L’Amanita muscaria fra i Koriaki (Jochelson)

The fly-agaric among the Koriaks (Jochelson)

 

Da: W. Jochelson, 1905-1908, The Koryak, Memoir of the American Museum of Natural History, New York. Jesup North Pacific Expedition, vol. VI, part I, Religion and Myth, New York, 1905. Part II, Material Culture and Social Organization of the Koryak, 1908. Traduzione dalla versione inglese in Gordon R. Wasson, 1968, Soma. Divine Mushroom of Immortality, HBJ, New York, pp. 265-272

(pp. 120-121) Fra gli oggetti che i Koriaki ritengono essere dotati di un potere particolare c’è l’agarico muscario (wa’paq, Agaricus muscarius). Il metodo di raccolta e l’uso che viene fatto di questo fungo velenoso sarà descritto più avanti. Può essere qui sufficiente puntualizzare sul concetto mitologico dei Koriaki nei confronti dell’agarico muscario.

Un volta – raccontano i Koriaki – Grande-Corvo aveva catturato una balena, e non era in grado di portarla nella sua casa nel mare. Egli non era capace di sollevare la borsa contenente le provvigioni di viaggio necessarie per la balena. Grande-Corvo si rivolse a Esistenza chiedendogli aiuto. La divinità gli disse: “vai in un luogo pianeggiante vicino al mare: lì troverai soffici gambi bianchi con cappelli maculati. Questi sono gli spiriti wa’paq. Mangiane alcuni e questi ti aiuteranno”. Grande-Corvo si diresse nel luogo indicato. Allora l’Essere Supremo sputò sulla terra e dalla sua saliva apparse l’agarico. Grande-Corvo trovò il fungo, lo mangiò e iniziò a sentirsi gioioso. Si mise a danzare. L’agarico muscario gli disse: “Com’è possibile che tu, così forte, non puoi sollevare la borsa?” – “Hai ragione – disse Grande-Corvo – sono un uomo forte. Andrò e solleverò la borsa da viaggio”. Andò, sollevò immediatamente la borsa e spedì la balena a casa. Quindi l’agarico gli mostrò come la balena stava andando verso il mare e come tornava dai suoi compagni. Allora Grande-Corvo disse “Lascia che l’agarico resti sulla terra e lascia che i miei bambini vedano ciò che mostrerà loro”.

L’idea dei Koriaki è che una persona drogata con l’agarico muscario (wa’paq) fa ciò che gli spiriti che vi risiedono gli dicono di fare. “Sono qui, disteso e mi sento così triste”, mi disse il vecchio Euwinpet di Paren’; “ma, se mangiassi un agarico muscario, mi alzerei e mi metterei a parlare e a danzare. C’è un vecchio uomo con i capelli bianchi. Se egli mangiasse qualche agarico e se gli venisse detto “Sei appena nato”, si metterebbe immediatamente a piangere come un infante. Oppure, se l’agarico dicesse a un uomo: “Ti dileguerai presto”, allora egli vedrebbe le sue gambe, le sue braccia e il corpo dileguarsi ed egli direbbe “Oh, perché ho mangiato l’agarico? Ora sono andato!” Oppure, se l’agarico dicesse: “Vai dall’Uno-in-Alto”, l’uomo andrebbe dall’Uno-in-Alto. Questi lo metterebbe sul palmo della sua mano e lo attorciglierebbe come un filo, in modo che le sue ossa si romperebbero e il corpo intero ruoterebbe. “Oh, sono morto”, direbbe quell’uomo. “Perché ho mangiato l’agarico?” Ma quando ne verrebbe fuori, egli ne mangerebbe ancora, poiché a volte è piacevole e divertente. Inoltre, l’agarico dice a ciascun uomo, anche se non è uno sciamano, che cosa lo affligge quando è malato, o gli spiega un sogno, o gli mostra il mondo superiore o inferiore, o gli predice che cosa gli accadrà”.

