La classificazione dei maguey di Francisco Hernández (1571-1576)

The magueys’ classification by Francisco Hernández (1571-1576)

Francisco Hernández fu il botanico e proto-medico che negli anni ’70 del 1500, per volontà del re di Spagna Filippo II, diresse una spedizione scientifica nei nuovi territori americani conquistati dagli Spagnoli; fu autore di un’importante opera di classificazione delle piante e degli animali della Nueva España. Di seguito viene fornita la traduzione italiana della parte che tratta delle piante di Agaveo maguey, da diverse delle quali i messicani ricavano bevande inebrianti, in particolare il pulque. La seguente traduzione è stata svolta sull’edizione: Francisco Hernández, 1959 (1571-6), Historia natural de Nueva España, 2 voll., Universidad Nacional de México, México D.F. (vol. 1, pp. 348-354)

Libro VIII, Capitolo LXXI Del METL o maguey

Getta fuori il METL una radice grossa, corta e fibrosa, foglie come quelle dell’aloe ma molto più grandi e più grosse, in quanto a volte hanno la longitudine simile a quella di un albero medio, con spine da entrambi i loro lati e terminate in una punta dura e acuta; stelo tre volte più grande e alla sua estremità fiori gialli, oblunghi, stellati nella loro parte superiore, e più tardi seme molto simile a quello dell’asfodelo. Sono quasi innumerevoli gli usi di questa pianta. Tutta intera serve come legna e per recintare i campi; i suoi steli sono utilizzati come legno; le sue foglie per coprire i tetti, come tegole, come piatti o vassoi, per fare papiro, per fare filo con cui si fabbrica calzatura, tele e tutti i tipi di vestiti che da noi si è soliti fare di lino, canapa, cotone o materiale simile. Dalle punte si fanno chiodi e spine, con le quali gli indios erano soliti perforarsi le orecchie per mortificare il corpo quando rendevano culto ai demoni; fanno anche spilli, aghi, triboli da guerra e rastrelli per cardare la trama delle tele. Dal succo che fuoriesce e che distilla nella cavità centrale [ottenuta] tagliando i germogli interni o foglie più tenere con coltelli di iztli (e del quale a volte una sola pianta produce cinquanta anfore), producono vini, miele, aceto e zucchero; questo succo provoca le regole, calma il ventre, provoca l’urina, pulisce i reni e la vescica, rompe i calcoli e lava le vie urinarie. Anche dalla radice fabbricano corde molto resistenti e utili per molte cose. Le parti più grosse delle foglie così come il tronco, cucinate sotto terra (modo di cucinare che i chichimechi chiamano barbacoa), sono buone da mangiare e sanno di cedro condito con zucchero; chiudono inoltre in modo ammirevole le ferite recenti, poiché il suo succo, freddo e umido, diventa glutinoso quando viene arrostito. Le foglie arrostite e applicate curano la convulsione e calmano i dolori, anche quelli che provengono dalla peste indiana, soprattutto se si beve il medesimo succo caldo; diminuiscono la sensibilità e producono sopore. Mediante distillazione si fa più dolce il succo e mediante cottura più dolce e più denso, sino a che si condensa in zucchero. Si semina questa pianta mediante germogli, che spuntano attorno alla pianta madre, in qualunque suolo, ma principalmente in quello fertile e freddo. Questa pianta da sola potrebbe facilmente procurare tutto il necessario per una vita frugale e semplice, poiché non viene danneggiata dai temporali né dai rigori del clima, né la siccità l’appassisce. Non v’è cosa che dia maggior rendimento. Si fa vino dal medesimo succo diluito con acqua e aggiungendovi cortecce di cedro e di limone, quapatli e altre cose per ubriacare maggiormente, al quale questa gente è in particolar modo affezionata, come se fosse stanca della sua natura razionale e invidiasse la condizione delle bestie e dei quadrupedi. Dal medesimo succo senza porlo sul fuoco, gettandovi radici di quapatli esposte al sole per un certo periodo di tempo e schiacciate, e tirandole poi fuori, si fa il chiamato vino bianco, molto efficace per provocare la urina e pulire i suoi condotti. Dallo zucchero condensato [ricavato] dal medesimo succo si prepara aceto sciogliendolo in acqua che si mette al sole poi per nove giorni. Vi sono molte varietà di questa pianta, di cui parleremo in seguito. Dicono che il succo di metl in cui siano state cotte radici di piltzintecxóchitl e di matlalxóchitl cura i punti delle febbri.

