Il culto del mescalbean

The mescalbean cult

 

Una confusione terminologica

Con il termine mescal sono state denominate tre differenti fonti inebrianti dell’America settentrionale:
1) il mescalbean (“fagiolo del mescal”) è una pianta e il seme di una pianta leguminosa, Sophora secundiflora;
2) il mescal è una bevanda alcolica ricavata da alcune specie del genere Agave;
3) con bottoni di mescal e in certi casi anche con mescalbean sono state chiamate le parti aeree essiccate del cactus del peyote, Lophophora williamsi.

Il nome mescal sembra fosse originalmente attributo unicamente alle bevande di agave e proviene direttamente dal loro termine azteco mexcalli, composto da metl, maguey=agave e ixcalli, “cotto”, e non va confuso con il liquore distillato mezcal del Messico moderno, anch’esso ricavato da piante di agave. Con mescal si chiamavano anche le piante medesime di agave, che furono una importante fonte di sussistenza alimentare (si veda ad es. Bahre & Bradbury, 1980). Gli Apache Mescalero devono questo nome attribuitogli dagli Spagnoli, per la loro particolare dieta alimentare a base di mescal (agave) (cfr. Hodge, 1979, vol. I, p. 846).

Safford (1916, p. 397) evidenziò il fatto che, per rafforzarne gli effetti, i nativi del Messico aggiungevano alle bevande di mescal il seme di Sophora, e da ciò questo seme prese il nome di seme di mescal (mescalbean). Per via dell’associazione culturale e semantica di questo seme con il cactus del peyote (si veda oltre), Schultes (1937a, p. 146) dedusse che anche quest’ultimo fu per questo motivo chiamato mescalbean, e che tuttavia “questo termine non è mai correttamente impiegato per designare i bottoni del peyote”. In un secondo momento Schultes (1937b, p. 68) si corresse, notando come il termine mescalbean per il peyote non avrebbe avuto bisogno di passare attraverso la medesima nomenclatura data ai semi di Sophora, in quanto fra le popolazioni tribali messicane e delle pianure sud-occidentali lo stesso cactus veniva aggiunto alle bevande fermentate, incluse quelle a base di agave, e ciò avrebbe potuto indurre direttamente la confusione semantica fra il peyote e le bevande alcoliche. Il termine mescalina, che fu usato per designare il principale alcaloide presente in questo cactus allucinogeno, originò impropriamente da tale confusione terminologica.

Personalmente ritengo le considerazioni date da Safford e da Schultes non sufficienti per spiegare la genesi dell’equivalenza di nomenclatura fra le tre fonti inebrianti chiamate mescal, così come non è stato ancora chiarita la responsabilità dell’uomo Bianco in questo “pasticcio” terminologico. E’ il caso di notare, come già evidenziato da Stewart (1980, p. 304 e 307), che in Messico né il peyote né il seme di Sophora sono mai stati chiamati mescalbean, e che questo termine appare nei documenti scritti inerenti i nativi delle Pianure solamente a partire dal 1914; considerazioni che fanno sorgere il sospetto di una responsabilità dei moderni antropologi ed etnografi – e non dei missionari coloniali e né tanto meno dei nativi – per questa confusione.

Nella presente pagina e in quelle associate dove si tratta di mescalbean, questo termine viene impiegato unicamente per designare sia il seme che la pianta di Sophora secundiflora.

 

Il problema della relazione fra mescalismo e peyotismo

Diverse tribù di nativi nordamericani delle Pianure Centrali e Meridionali avevano elaborato dei riti che prevedevano l’assunzione del mescalbean per i suoi effetti psicoattivi. La pianta di Sophora non cresce in buona parte dell’area delle Pianure interessata a questi riti, e da ciò si evince che questa droga veniva importata dalle regioni meridionali. Tali riti – noti nella letteratura etnografica principalmente come “culto del mescalbean” – erano chiamati dai nativi Danza Wichita, Danza del Cervo, Danza del Fischietto, Danza dell’Alce, Società della Medicina Rossa, e il seme di Sophora era chiamato red bean (“fagiolo rosso”). Questo culto è scomparso da tempo, considerato per lo più un rito precedente quello del peyote; quest’ultimo si diffuse fra i nativi delle Pianure a partire dal XIX secolo ed è denominato culto della Chiesa Nativa Americana.