(pp. 582-584) I Koriaki sono appassionati consumatori del velenoso agarico muscario color cremisi, ancor più dei vicini Kamchadal e Chukchi, probabilmente perché il fungo è più comune nel loro territorio. Alcuni viaggiatori, come Krasheninnikov e Dittmar, erano dell’opinione che l’agarico muscario venisse comprato dai Koriaki dalla Kamchatka. Così, Dittmar afferma che non c’è agarico muscario nella penisola di Taigono,1 e che era portato lì dalla Kamchatka; mentre Krasheninnikov2 asserisce che in generale i Koriaki non hanno agarico muscario e che lo ottengono dai Kamchadal.

Le mie osservazioni, tuttavia, mi hanno convinto che non solo l’agarico muscario è abbondante in tutto il territorio dei Koriaki, ma che questi ne forniscono ai Chukchi. A metà del mese di agosto ho visto nella valle del fiume Varkhalam, non lontano dalla sua foce, un esteso campo cosparso dei caratteristici cappelli color cremisi dell’agarico muscario, con le loro macchie bianche.

Nei villaggi dei Koriaki Marittimi, lungo l’intera costa occidentale della baia di Penshina, ho conosciuto individui che erano impegnati nella raccolta e nell’essiccazione dell’agarico muscario, e che ne intraprendevano un commercio molto proficuo. Un Koriako di Alutorsk che si occupava di agarico muscario è citato da Sljunin.3

I Koriaki non mangiano l’agarico muscario allo stato fresco. Il veleno da fresco è più efficace e uccide più velocemente. I Koriaki affermano che tre funghi freschi sono sufficienti per uccidere una persona. Per questo motivo l’agarico muscario viene essiccato al sole o sul terreno dopo che è stato raccolto. Viene mangiato solamente dagli uomini; o per lo meno, non ho mai visto una donna che si drogava con questo fungo.4

Il metodo di utilizzo varia. Secondo quanto ho potuto osservare, nei villaggi della baia di Penshina gli uomini, prima di mangiarlo, lo fanno masticare alle donne e quindi lo ingeriscono. Bogoraz5 afferma che i Chukchee riducono il fungo in pezzi, li masticano e quindi bevono dell’acqua. Sljunin6 descrive allo stesso modo il metodo koriako d’impiego dell’agarico muscario. Nel descrivere il suo utilizzo fra i Chukchee e i Koriaki, Dittmar7 riporta ch’essi lo masticano e tengono il bolo in bocca per lungo tempo senza ingerirlo. Krasheninnikov8 riporta che i Kamchadal avvolgono il fungo essiccato in forma di un tubo e lo ingeriscono senza masticarlo, o lo mettono in ammollo in un decotto di salice e ne bevono il liquido così ottenuto.

Come altri vegetali velenosi, quali l’oppio e l’haschish, l’alcaloide dell’agarico muscario produce ebbrezza, allucinazioni e delirio. Le forme di luce dell’ebbrezza sono accompagnate da un certo grado di animazione e una certa spontaneità dei movimenti. Molti sciamani, prima delle loro sedute, mangiano l’agarico muscario con lo scopo di ottenere stati estatici.

Una volta chiesi a un Koriako allevatore di renne, che era considerato un eccellente cantante, di cantare in un fonografo. Egli provò diverse volte ma senza successo. Evidentemente era diventato timido di fronte all’invisibile registratore; ma dopo aver mangiato due funghi, si mise a cantare a voce alta, gesticolando con le mani. Lo dovetti sostenere affinché non cadesse sulla macchina; quando il cilindro terminò, lo dovetti tirar via dalla cornetta, sulla quale rimase piegato a lungo per ascoltare i suoi canti.

Nello stato di forte ebbrezza i sensi diventano confusi; gli oggetti appaiono molto grandi o molto piccoli, si presentano allucinazioni, movimenti spontanei e convulsioni. Ho potuto osservare attacchi di grande animazione alternati con momenti di profonda depressione. La persona ebbra di agarico muscario siede quietamente dondolando da un lato all’altro, anche partecipando alla conversazione con la sua famiglia. Improvvisamente i suoi occhi si dilatano, si mette a gesticolare convulsamente, parla con persone ch’egli immagina siano presenti, canta e danza. Quindi si instaura nuovamente un periodo di riposo.

