La moderna cerimonia del kava a Samoa

The modern ceremony of the kava in Samoa

Da: Lowell D. Holmes, 1967, The function of kava in modern Samoan culture, in: D. H. Efron et al. (Eds.), Ethnopharmacologic Search for Psychoactive Drugs, Public Health Service Publs., Washington, pp. 107-118.

[pp. 111-117]

Nel preparare la moderna cerimonia del kava a Manu’a, il capo oratore che più tardi dirigerà la distribuzione della bevanda seleziona un pezzo di radice di kava. Questa parte della pianta è chiamata Radice Fratello (‘ava uso). Il nome è in relazione a un mito che racconta come due fratelli, i figli di Tagaloa, trovarono un pezzo di legno galleggiante mentre nuotavano a ovest del Gruppo di Manu’a. Essi divisero il legno e usarono i due pezzi come galleggiante. Uno dei fratelli tornò a Fitiuta, dove numerose piante simili erano già state viste crescere, mentre l’altro fratello nuotò sino alle Samoa Occidentali, dove il kava era sconosciuto. Qui egli piantò il suo pezzo di legno e quindi introdusse la bevuta del kava in quest’area.

Dopo la selezione iniziale di un pezzo di radice di kava, la società degli uomini non-titolati (aumaga) assume la direzione, e la radice viene tagliata in pezzi ancora più piccoli da uno dei suoi membri. In questa forma il kava è noto come una o le i’ a sa, “squame del pesce sacro o proibito”. Questo termine allude al fatto che, come molti altri cibi sacri o tabù, il kava è riservato per l’esclusivo uso dei capi.

Mentre i pezzi di kava erano originalmente masticati, la preparazione finale oggigiorno comporta la polverizzazione in un mortaio di pietra grezza (ma’a tu’i’ava). Altre preparazioni per la cerimonia includono il lavaggio del recipiente per il kava e il portare acqua in contenitori di noce di cocco (a volte oggigiorno viene sostituito da un secchio galvanizzato).

Un inventario completo dei parafernali cerimoniali include: un recipiente intagliato di 18 pollici di diametro, che tradizionalmente aveva quattro gambe ma ora può averne sino a ventiquattro, un colino fatto di brandelli di rafia di ibisco, e una coppa di noce di cocco levigata.

Le cerimonie del kava di villaggio sono solitamente tenute nella casa che serve come luogo d’incontro del consiglio del villaggio. Quando il capo del villaggio entra nella casa del consiglio, prevale un’attitudine di reverenza. Nulla può essere indossato sopra alla vita e ornamenti corporei di qualunque tipo devono essere messi da parte. Gli uomini parlano sottovoce e si astengono dal fumare quando ha inizio la cerimonia del kava.

In un luogo vicino al retro della casa tre uomini non-titolati, membri del villaggio aumaga, si stazionano presso il recipiente per il kava, mentre un quarto uomo rimane all’esterno per pulire il colino di ibisco dalle fibre di kava quando gli viene periodicamente gettato dallo spremitore. L’uomo che ha il compito di strizzare il kava è seduto immediatamente dietro al recipiente con un mescitoio per l’acqua alla sua destra, e alla sua sinistra, l’uomo che porterà le coppe del liquido ai capi dell’assemblea. Lo spremitore deve osservare numerosi tabù. Questi includono il non indossare mai una collana di fiori, un anello, una camicia o alcun altro vestito ad eccezione di un panno (lavalava). I lavalava degli uomini non-titolati coinvolti nella cerimonia devono essere indossati in modo tale da non estendersi oltre le ginocchia. La spremitura del kava deve essere fatto correttamente e con precisione. Gli uomini non-titolati sono orgogliosi della loro abilità in quest’arte. C’è un certo insieme di operazioni specifiche nella preparazione del liquido, e ciascuna ha un nome tradizionale. Essi sono:

1. Fa’apulou – Coprire il kava in fondo al recipiente con il colino.

2. Vau – Pressare verso il basso il colino con le nocche delle mani e con le dita.

3. Aoga – Raccogliere i pezzi di fibra di kava nel colino tirandoli verso il retro del recipiente.

4. Tatau – Spremere il kava. Il colino viene sollevato dal recipiente e strizzato solamente tre volte. Viene afferrato con entrambe le mani, allo stesso modo in cui uno tiene stretta una palla da baseball. Al termine di ciascuna spremitura le mani serrate sono piegate in avanti in modo che il liquido non coli lungo le braccia.