Semi e baccello di Sophora secundiflora, mescalbean (immagine dalla Kew Plant List)

Semi e baccello di Sophora secundiflora, mescalbean (immagine dalla Kew Plant List)

Si è discusso sulle possibili relazioni fra il “mescalismo” (i riti con il fagiolo del mescal) e il peyotismo presso i nativi delle grandi pianure. Howard (1957) ipotizzò un’influenza del mescalismo sul peyotismo, giungendo a considerarlo addirittura un diretto precursore di quest’ultimo. Questa ipotesi era sorta dal riconoscimento di alcuni elementi rituali comuni ai due culti, e dalla constatazione che presso le etnie Tonkawa e Oto sono noti casi di cerimonie “di transizione”, in cui venivano assunti entrambi il fagiolo rosso e il peyote.

La Barre (1957) rivolse una violenta critica nei confronti dell’ipotesi di Howard e, pur accettando il fatto che il culto del mescalbean fosse precedente a quello del peyote, rifiutò l’ipotesi che quest’ultimo fosse stato influenzato dal primo, propendendo per l’idea che entrambi i culti del mescal e del peyote fossero originati nelle regioni meridionali, in un’area compresa fra il Messico e il Texas. Ciò sarebbe confermato dai reperti archeologici (si veda Archeologia del mescalbean), oltre che dall’osservazione che entrambi i vegetali crescono unicamente in queste regioni meridionali. Anche per Troike (1962, p. 961) “v’è poca evidenza che il complesso della società della medicina del mescalbean abbia influenzato significativamente le forme e le pratiche del culto del peyote delle Pianure.” Howard (1960) rispose osservando come gli elementi comuni ai due riti non fossero così “non-specifici e ambigui” come considerati da La Barre, rivendicando l’idea dell’influenza del mescalismo sul futuro peyotismo. E’ probabile che un poco di verità sia da entrambe le parti di questo contenzioso accademico, cioè che mescalismo e peyotismo siano originati nelle regioni meridionali e in seguito, in due tempi distinti, si siano diffusi verso il nord e, una volta raggiunte le regioni delle Pianure settentrionali, i nativi abbiano elaborato caratteristiche e tematiche cerimoniali del mescalismo che influenzarono successivamente la formazione del peyotismo delle Pianure.

mescalbean mappa

Mappa delle due aree di diffusione naturale di Sophora secundiflora (mescalbean, area punteggiata) e di Lophophora wialliamsis (peyote, area ombreggiata) (da Steward, 1987, p. 7)

Per Howard (1957, p. 85 e 1962), dai dati che disponiamo sul culto del mescal presso i nativi delle pianure – in realtà esigui – si evincerebbero due tipologie cerimoniali: una, praticata dagli Iowa, Omaha, Oto, Pawnee, Wichita e altre etnie, possedeva caratteristiche della Società Midewiwin dei gruppi algonchini delle Pianure Centrali, e per questo l’ha denominata Società del Fagiolo Rosso del tipo Midewiwin; un’altra, praticata dagli Apache, Ponca e Tonkawa, aveva maggiori affinità con il culto del peyote, e per questo l’ha denominata Cerimonia del Fagiolo Rosso del tipo peyote.

Troike (1962), articolando maggiormente la sistematizzazione dei dati etnografici a disposizione, ha distinto quattro tipologie di cerimonie in cui era coinvolto l’impiego del mescalbean:
1) la cerimonia “di transizione” peyote-fagiolo del mescal. Si tratterrebbe per lo più di cerimonie del peyote dove il fagiolo del mescal veniva usato come sostituto o come ingrediente supplementare;
2) cerimonie algonchine di “sparo” (shooting). Il rito di “sparare” un oggetto magico contro qualcuno, riscontrato fra i Delaware i gli Oto dove l’oggetto era il fagiolo del mescal, è un tema presente anche nei riti Midewiwin degli Algonchini;
3) riti delle società della medicina del fagiolo del mescal, istituzioni presenti presso diverse tribù e che farebbero parte di un più genuino “complesso cultuale” del mescalbean. Tali istituzioni sarebbero: la Società del Cervo dei Pawnee, la Danza del Cervo dei Wichita, la Danza del Fagiolo Rosso degli Iowa, la Danza della Medicina Rossa degli Osage, la Capanna della Medicina del Fagiolo Rosso degli Oto, e la Società della Danza Wichita degli Omaha;
4) riti della Danza del Cervo, con connotazioni sciamaniche. Quest’ultima categoria viene considerata da Troike come la vera e propria forma rituale che andrebbe sotto il termine di “mescalismo”, mentre le Società della Medicina in cui è coinvolto il fagiolo del mescal possono essere denominate come “mescalismo delle Pianure”. Quest’ultimo originò relativamente tardi, mentre il vero e proprio “mescalismo” ha una storia molto più antica, e vede le sue origini nei territori a sud delle grandi pianure nord-americane.

