Uso diagnostico dell’ayahuasca fra i Muinane della Colombia

Diagnostic use of ayahuasca among the Muinanes of Colombia

A differenza di altre etnie amazzoniche, gli indios Muinane della Colombia usano la bevanda allucinogena dell’ayahuasca, chiamata dzaje, per uno solo scopo piuttosto particolare, di natura diagnostico-divinatoria, e cioè per scoprire il responsabile di una stregoneria.

Fra i Muinane le malattie sono considerate frutto di intrusioni di spiriti malevoli nel corpo, o il risultato di una specifica stregoneria. In quest’ultimo caso è necessario individuare il responsabile; ciò può essere fatto dal malato medesimo malato o, in caso di sua impossibilità perché in uno stato di coma o di forte invalidità, da un parente stretto maschio (fratello, nonno, marito), oppure da un capo o da uno sciamano. Anche nel caso in cui il malato sia un bambino o una donna, è necessario ricorrere a una figura maschile, poiché è solo un maschio adulto che può utilizzare la bevanda visionaria.

Accanto a colui che assume la bevanda allucinogena deve essere presente un assistente pronto a somministrare al bevitore nel giusto momento un emetico per porre termine allo stato visionario.

Quando l’individuo maschile – il malato o chi ne fa le veci – beve lo dzaje, l’assistente attende un paio d’ore e poi gli somministra l’emetico, che è una bevanda preparata facendo bollire le radici di un certo albero. L’emetico induce un vomito quasi immediato e con ciò termina l’esperienza visionaria.

La visione indotta dallo dzaje è ritenuta essere sempre la medesima, indipendentemente dall’individuo che la assume: egli abbandona il mondo reale e viaggia sino a raggiungere un punto sopra alla terra, dal quale vede la terra tonda e tutta l’umanità. Gli uomini sono visti tutti in piedi, ad eccezione dell’individuo che ha provocato la stregoneria, che viene visto accovacciato e nell’atto di soffiare sulle sue mani tenute a forma di coppa.

L’emetico somministrato inderogabilmente dopo un paio d’ore provoca il termine della visione diagnostica. Non è chiaro se lo sperimentatore non abbia più visioni o se continui ad averle ma non vengano tenute in considerazione. Fatto sta che lo scopo della bevuta di dzaje è stato raggiunto.

A questo punto si procede al lavoro terapeutico, che consiste principalmente in uno specifico massaggio sul corpo del malato, che ha lo scopo di rispedire indietro l’ammaliamento alla persona individuata durante la visione. Il massaggio viene eseguito ponendo una mano dietro la testa del malato e l’altra sul suo viso, facendo quindi scendere le mani per tutto il corpo e facendole tornare poi verso la testa. Quindi con una mano su un lato della testa del malato e con l’altra sull’altro lato, le mani vengono nuovamente fatte scendere lungo il corpo del malato e poi fatte risalire verso la testa. Quest’operazione viene eseguita tre volte, invocando contemporaneamente gli spiriti e chiedendo loro di rispedire l’ammaliamento al responsabile.

 

Si vedano anche:

 

ri_bib

WALTON W. JAMES, 1970. Muinane Diagnostic Use of Narcotics, Economic Botany, vol. 24, pp. 187-188.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search