L’uso di Solanacee allucinogene fra gli Aguaruna del Perù settentrionale

The use of hallucinogenic Solanaceous plants among the Aguaruna of northern Peru

 

Gli Aguaruna Jivaro sono un gruppo tribale di circa mille individui che abitano il fiume Mayo Superiore dell’Amazzonia del Perù settentrionale (Dipartimento di San Martín), ai confini con l’Ecuador. Sono stati approfonditamente studiati da diversi studiosi (ad es. Stirling, 1938 e Tessman, 1930).

Gli Aguaruna usano come droghe visionarie il tabacco (tsáng), un paio di specie di ayahuasca (Banisteriopsis, yáhi e datém) e quattro specie di Solanaceae del genere Brugmansia, una selvatica (mamabaikua, forse B. suaveolens o candida) e tre coltivate (baikuá, B. sanguinea; bíkut e tsúak, forse B. suaveolens o candida).

L’uso delle piante visionarie è finalizzato fra gli Aguaruna per curare, per la stregoneria e, più importante di tutti, per l’acquisizione di una visione. La ricerca-cattura di una visione, ad esempio per sconfiggere i propri nemici o per raggiungere il desiderio di una vita calma e pacifica, con moglie e figli, è un tratto culturale caratteristico dei Jivaro veri e propri e degli Aguaruna.

Il giovane aguaruna che si avvicina alla pubertà, viene incitato dagli adulti ad assumere qualche inebriante visionario, da solo o in gruppo. Dopo aver assunto la bevanda inebriante, i giovani vengono portati in un luogo appartato nella foresta, dove, nel corso della visione, sperano di incontrare un ahútap, un essere terrifico associato con lo spirito di un guerriero morto. L’ahútap parla al giovane, comunicando il suo futuro nel campo di battaglia (Brown, 1978, p. 122). Attraverso il digiuno, l’astinenza sessuale e l’uso continuato di Brugmansia, il cercatore di visioni prova a raggiungere uno stato di sofferenza così acuto, sino a che un ahútap non si muove a pietà e non gli si apparirà, conferendogli in tal modo il potere di sconfiggere i nemici.

Una persona che ha ottenuto in visione un ahútap è detto “portatore di un sogno” (káhintin) o “uno che ha avuto una visione” (waímaku). La visione waímaku è una visione per uccidere (killing vision). Altro tipo di visione che si può cercare con le Brugmansia è la niímangbau, che propone scene di calma e vita sedentaria domestica, circondato da una sposa attraente, da bambini e da tanti animali da fattoria. Questo tipo di visione è particolarmente ricercato dalle donne. Sia gli ahútap che le waímaku sono visioni che devono essere rinnovate nel corso della vita di una persona.

Fra le specie di Brugmansia usate dagli Aguaruna, e seguendo anche la loro classificazione, le tre specie che coltivano, baikuá, bíkut e tsúak, originerebbero dalla specie selvatica mamabaikua; un fatto che si rispecchia nel mito di origine aguaruna di queste piante, dove le specie coltivate sono fatte originare dal corpo di un uomo, che personifica la prima specie di Brugmansia, quella selvatica.

Affinché la pianta di Brugmansia conservi il potere intrinseco, il suo proprietario deve eseguire certi rituali e precauzioni. Prima di ogni operazione di semina e raccolta della pianta, il proprietario deve digiunare diversi giorni, evitando contatti sessuali. La pianta va coltivata in un luogo appartato, non disturbato dagli sguardi degli uomini. Il potere intrinseco della pianta dipende anche dalla frequenza del suo utilizzo. Più viene usata, più il suo potere visionario aumenta.

Ciascuna specie di Brugmansia possiede per gli Aguaruna un’anima, uno spirito, e ciascuna pianta viene utilizzata per determinati scopi. Lo spirito della baikuá appare all’individuo che ha bevuto la bevanda di tale pianta come un uomo piccolo e magro nella fase della dissipazione degli effetti. Lo spirito della tsúak, che ha un ruolo centrale nell’azione curativa della pianta, appare in forma di un Europeo vestito con vesti raffinate (Brown, 1978, pp. 128-9). Mentre la baikuá è associata all’acquisizione di visioni waimaku, o “visioni per uccidere”, la bikut è considerata una fonte di visioni niímangbau o “visioni della vita domestica”.

La tsúak è usata nella cura delle malattie indotte dalla stregoneria e nei casi di rottura delle ossa. In caso di stregoneria, lo spirito della tsúak appare al paziente, lo esamina e quindi gli rimuove gli elementi stregonici negativi che erano entrati nel suo corpo, con conseguente immediata guarigione del medesimo paziente. Anche nel caso di rottura di ossa lo spirito della tsúak appare al paziente e gli manipola le ossa risistemandole. Sono stati osservati casi di pazienti che, nel corso dell’esperienza-cura visionaria con tsúak, sfregavano e soffiavano sull’area della frattura, “vedendo” però fare questo dallo spirito della pianta; ciò a fatto ipotizzare un fattore di automedicazione “concreto”, cioè che la bevanda inebriante in questo contesto possa essere utile per dare il coraggio al paziente di toccarsi e risistemarsi la frattura.

L’uso di tsúak per scopi curativi comporta per gli Aguaruna un inconveniente, cioè quello di acquisire inavvertitamente i “dardi magici” che gli sciamani usano per stregare. Tali “dardi” sono forme energetiche invisibili agli occhi profani, che “crescono” attorno all’individuo, mano a mano ch’egli consuma le Brugmansia psicoattive. Per utilizzare la pianta con il solo scopo di curare, il consumatore deve aver la precauzione di rimuovere questi potenti quanto pericolosi “dardi magici”, esponendo il suo corpo a fumigazioni di peperoncino. Il forte odore del peperoncino “stacca” i dardi prima che possano diventare pericolosi (Brown, 1978, pp. 130-131).

 

Si vedano anche:

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BROWN F. MICHAEL, 1978, From The Hero’s Bones: Three Aguaruna Hallucinogens and Their Use, in: I. Richard (Ed.), The Nature and Status of Ethnobotany, Museum of Anthropology, University of Michigan, pp. 118-136.

STIRLING W. MATTHEW, 1938, Historical and Ethnographical Material on the Jívaro Indians, Bureau of American Ethnology Bullettin, vol. 117.

TESSMANN GUNTER, 1930, Die Indianer Nordost-Peru, Gruyter & Co, Friederichsen.

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