Il medesimo studioso ha posto in evidenza come “il fagiolo del mescal non fu mai precisamente impiegato come oggetto di adorazione in nessuna di queste cerimonie. Poiché il termine ‘culto’ solitamente implica l’adorazione dell’oggetto designato, appare inappropriato riferirsi a qualunque di questi complessi come a un ‘culto del fagiolo del mescal’” (ibid., p. 947). Tuttavia, i dati etnografici di cui disponiamo sono troppo esigui per potere assumere con certezza che non vi fosse stato nel passato una qualche forma di adorazione associata alla droga in questione, e i dati archeologici, dimostrando un’antichità di almeno 10000 anni del rapporto umano con il fagiolo del mescal, rafforzano l’idea della forte carenza di dati in merito.

Per quanto riguarda il “mescalismo delle Pianure”, Howard (1957, p. 84 e 1960, p. 85) ha ipotizzato che sia originato presso i Pawnee e i Wichita. Il termine “Danza Wichita” con cui alcune tribù hanno chiamato questo rito, sarebbe probabilmente dovuto dal fatto che i Wichita furono i promotori della diffusione di questo culto presso le tribù settentrionali. Troike (1962, pp. 955-6) concorda con questa tesi mentre, per quanto riguarda l’impiego del mescalbean come emetico nelle cerimonie di celebrazione del sopraggiungere dei primi frutti stagionali, lo interpreta come un sostituto del “black drink” del sud-est (ibid., p. 956); questo era ricavato da Ilex vomitoria e I. cassine, ed era impiegato come bevanda rituale al contempo emetica e inebriante (Rätsch, 2005, pp. 294-5).

 

La confusione fra i semi di Sophora e quelli di Erythrina

Oltre alla confusione terminologica che accompagna il termine mescal, un ulteriore dato etnobotanico complica l’identificazione delle fonti vegetali che ruotano attorno a ciò che può essere chiamato il “complesso del mescalbean”: i medesimi gruppi nativi delle Pianure che usano il seme di Sophora secundiflora, impiegano anche il seme di un’altra leguminosa, Erythrina flabelliformis Kearney, che ha una sorprendente rassomiglianza con il primo, sia nel colore che nella forma, oltre a possedere anch’esso proprietà psicoattive e tossiche.

Safford (1916, p. 398) si era accorto della rassomiglianza dei semi delle due piante, e riportò che quelli di Erythrina venivano a volte venduti nei mercati messicani al posto di quelli di Sophora, ma che a differenza di questi ultimi, non erano per nulla narcotici. Verificato inoltre che i due alberi sono ben distinguibili fra di loro, Safford ne dedusse che i semi di Erythrina venivano sostituiti a quelli di Sophora come intenzionale adulterante di questi ultimi. Tale considerazione si rivelò sostanzialmente errata, ma fu riportata a oltranza negli scritti che trattavano il mescalbean. L’errore di Safford consistette nel considerare i semi di Erythrina privi di proprietà psicoattive. Anche La Barre (1987, p. 116) dedusse erroneamente che “osservata la composizione chimica delle due specie, tutto l’impiego narcotico rituale deve riferirsi a fortiori a Sophora secundiflora, il vero ‘fagiolo del mescal‘”.