5. Mapa – Pulire il colino. Dopo che le operazioni sopradescritte sono state svolte per tre volte, il colino viene fatto passare sotto il ginocchio destro dello spremitore e gettato dietro, con un moto laterale del braccio, verso la persona non-titolata che sta all’esterno della casa, che lo afferra nella sua mando destra e rimuove le particelle di kava con tre o quattro colpi violenti. Il colino di ibisco viene quindi gettato dietro di nascosto e afferrato dallo spremitore con la sua mano destra.

Questo procedimento continua sino a che il recipiente è libero da pezzi di radice di kava. Quando ciò è completato e il kava è pronto per la bevuta, lo spremitore pulisce l’orlo della ciotola, pulisce lo stesso colino mordendolo, ne fa una palla, e lo immerge nel kava, e lo solleva sopra alla ciotola con entrambe le mani, permettendo al flusso di liquido di ricadere nella ciotola. Questo gesto finale, noto come sila alofi, permette ai capi di vedere se il kava richiede una maggiore quantità d’acqua. Si dice che la corretta miscela viene giudicata dal suono del kava che cade nella ciotola, così come dal suo colore.

Se il capo oratore che serve da annunciatore del kava non richiede ulteriore acqua, il colino di ibisco viene spremuto e collocato sull’orlo del recipiente. Lo spremitore del kava pone quindi le sue mani sui lati del recipiente, coprendo con la mano destra il colino. Egli rimane in questa posizione sino a che il kava non è stato distribuito.

E’ responsabilità del capo oratore che dirige la cerimonia osservare lo svolgimento della spremitura dalla sua posizione dietro e alla destra del recipiente. Quando il kava è pressoché pulito da particelle di fibre, egli deve iniziare la parte verbale della cerimonia con una recita poetica (solo) che racconta l’origine mitica del kava, o cerimonie del kava di particolare importanza tenute dalle antiche divinità di Samoa. Esempio di un tipico solo:

Si’i le faiva e to’alua
Papa ma Lotulotua
Aumai se i’a setasi
Le Manini mai le Sami
Telemu ma Telea’i
O mai lua te taufetulli ile lagi
Fati mai se la tasi
Se la o le la ‘ava o tu felata’i
Gaugau ma sasa
Gaugau ma falava

(traduzione)
Due persone pescavano
Papa e Lotulotua (membri della famiglia di Tagaloa)
Essi presero un pesce
il Manini, dal mare
Telemu e Telea’i (due fratelli della famiglia di Tagaloa)
furono mandati di corsa in cielo
per portare un ramo di kava
Essi ruppero e colpirono il kava
Essi ruppero e colpirono il selvaggio kava

Molti solo sono tradizionali, ma gli abili capi oratori possono comporne di propri. E’ il caso di notare che l’esempio sopra riportato è composto di coppiette di rime. V’è tuttavia poco riguardante il ritmo. Il solo segue un tempo in modo tale da terminare nel momento in cui il kava è completamente libero dalle fibre, dopo di che l’annunciatore del kava afferma: “Ua usi le olifi” (“Il kava è già pulito”). Il colore e la consistenza della miscela sono quindi analizzati e, se considerati accettabili, i capi dell’assemblea rispondono battendo le mani numerose volte. Gli informatori affermano che questo atto di battere le mani corrisponde al battere le mani della divinità Pava quando i suoi figli tornarono in vita mediante l’azione di Tagaloa Ui durante la prima cerimonia del kava. [si veda il mito d’origine della cerimonia del kava nelle isole Samoa]

La distribuzione del kava inizia chiamando il titolo di coppa del grande capo al quale, per via del suo rango, viene concesso di bere per primo. Si deve comprendere che il titolo di coppa non è il titolo di famiglia del capo. Per esempio, nel villaggio di Si’ufaga l’Alto Capo Lefiti (Lefiti è il titolo di famiglia) ha il titolo di coppa Lupe lele talitali lau ipu (“Il piccione che vola, riceve la tua coppa”). Solamente gli alti capi hanno un titolo di coppa. I capi oratori ricevono la loro coppa dopo l’annuncio del loro titolo di famiglia a le parole “Lau ‘ava” (“il tuo kava”). I capi di secondo rango ricevono la coppa dopo che il loro titolo di famiglia e la parola “Taumafa” (“bevi”) sono state pronunciate.

kava Samoa

1=Percorso eseguito per servire il capo di grado più elevato (PC); 2=Percorso eseguito per servire il grande capo (HC); 3=Percorso per servire i capi oratori (TC); 4=Percorso eseguito per servire i capi e i capi oratori di rango minore (LC); 5=Percorso eseguito per servire l’alto capo che riceverà l’ultimo kava (HC); +=Punto nel quale il servitore del kava si ferma prima di avvicinarsi ai capi di rango elevato.

