quantità di questi composti sino allo 0,9%, mentre nel lattucario la concentrazione raggiunge l’8-9% (Mahmoud et al. 1986; Schenk et al. 1939).
Nei periodi a cavallo fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, alcuni studiosi affermarono di aver isolato anche un alcaloide tropanico simile alla iosciamina. Il contenuto era stimato nello 0,2% per la lattuga da orto fresca (Dymond 1892). Questo tipo di alcaloide è presente nelle Solanaceae allucinogene, quali giusquiamo, mandragora, datura.
La presenza di alcaloidi tropanici nella lattuga fu in seguito a più riprese negata e affermata – più su basi speculative che sperimentali – e a tutt’oggi non si conoscono ulteriori ricerche chimiche in proposito.
Nel 1976 Marquardt et al. riscontrarono in L. virosa la presenza di N-metilfenetilamina. Alcuni autori (Huang et al. 1982; Spadari et al. 2003) hanno responsabilizzato questo alcaloide di una parte delle proprietà psicoattive delle lattughe; tuttavia, l’attento studio di Shulgin & Shulgin (1992) sui derivati della fenetilamina non ha dimostrato effetti psicoattivi di questo alcaloide e si deve fare attenzione nel non considerare psicoattivo qualunque derivato fenetilaminico (alla cui classe appartengono le amfetamine e gli empatogeni del tipo MDMA o “exstasy”). Come hanno dimostrato gli Shulgin, la sola aggiunta di un gruppo metilico alla molecola della fenetilamina non è sufficiente per dotarla di proprietà psicoattive. Del resto, è sufficiente osservare la presenza della N-metilfenetilamina a concentrazioni ben più elevate che nella lattuga in altri tipi di verdure e di frutta, per dubitare di suoi effetti psicoattivi o anche solo significativamente simpaticomimetici: nel rafano fresco questo alcaloide è presente in concentrazioni dello 6.6 ppm, nel ravanello dello 5.4, spinaci 2.4, cavolo 3.7, buccia di mela 1.3, sedano 0.5; nella lattuga e nella rapa rossa fresche la concentrazione è dello 0.4 ppm (Marquardt et al., 1976). E se la N-metilfenetilamina non può essere responsabile dell’effetto midriatico della lattuga, non possono esserlo nemmeno i lattoni sesquiterpenici, dato che altri vegetali che li contengono – ad esempio Cichorium intybus – non sono noti come agenti midriatici.
Il rimando agli effetti tropanici, più che a quelli oppiacei, della lattuga è di antica data. Il medico italiano Menicucci scriveva nel lontano 1837: “La proprietà narcotica della Lactuca virosa è tanto forte da emulare per poco quella dell’oppio, avendo ancora il suo succo, lo stesso odore, lo stesso sapore; ma agisce però sul cervello a guisa degli estratti di Giusquiamo, e di altre piante della famiglia dei Solani: ed è per ciò che L. virosa è collocata nella schiera dei controstimolanti” (:32-3).
L’associazione fra lattuga e solanacee non è espressa unicamente dalla probabile presenza nel genere Lactuca di un alcaloide midriatico di tipo tropanico. Sin dai tempi di Dioscoride le foglie di mandragora erano paragonate nel loro aspetto a quelle della lattuga. Per questo motivo la mandragora era chiamata anche tridace (tridakias), dal greco tridas (=lattuga) (Koemoth 1994: 156). Il paragone fra lattuga e solanacee potrebbe essere stato esteso o fatto derivare dalla constatazione che entrambe sono piante psicoattive e dalla probabile parziale comunanza di principi attivi.
Una caratteristica nota degli alcaloidi tropanici è un potente effetto midriatico. La loro presenza nella lattuga non sarebbe quindi in contraddizione con i riportati effetti del lattucario di allargare le pupille e, a larghe dosi, di disturbare la visione; anzi lo spiegherebbe, così come spiegherebbe gli stati fortemente allucinatori e deliranti registrati nei casi di intossicazione accidentale (es. Boe 1876), difficilmente attribuibili ai lattoni sesquiterpenici.
Resta il fatto che la presunta presenza di un alcaloide midriatico nelle lattughe è passata in maniera acritica in letteratura e appare strano, se non preoccupante, il generale disinteresse nel chiarire un dubbio di notevole portata sotto i profili farmacologico e tossicologico nei confronti di una così importante pianta alimentare quale è la lattuga; in quanto, è del tutto probabile che, se questo alcaloide midriatico risultasse realmente presente nelle lattughe selvatiche, sarebbe presente – seppure in minori quantità – anche in L. sativa e nelle sue varietà orticole (Samorini, 2006).
Boe, 1876, Caso d’avvelenamento da lattuca virosa, Rivista Clinica di Bologna, s. 2, 6, p. 376.
Dymond T.S., 1892, La giusquiamina nella lattuga, Gazzetta degli Ospitali di Milano, vol. 13, p. 396.
Festi F. & G. Samorini, 2004, Scheda Psicoattiva XVI: Lactuca L., Eleusis, n.s., vol. 8, pp. 85-112.
Huang Z.J., A.D. Kinghorn & N.R. Farnsworth, 1982. Studies on herbal remedies. I: Analysis of herbal smoking preparations alleged to contain lettuce (Lactuca sativa L.) and other natural products. J.Pharm.Sci., vol. 71, pp. 270-271.
Koemoth P., 1994, Osiris et les arbres. Contribution de l’étude des arbres sacrés de l’Égypte ancienne, CIPL, Liège.
Mahmoud Z.F. et al., 1986, Sesquiterpenes Lactones from Lactuca sativa, Phytochemistry, vol. 25(2) , pp. 747-8.
Marquardt P., H.-G. Classen & K.-A. Schumacher, 1976, N-Methylphenäthylamin, ein indirektes Sympathikomimetikum in pflanzlichen Lebensmitteln, Arzneim-Forsch., vol. 26, pp. 2001-3.
Menicucci C.A., 1837, Storia e riflessioni sopra una cardialgia vinta in pochi giorni col solo succo condensato di Lactuca virosa, Benedini, Lucca, IT.
Samorini G., 2006, Lattuga e lattucario. Storia di equivoci ed enigmi insoluti, Erboristeria Domani, n. 299, gennaio, pp. 49-55.
Schenck G., H. Graf & W. Schreber, 1939, Über die Isolierung von Lactucin und Lactucopikrin, Archiv Pharmazie, vol. 277, pp. 137-145.
Shulgin A. & A. Shulgin, 1992, Pihkal, Transform Press, Berkeley, CA.
Spadari M. et al., 2003, Abus de laitue vireuse, Presse Médicale, vol. 32(15), pp. 702-3.