Libro VIII, Capitolo LXXII Del MECOZTLI o maguey giallo

E’ una specie di metl, ma con i margini delle foglie gialle, spine piccole e nere, foglie piccole rispetto a quelle del metl precedente, stelo alto due cubiti, largo un dito e di color rosso, con fiore nell’estremità rosso e giallo, e radice ramificata. Il succo di tre o quattro foglie al quale si aggiungono tre peperoni, evacua poco a poco gli umori freddi e crassi attraverso il condotto inferiore e l’urina; gli indios sono soliti amministrarlo alle donne alcuni giorni dopo il parto per rinforzarle. Il succo spremuto delle foglie rosolate dicono che allieva l’asma. E’ di natura fredda e mucillaginosa. Alcuni lo chiamano coztícmetl e macoztícmetl, e altri hoéimetl, che significa di grande utilità. Nasce in luoghi campestri del Messico in qualunque stagione, sebbene fiorisca solamente in estate. Si semina mediante germogli che spuntano vicino alla pianta madre.

Libro VIII, Capitolo LXXIII Del TLACÁMETL o maguey grande

E’ una specie di metl quasi della medesima forma e proprietà degli altri e con i medesimi usi; ma specialmente da vigore e forza alle donne deboli o che soffrono troppo. Gli è stato dato questo nome per la sua dimensione.

Libro VIII, Capitolo LXXIV Del MEXCÁLMETL o maguey buono da mangiare arrosto

E’ una specie piccola di metl, molto spinosa e di un verde molto vivo, le cui foglie si mangiano arrosto e sono più saporite delle altre. L’ho incontrata nei monti tepoztlanenses.

Libro VIII, Capitolo LXXV Del MEXÓCOTL o maguey di prugne

E’ una pianta spinosa e che appartiene anch’essa ai generi di metl, ma con frutto dolce e acido, numeroso e simile a prugne, da dove viene il suo nome, e raggruppato in una sfera che assomiglia fino a un certo punto a una pigna delle Indie; è della dimensione che abbiamo disegnato e a volte più grande, ed è pieno di succo commestibile e di sapore gradevole. Le foglie sono come di metl, o meglio come di pigna delle Indie, spinose, fulve, e come appassite. La radice è fibrosa e spessa, il fusto corto, cilindrico e spesso; i frutti sono oblunghi, brillanti, simili a ghiande, bianchi con giallo e coperti di una membrana dentro alla quale è contenuta una polpa molto bianca e, come abbiamo detto, dolce e acida, di una sapore come di pigna delle Indie e piena di semi bianchi inizialmente e poi neri, rotondeggianti e un po’ duri. Il suo temperamento è freddo e secco. Il frutto masticato e conservato in bocca cura le ulcere della stessa che originano dal calore. Nasce sulle rocce delle regioni calde di Tepecuacuilco.

Libro VIII, Capitolo LXXVI Del TEPEMEXCALLIN o maguey del monte

Ha l’aspetto del metl, ma con spine esili. Schiacciato e mangiato o spalmato, cura le articolazioni private di movimento a causa delle convulsioni dei nervi. E’ caratteristico dei luoghi montuosi e rocciosi di regioni calde, come è la tepoztlánica.

Libro VIII, Capitolo LXXVII Del TEÓMETL o maguey divino

E’ una specie di maguey che si deve includere fra le altre che qui si descrivono, quasi del medesimo aspetto e proprietà, con radice lunga e fibrosa e spine esili; le foglie sono lunghe solo due palmi. Il suo succo bevuto o spalmato toglie la febbre. Nasce in luoghi freddi o caldi, alti o campestri.