Per mantenere l’ebbrezza sono tuttavia necessarie dosi addizionali di fungo. Infine sopravviene un sonno profondo, che è seguito da mal di testa, sensazione di nausea e un impulso a ripetere l’ebbrezza. Se c’è un’ulteriore fornitura di funghi, questi vengono mangiati. Agli inizi dell’inverno, quando sono ancora disponibili grandi quantità di funghi, gli uomini anziani iniziano i loro caroselli. A Kuel ci sono due anziani dei clan di Paren, e durante il mio soggiorno in quel villaggio non ero a volte in grado di fare conversazione con loro per diversi giorni. Essi si trovavano o inebriati dal fungo o di cattivo umore per gli effetti postumi.

Nella medesima stagione, i Koriaki allevatori di renne ricorrono agli insediamenti della costa per comprare e mangiare l’agarico muscario. Intrattenere un ospite con agarico muscario è segno di riguardo speciale. Il dottor Sljunin riporta che un piccolo bicchiere di brandy o di alcol diluito è utile come splendido antidoto nei casi di avvelenamenti con agarico muscario.9

V’è ragione di credere che l’effetto dell’agarico muscario sarebbe più forte se il suo alcaloide non venisse velocemente estratto dall’organismo con l’urina. I Koriaki sanno ciò per esperienza, e l’urina di una persona inebriata con il fungo non viene gettata via. Lo stesso mangiatore di fungo la beve per prolungare le sue allucinazioni, o la offre ad altri in dono.

Secondo i Koriaki, l’urina di un inebriato dal fungo possiede un effetto inebriante come il fungo, sebbene non parimenti potente. Ricordo come, nel villaggio di Paren’, una compagnia di mangiatori di agarico muscario usava un barattolo dove era stato messo un frutto della California (California fruit) come beccuccio, in cui veniva fatta passare l’urina, per essere bevuta successivamente. Mi fu detto di due uomini anziani che bevvero la loro urina quando ebbri dal brandy, e che l’ebbrezza fu così mantenuta.

Possono essere mangiati da tre a dieci funghi essiccati senza effetti mortali. Alcuni individui sono inebriati dopo averne consumati tre. Si presentano raramente casi fatali. Mi fu riportato di un caso in cui un Koriako ingerì dieci funghi senza sentir alcun effetto. Quando ne mangiò un altro, vomitò e morì. Nell’opinione dei Koriaki, gli spiriti dell’agarico muscario lo avevano soffocato. Essi riportarono che questi spiriti erano fuoriusciti con il vomito sotto forma di vermi, che scomparvero sottoterra.

I Koriaki erano informati sul brandy dai Russi e dai cacciatori di balena americani. Nonostante la proibizione del Governo Russo contro l’importazione del brandy, questo spesso raggiungeva d’inverno i villaggi e gli accampamenti dei Koriaki, portato lì lungo vie commerciali dai mercanti russi. I cacciatori di balene lo portano negli insediamenti costieri in estate. Come tutte le altre tribù primitive, i Koriaki sono appassionati consumatori di brandy, e i venditori spesso ottengono una volpe artica o rossa in cambio di un bicchiere di brandy. Alla mia domanda se preferissero il brandy o l’agarico muscario, molti Koriaki rispondevano “l’agarico muscario”.

L’ebbrezza da quest’ultimo è considerata più piacevole e la reazione è meno dolorosa di quella che segue una bevuta di brandy. Come l’agarico muscario, il brandy è bevuto principalmente dagli uomini anziani. Questi non lo danno ai più giovani, per il motivo di non essere privati del loro piacere; e se capita che i giovani o le donne riescono ad ottenere del brandy, frequentemente lo passano agli anziani della loro famiglia.