L’ordine di bevuta è della più grande importanza, in quanto indica il reale rango del bevitore. Il capo di rango più elevato nel villaggio riceve per primo il kava; il capo oratore più elevato il secondo; il secondo capo più elevato il terzo; il secondo capo oratore il quarto; e così via seguendo verso il basso i ranghi dei capi e dei capi oratori. In alcuni villaggi questa procedura è alterata, e alcune divisioni dei capi, o alcune sezioni del villaggio, bevono prima degli altri. Bere l’ultima coppa di kava è prestigioso come bere per primi.

Il protocollo cerimoniale di bevuta, che varia in accordo al rango, è come segue: quando il capo massimo riceve la coppa, egli lo fa con entrambe le mani. Prima di bere versa alcune gocce sulla stuoia del pavimento e dice: “Ia fa’atasi le Atua ma i tatou i lenei aso” (“Possa Dio essere con noi oggi”) o “Ia ta’ita’i le Atua i lenei aso” (“Possa Dio essere il nostro capo per oggi”). Smith (8) a registrato una tipica preghiera come “Lasciate bere il kava a Dio, così che questo raduno possa essere piacevole”.

Dopo questa preghiera l’alto capo solleva la coppa, dice “Soifua” o “Manuia” e beve il contenuto della coppa. Se l’alto capo dice “Soifua” gli altri capi rispondono “Manuia“. Se quest’ultima parola è pronunciata dal bevitore, i capi replicano con “Soifua“. Gli informatori sottolineano la relazione fra questo aspetto della moderna cerimonia del kava e l’azione di Tagaloa Aui nella prima cerimonia del kava.

Il versamento del kava sulla stuoia rappresenta il versamento del liquido sulle due parti del figlio morto di Pava, e la parola “Soifua“, che può essere tradotto con “Vita” o “Possa tu vivere”, allude all’ordine dato da Tagaloa Ui quando egli fece il miracolo del ritorno in vita del ragazzo.

La parola “Manuia” può essere tradotta con “Benedetto” o “Possano gli dei benedirti”, e forse è associato a un’espressione di gratitudine di Pava. Gli informatori sostengono anche che il diritto dell’alto capo di bere per primo il kava e di sedersi nel fondo della casa è sanzionato dal mito di Tagaloa Ui.

Il protocollo della bevuta da osservare da parte di un alto capo oratore varia di un poco nel fatto ch’egli riceve la coppa di kava con le due mani se gli alti capi occupano entrambi il fondo della casa, ma se solamente un alto capo è seduto alla destra dell’alto capo oratore, la coppa deve essere ricevuta con la mano sinistra per evitare di mostrare all’alto capo il retro della mano. Naturalmente la coppa verrà presa con la mano destra se l’alto capo è seduto alla sinistra del capo oratore. Un alto capo oratore solitamente non versa del kava sulla stuoia del pavimento, sebbene egli possa dire “Soifua” o “Manuia” prima di bere.

I capi e i capi oratori di secondo rango non versano del kava sulla stuoia e non dicono alcunché prima di bere. Inoltre, essi non sono tenuti a rispettare la posizione dell’alto capo ricevendo la coppa con una particolare mano.

Alcuni samoani non sono interessati al kava, e “bevono” simbolicamente semplicemente toccando il fondo della coppa quando questa gli viene passata. La coppa può anche essere sollevata in forma di saluto e quindi ritornare al portatore di coppa, con il kava non toccato. In rare occasioni un capo può prendere il liquido nella sua bocca, sorseggiarlo e quindi voltarsi e sputarlo sul proscenio dell’esterno della casa. Tutte queste azioni rappresentano etichette accettabili per il non bevitore.

Quando sono riuniti molti capi, spesso non v’è kava a sufficienza per tutti. In tali casi è importante per l’annunciatore del kava stimare quando rimane una sola coppa di kava, e quindi annunciare rapidamente i nomi di coloro che sono titolati per bere. Dopo la recita di questa lista di titoli, l’annunciatore chiama il titolo di coppa dell’alto capo, che viene quindi onorato a bere per primo il kava, e l’ultima coppa di kava gli viene servita. Quando i capi oratori di grado secondario sono a conoscenza che non c’è sufficiente kava, essi interrompono spesso l’annunciatore e dicono: “Berrò con il mio capo”. Quando ciò si presenta, il titolo del capo oratore di minor grado non viene annunciato ma la coppa gli viene data immediatamente dopo che il capo o la sua famiglia sono stati serviti.