Libro VIII, Capitolo LXXVIII Del XOLÓMETL o maguey del servo

E’ una specie di metl con radice formata come da tre sferette unite e con fibre rossicce, da dove spuntano foglie con spine scarlatte, rade e che appaiono a partire della parte media sino alla punta. Il succo spremuto delle foglie, preso in quantità di dieci once, risolve i dolori di tutto il corpo e principalmente delle articolazioni, e restituisce il movimento impedito. Ma durante il tempo in cui si beve, si deve coprire il corpo con molta attenzione. Nasce in Huexotzinco, lungo le sponde dei fiumi.

Libro VIII, Capitolo LXXIX Del XOTLACTLI o limpidezza di roccia

E’ un albero con foglie simili a quelle del lirio ma più larghe, più spesse, molto aspre e finemente seghettate, e fiore simile a quello del metl, del quale forse è una specie sebbene raggiunga la dimensione di un albero; la radice è spessa e si assicura alla terra mediante fibre rosse. Adorna i giardini dei re e dei caudilli, ma non ha, ch’io sappia, alcun altro utilizzo.

Libro VIII, Capitolo LXXX Del PATI o metl dal quale si fanno fili molto fini

Assomiglia al metl, ma con foglie più strette, minori, più esili, purpuree nella loro parte superiore, e radice fibrosa e spessa. E’ una specie della detta pita; da essa si fabbricano fili molto fini molto apprezzati e adatti per tessere tele preziose.

Libro VIII, Capitolo LXXXI Del QUETZALICHTLI o maguey simile al quetzalli o alle piume del quetzaltótotl

Lo  QUETZALICHTLI, che altri chiamano metl de pita, sembra appartenere alle specie di metl. Raggiunge l’altezza di un albero, ha radice spessa, fibrosa e che si assottiglia gradualmente, e foglie spinose e simili a quelle del metl. Si fa da questo tutto ciò che si è soliti fare dal metl, ma con i suoi fili si fabbricano tele più delicate e tenute in maggior stima. Nasce in luoghi caldi di Quauhquechulla e Mecatlan.

Libro VIII, Capitolo LXXXII Del NEQUÁMETL o bevitore di miele

E’ una specie di metl simile nelle proprietà alle sue congeneri. Lo stelo e il frutto hanno un aspetto singolare; lo stelo ha lo spessore di un braccio, e nella punta, coprendolo da tutte le parti, v’è il frutto, oblungo, con forma di piccole pere; le foglie sono spesse poco più di un dito, aspre nei lati e con punta molto acuta. Nasce in luoghi caldi, come sono i quauhnahuacenses.

Vi sono molte altre specie di metl, alle cui immagini aggiungerò solo i nomi e i luoghi in cui nascono, per avere quasi tutte le medesime proprietà ed essendo poco differenti nell’aspetto. La prima si chiama mexoxoctli cioè metl verde. La seconda néxmetl per il suo colore cenerino. La terza quámetl o maguey del monte, ed è scolorito, con radice fibrosa con aspetto di germoglio spesso e lungo. La quarta si chiama hoitzitzílmetl, ed ha spine lunghe di color porpora, così come le radici. La quinta è il tapayáxmetl o maguey tapayaxin, quasi uguale al precedente. La sesta si chiama acámetl ossia maguey arundineo, le sue foglie sono più bianche vicino alla radice e le sue spine e radici rosse. La settima si chiama maguey negro per il suo colore scuro, sebbene le spine e le radici sono nere fulve. L’ottava è lo xilómetl o metl capelluto, con spine e radici rosse e un poco più rade che nelle specie precedenti.

 

Si vedano anche:

Il maguey e il pulque

– Il pulque nei periodi preispanici

– Il quinto pulque

– Il problema degli additivi del pulque

– Il pulque nei periodi coloniali

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