Due proprietari di mandrie che incontrai a Palpal erano totalmente disinformati su questa bevanda. Alcuni Koriaki dei villaggi costieri avevano appreso dai Cosacchi russi come fare il brandy di mirtilli. Essi mettono i mirtilli in fermentazione, e mediante una pipa distillano il liquido da una marmitta di rame a un’altra, l’ultima servendo come refrigeratore. Il risultato è un liquore piuttosto forte con sapore e odore così disgustanti che il semplice tentativo di assaggiarlo mi nauseò. Krasheninnikov10 afferma che i Cosacchi in Kamchatka e, seguendo il loro esempio, i Kamchadal, distillavano il brandy dall'”erba dolce” (Heracleum sphandilium).

Jochelson

Fig. 9

(p. 483) Quando le renne si cibano esclusivamente di licheni, acquistano uno speciale desiderio per l’urina degli esseri umani. Questo desiderio le attrae verso le abitazioni umane. Nella fig. 9 è rappresentato un contenitore (il nome in koriako significa “la camera da notte della renna”) fatto con pelle di foca, che ogni allevatore porta attaccato alla sua cintura e che utilizza ogni qualvolta desideri urinare, in modo da conservare l’urina come mezzo di attrazione per catturare le renne che fuggono.

Di frequente la renna arriva di corsa all’accampamento da un pascolo lontano per assaggiare la neve satura con l’urina, che è per queste una delicatezza. Le renne possiedono un acuto senso di udito e di odorato, ma la loro vista è piuttosto povera. Un uomo che si ferma per urinare all’aperto attrae le renne da lontano e queste, seguendo il senso dell’odorato, corrono verso l’urina e difficilmente distinguono l’uomo, non facendogli attenzione. La posizione di un uomo che sta alzato in un campo aperto mentre urina è alquanto critico quando diventa oggetto di attenzione delle renne che scendono verso di lui da tutte le parti a grande velocità.

(p. 115) Alle origini, nei tempi mitologici di Grande Corvo, era un fatto naturale la trasformazione di animali e oggetti inanimati in uomini. “A quei tempi anche l’uomo possedeva il potere di trasformarsi. Indossando la pelle di un animale o assumendo la forma esterna di un oggetto, egli poteva assumere quella forma. Grande Corvo ed Eme’mqut si trasformarono in corvi indossando mantelli di corvo. Killu’, il nipote di Grande Corvo, indossò la pelle di un orso e si trasformò in un orso. Eme’mqut e le sue mogli indossarono cappelli maculati con grande orlo somiglianti l’agarico muscario, e si trasformarono in questi funghi velenosi. La credenza nella trasformazione di uomini in donne dopo aver indossato i vestiti di una donna, e vice versa, è associato a questo tipo di idee”.

(p. 74) [Nel corso delle cerimonie del “viaggio a casa della balena bianca”] Gli uomini anziani mangiarono l’agarico muscario e, quando l’ebbrezza se ne andò via, dissero come l'”Uomo Agarico Muscario” li aveva presi e cosa aveva detto loro. Le donne e i giovani cantavano e battevano il tamburo.

 

Note

1) Carl von Dittmar, 1900, Reisen und Aufenthalt in Kamchatka in den Jahren 1851-1855, vol. 8, ser. 3, Beiträge zur Kenntnis des Russischen Reiches und der angrenzenden Länder Asiens, St. Petersburg, p. 451.
2) Stepan Krasheninnikov, 1755, Opisaniye Zyamli Kamchatki, St. Petersburg, p. 150.
3) Nikolai Vasil’evich Sljunin, 1900, Okhotsko-Kamchatskii krai. Estestvennoistorischeskoe opisanie, St. Petersburg, vol. I, p. 654.
4) Krasheninnikov (op. cit., II, p. 150) riporta che le donne Kamchadal non mangiano l’agarico muscario, ma Dittmar (op. cit., p. 106) cita il caso di una donna koriaka (una sciamana) che ne era inebriata.
5) Vladimir Germanovich Bogoraz, 1904-1909, The Chukchee, Memoir of the American Museum of Natural History, Jesup North Pacific Expedition, New York, vol. II di questa serie.
6) Sljunin, op. cit., I, p. 655.
7) Dittmar, op. cit., p. 506.
8 ) Krasheninnikov, op. cit., II, p. 147.
9) Sljunin, op. cit., I, p. 654.
10) Krasheninnikov, op. cit., II, p. 406.

 

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