Se il kava viene consumato parzialmente, il resto deve essere gettato via e la coppa deve tornare vuota. Può essere passata di mano o gettata indietro al servitore. Se la coppa viene gettata al servitore, ciò è fatto per saggiare la sua vigilanza.

Tutti i membri aumaga a cui spetta prendere parte alle cerimonie del kava devono seguire le etichette stabilite per la bevuta collettiva del kava. Ogni rango di capo o capo oratore deve essere servito in un modo speciale e distinto. Deve essere dato rispetto alla metà della casa in cui il capo massimo è seduto, e il servitore del kava deve camminare in quest’area il meno possibile camminando verso i bevitori.

Quando viene servito un alto capo, il distributore di kava immerge la coppa di noce di cocco nel kava e la porta con i pollici e gli indici delle sue mani a livello della sua cintola verso il centro della casa, dove si ferma, la solleva all’altezza della sua fronte e cammina in direzione dell’alto capo. A circa quattro piedi dal capo il servitore abbassa la sua mano destra e con la mano sinistra colloca la coppa sulla palma della mano destra rivolta verso l’alto. La mano sinistra viene posta dietro la schiena, e la coppa viene passata all’alto capo all’altezza del suo torace. Il giovane uomo cammina quindi verso il centro della casa, dove si ferma e fa attenzione fino a che il capo ha finito di bere.

I capi di rango inferiore sono serviti del kava con la mano destra, ma nel loro caso la coppa è tenuta per il suo orlo con il pollice tenuto internamente, mostrando così il palmo della mano ai capi come viene loro presentato.

Nel servire un alto capo oratore, la coppa viene tenuta per il suo orlo con il pollice, l’indice e il medio della mano destra. Quando viene portato dal recipiente viene tenuto appena sopra la spalla sinistra. Quando di fronte all’alto capo oratore, il servitore del kava fa ruotare la coppa davanti e in basso, presentandola con il retro della sua mano verso il capo oratore. La coppa di kava per i capi oratori di rango inferiore viene portata nella mano destra, all’altezza della cintola, ma viene presentata con la mano sinistra. Come nel caso dei capi oratori di rango elevato, la coppa è tenuta per l’orlo e il retro della mano è mostrata al bevitore.

Dopo aver consegnato la coppa di kava, il servitore torna alla postazione centrale della casa e attende in piedi di fronte mentre il kava viene bevuto. In rari casi egli può tornare alla posizione di fronte alla ciotola di kava e stare di fronte al frontone della casa. Quando tutti i capi dell’assemblea e i capi oratori hanno bevuto o sono stati riconosciuti come aventi diritto di bere, l’annunciatore del kava conclude la cerimonia con “Ua moto le alofi” (“Il kava è finito”). “Ale le fau ma le ipu e tautau” (“La ciotola sarà appesa con il fau (colino) e con la coppa”). Forse una chiusura più tradizionale è quella registrata da Smith (9) come: “Le ‘ava ‘au motu” (“Il kava è cessato”). “Ua matefa le fau” (“Il colino è povero”). “Ua pa’u le alofi” (“l’assemblea dei capi è caduta”).

I capi dell’assemblea rispondono a queste parole finali dell’annunciatore del kava con un’espressione di ringraziamento, “malo fa’asoasoa“. Alla conclusione della cerimonia della bevuta del kava c’è sempre il fono o le ‘ava (“cibo per la cerimonia del kava”). Secondo il mito di Tagaloa Ui, il cibo per la prima cerimonia era il figlio di Pava e il cibo per la seconda era il pesce sacro Manini e talofa’afana (“taro ricotto”). Oggigiorno Manini e talofa’afana restano i cibi tradizionali per la cerimonia del kava, ma vi sono frequenti sostituzioni di riso, carne in scatola, o altri cibi di prestigio.

 

Riferimenti bibliografici:

8 ) Margaret Mead, 1930, Social Organization of Manua, Bishop Museum Bullettin n. 76, Honolulu.

9) Douglas Oliver, 1951, The Pacific Islands, Harvard University Press, Cambridge.

 

Si vedano anche:

 

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