Il culto del Jurema fra i Kariri-Shoko del Brasile

The Jurema cult among the Kariri-Shoko of Brasil

Il culto del Jurema, meglio definibile come “complesso del Jurema”, è un insieme di riti religiosi e terapeutici di carattere afro-brasiliano diffuso presso popolazioni tribali e metropolitane del Brasile e in cui è coinvolta l’assunzione di una bevanda inebriante di tipo visionaria-allucinogena, chiamata jurema o vino di jurema.

L’uso di tale inebriante è particolarmente diffuso fra gli indigeni colonizzati Kariri-Shoko che abitano lo stato nord-orientale brasiliano di Alagoas; nei secoli passati era diffuso anche fra i Pancararú, Tusha, Guegue e Pimenteira. Presso la maggior parte di queste tribù l’uso del jurema appare ormai abbandonato o limitato a gruppi ridotti, ma la bevanda è attualmente entrata in uso fra i partecipanti di particolari riti del Candomblé, chiamati Candomblé de Caboclo e Candomblé de Angola e diffusi in diverse regioni brasiliane, compresa la regione metropolitana di Rio de Janeiro (Mota & Barros, 1990).

La fonte vegetale del jurema è costituita dalle radici della Mimosa hostilis (mansa, “domestica”, in lingua shariri-shoko) o della Mimosa verrucosa (braba, “selvatica”), alberi della famiglia delle Leguminose. I principi attivi sono rappresentati da alcaloidi triptaminici, in particolare DMT (dimetiltriptamina). Per una discussione sulla psicofarmacologia del jurema, si veda, ad es., Ott 1997-98.

Presso i Pancararú, la bevanda del jurema era assaggiata in primo luogo dal capo. Solo gli sciamani, i guerrieri e le cantanti (vecchie donne) potevano partecipare alla cerimonia; essi si inginocchiavano con le teste reclinate e ricevevano quindi le loro porzioni di jurema, promotrici di ricchi sogni. La cerimonia si svolgeva sopratutto prima di partire per la guerra (Lowie, 1946).

Per i Kariri-Shoko di Alagoas (Porto Real do Colégio), studiati da Clarice Novaes de Mota (1987), Jurema è figura importante della loro mitologia, una divinità creatrice che insegnò a una donna originaria come preparare la speciale bevanda. In quanto v’è un modo particolare per prepararla, basato sulla conoscenza segreta delle sacre parole che si devono pronunciare al momento della sua preparazione, per slatentizzare il potere della pianta.

Nel mito del Jurema dei Kariri-Shoko la loro tribù originò da un rapporto incestuoso provocato dalla bevuta di una pozione di jurema non preparata correttamente, cioè senza l’adatto contesto spiritualmente purificato. I Kariri ritengono che si ubriacarono con il jurema originale perché la donna che lo preparò non aveva appreso appropriatamente come farlo. (Mota & Barros, 1990: 173-4). Dal mito emerge una riduzione del ruolo della donna, sebbene Jurema, come portatrice della bevanda sacra fra gli uomini, è una divinità benevola femminile; inoltre, dopo l’insuccesso della donna nella corretta preparazione della bevanda, nel mito viene riferito che, in un secondo momento, Jurema insegnò la preparazione della bevanda agli uomini; ma non a uomini qualunque, bensì agli sciamani, i quali conservano e si tramandano da quei tempi mitici il segreto della sua preparazione. Da allora, tra l’altro, alle donne è proibita la preparazione del jurema, così come è proibita la loro partecipazione all’interno rituale del jurema dell’Ouricuri.

Il rituale del Jurema è integrato nella cerimonia dell’Ouricuri. Questi prende il nome da una parte della foresta, protetta e interdetta a occhi profani. Per preparare la bevanda sono usate solo le radici degli alberi di jurema che crescono all’interno di questa parte della foresta; gli altri alberi, esterni all’Ouricuri, non possono essere utilizzati. Inoltre, la bevanda può essere preparata solo da persone che possiedono la conoscenza, mantenuta segreta, delle “sacre parole”. Il luogo dell’Ouricuri, nascosto nella foresta, può essere visitato solamente da iniziati maschi. Gli alberi di jurema possono essere visti e toccati solo da alcuni membri della comunità iniziatica. Vicino a uno di questi alberi v’è un altare dove sono collocati degli oggetti segreti, quali probabilmente la sacra pipa (katuka) con il tabacco e la maraca (strumento musicale sciamanico costituito da una zucca riempita di sassolini) (Mota & Barros, 1990: 175-6). La bevanda viene preparata da un uomo anziano e saggio della tribù, che proviene dal rango elevato della gerarchia tribale.

Il jurema viene assunto per preparare la comunità a un rituale che durerà due settimane; la bevanda apre ai partecipanti canali di accesso al mondo invisibile degli antenati e dei protettori divini. Accompagnati da canti e suoni, gli antenati richiamati dal jurema si ricongiungono con i partecipanti e aiutano e danno loro degli insegnamenti. Lo sciamano (paje) e i suoi aiutanti rappresentano il fulcro organizzativo ed operativo del rito.

I Kariri-Shoko ritengono che solamente gli indigeni possono comunicare con i poteri invisibili della natura bevendo impunemente il jurema, mentre una persona non appartenente alla loro tribù ne diverrebbe folle, soprattutto se lo bevesse schietto.

Il jurema è ritenuto dare forza allo spirito e permette di sognare anche ad occhi aperti e di sentire i messaggi inviati da Jurema. Un paje spiegava: “Dobbiamo lavorare molto per prepararci per le visioni. Il Jurema è la principale medicina per le malattie della tribù. Non lo prendiamo per perdere i nostri sensi. Jurema non rende folli né ubriachi. Ma se non sai come prepararlo, né come prepararti prima di assumerlo, allora ti ubriaca. Quando bevi il Jurema devi essere concentrato; è una preparazione per tutte le penitenze e le cure. Ma solo gli Indiani possono diventare juremados” (Mota, 1990: 186).

Vedi: Mito del Jurema fra i Kariri-Shoko

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GONÇALVES DE LIMA O., 1946, Observações sôbre o ‘vinho da Jurema’ utilizado pelos índios Pancarú de Tacaratú (Pernambuco), Arquivos do Instituto de Pesquisas Agronómicas, vol. 4, pp. 45-80.

LOWIE R.H., 1946, The Pancararú, in: J.H. Steward (Ed.), Handbook of South American Indians, Bull.Bur.Am.Ethnol., 143 (I-VI), I: 561.

MOTA CLARICE NOVAES da, 1990, Jurema and Ayahuascaç: Dreams to Live by, in: D.A. Posey et al. (Eds.), Ethnobiology: Implications and Applications, Belém, Brazil, Museu Paraens Emilio Goeldi, vol. 2, pp. 181-190.

MOTA CLARICE NOVAES da & JOSE F. PESSOA DE BARROS, 1990, Jurema: Black-Indigenous Drama and Representation, in D.A. Posey et al. (Eds.), Ethnobiology: Implications and Applications, Belém, Brazil, Museu Paraens Emilio Goeldi, vol. 2, pp. 171-180.

SOUZA de RAFAEL S.O., ULYSSE PAULINO DE ALBUQUERQUE, JÚLIO M. MONTEIRO & ELBA L. CAVALCANTI DE AMORIM, 2008, Jurema-Preta (Mimosa tenuiflora [Willd.] Poir.): a Review of its Traditional Use, Phytochemistry and Pharmacology, Brazilian Archives of Biology and Technology, vol. 51(5), pp. 937-947.

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