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Lo yopo fra i Cuiva dell’Amazzonia venezuelana
The yopo among the Cuivas of the Venezuelan Amazonia
La piccola tribù dei Cuiva (non ne restano che 400 individui) appartiene al gruppo linguistico Guajibo e vive in un paio di villaggi in Venezuela, nell’area dei Llanos, attorno al fiume Capanapare. La fonte di sussistenza principale è la pesca, accanto alla raccolta di frutti e altri alimenti vegetali selvatici e a una piccola attività agricola.
La religione cuiva si incentra attorno a un Eroe Culturale, che tuttavia non interviene direttamente nelle vicende umane. Fra i Cuiva v’è la credenza che le malattie o la morte sono da attribuire ad attività magiche dei nemici “storici” confinanti, gli Yaruro, o di altri Cuiva che vivono altrove. Per proteggersi da queste attività magiche malefiche, i Cuiva ricorrono alle pratiche protettive dello sciamano.
Durante l’epoca della fioritura (da dicembre ad aprile), la pianta allucinogena yopo (Anadenanthera peregrina) occupa una posizione ragguardevole nella vita sociale e quotidiana dei Cuiva. Si tratta di un albero della famiglia delle leguminose che produce grossi baccelli i cui semi sono la fonte della droga psicoattiva. “Quasi a qualunque ora del giorno è possibile osservare qualche indigeno occupato ad aprire baccelli di yopo o ad assorbirne [per inalazione nasale] la polvere dei semi. Le donne frequentemente contribuiscono nel lavoro di raccolta e lavorazione dei semi di yopo, ma solo alcune partecipano al consumo propriamente detto” (Coppens & Cato-David 1971, p. 6).
Dopo la raccolta dei baccelli e l’estrazione dei semi, questi sono lasciati seccare per diversi giorni in un luogo assolato. Quindi sono macinati in un mortaio. Intanto viene preparato a parte guscio di chiocciola polverizzato calcinato a fuoco, facente da fonte basica che facilita il processo di assorbimento dei principi attivi (indolachilamine) attraverso la mucosa nasale. I Cuiva inalano la polvere con uno specifico strumento, consistente di un osso cavo al quale sono connessi altre due ossa alle cui estremità appaiono pezzi perforati di palma. Queste estremità sono inserite negli orifizi nasali, che sono quindi entrambi impegnati contemporaneamente nell’inalazione.
Una conseguenza frequente dell’assunzione dello yopo fra i Cuiva è il vomito. Alcuni indigeni lo provocano intenzionalmente introducendo un dito o una piuma di uccello in gola. Gli occhi di chi assume yopo si fanno esorbitanti e come iniettati di sangue. Sono frequenti bruschi accessi di esuberanza e di rumorosi canti. Gli effetti postumi durano da 20 minuti a un paio d’ore, periodo in cui il Cuiva si ritira generalmente nella sua amaca. Durante la giornata un individuo cuiva può dedicarsi a 4-12 assunzioni di yopo, arrivando ad assumerne in un giorno sino a 10 grammi polverizzati di semi.
Per i Cuiva lo yopo ha l’effetto di mostrare il mondo circostante “più bello”, più colorato, con una predominanza nel colore bianco. Lo yopo da loro anche forza per il lavoro e per danzare ed attenua la fame.
Fra i Cuiva lo yopo, oltre ad essere usato nelle pratiche sciamaniche, è oggi usata come droga “ricreativa” per lo più fra gli uomini. La maggior parte dell’assunzione di yopo è di tipo collettivo, con la partecipazione di due o più individui. Le riunioni più numerose tendono a verificarsi di sera, al ritorno degli uomini dalle varie attività. E’ stato mostrato come l’assunzione collettiva dello yopo svolga l’importante funzione “di facilitare l’interazione sociale pacifica fra individui provenienti da famiglie che, in circostanze normali, tenderebbero ad agire in completa autonomia di fronte alle altre unità familiari, avendo scambi alquanto limitati” (Coppens & Cato-David 1971, p. 15).
COPPENS WALTER & JORGE CATO-DAVID, 1971, Aspectos etnograficos y farmacologicos. El yopo entre los Cuiva-Guajibo, Antropologica, vol. 28, pp. 3-24.