Oggigiorno sappiamo invece che i semi di E. flabelliformis venivano impiegati dai Tarahumara del Messico nei loro riti e che erano probabilmente aggiunti al tesguino (fermentato ricavato da specie di agave) per rafforzarne gli effetti inebrianti. Inoltre, numerose specie del genere Erythrina sono considerate tossiche, producenti alcaloidi dagli effetti paralizzanti. Ciò nonostante, disponiamo di diversi dati etnografici che dimostrano un loro impiego tradizionale per scopi inebrianti (cfr. Rätsch, 2005, pp. 234-241). Resta il fatto che la sostituzione dei semi di Erythrina con quelli di mescal, riscontrata sia nel commercio tribale che nei contesti rituali, non va considerata come “intenzionale adulterante”, bensì come indotta da una consapevole equivalenza semantica, per via degli effetti psico-fisici di entrtambi.

 

Il mescalbean nei documenti storici

Come ha fatto notare Stewart (1980, pp. 299-300), appare un’anomala scarsità di dati storici in merito al mescalbean, pur trovandosi questo nell’area di crescita del peyote, per il quale invece disponiamo di oltre un centinaio di riferimenti storici a partire dal 1577 sino alla fine del XIX secolo. Questa scarsità di dati resta da spiegare, e ci è pervenuta tuttavia qualche incontestabile testimonianza del fatto che il fagiolo del mescal venisse impiegato durante quei periodi.

Il più antico riferimento letterario parrebbe essere quello di Cabeza de Vaca del 1539.1 Nel suo testo noto come Naufragios,2 nel capitolo XVI, narrando di come, nel cercare di evitare la prigionia presso le tribù native che vivevano nell’area compresa fra la Florida e il Texas, si mise a fare il mercante fra i vari villaggi, egli riporta che fra gli oggetti di commercio v’erano delle lame ricavate da conchiglie, con le quali i nativi “tagliano un frutto che è come fagioli, con i quali si curano e fanno i loro balli e feste, e questa è la cosa di maggior prezzo che c’è fra di loro”.

Un riferimento al frixolillo (un termine spagnolo con cui si denominava e si continua tutt’oggi a denominare il fagiolo del mescal) è presente in una lettera scritta dal missionario Francisco Hidalgo e indirizzata al Viceré del Messico; datata al novembre del 1716, si riferiva ai costumi dei Caddo:

“… nelle danze ch’essi hanno, l’uomo o la donna indiana che sono inebriati con il peyote o con il frixolillo, ch’essi preparano per questo scopo, dice loro cosa lui (o lei) hanno visto, ed essi credono ad ogni cosa” (rip. in Swanton, 1942, p. 267).

Un altro missionario che professò presso i Caddo negli anni 1761-1721, di nome Isidro Felix de Espinosa, in un suo scritto intitolato Crónica de la Provincia franciscana de los Apóstoles San Pedro de Michoacán, riportò una pratica divinatoria a fini bellici, nel corso della quale veniva assunta una bevanda evidentemente inebriante, che Troike (1962, p. 950) sospetta fosse a base di fagiolo del mescal, sebbene il testo non lo espliciti:

“Quando [i Caddo] vanno in guerra, hanno degli incontri generali nella casa di un capitano, e danno da bere a uno di coloro considerato il più valoroso, sino a che egli perde la sua ragione; e dopo un giorno e una notte questi dice di aver visto dove sta il nemico, e se erano preparati o meno; e da questo predicono le loro pretese vittorie. Essi fanno lo stesso lungo la strada, quando vanno per i loro viaggi” (rip. in Swanton, 1942, p. 286).

Appare un ulteriore riferimento al frixolillo in un manuale di evangelizzazione del 1760 redatto dal missionario Bartholomé García per le tribù Coahultecane delle missioni di San Antonio (Texas). Fra le diverse domande che il confessore deve rivolgere all’indio penitente vi sono le seguenti:

“Hai mangiato carne di gente?

Hai mangiato il peyote?

Ti sei ubriacato?

Hai mangiato frixolillo?

Ti sei ubriacato?

Hai ballato mitote?” (García, 1760, p. 15)

Da questo documento si evince come il peyote e il mescalbean fossero a quei tempi ben distinti fra loro sia dai nativi che dai missionari.

 

Aspetti rituali

Presso i nativi che praticavano il culto del mescalbean, questo era considerato un essere vivente e, prima di assumerlo, lo si doveva uccidere. Fra gli Iowa i semi venivano conservati in un involucro di pelle di daino al quale erano stati praticati numerosi fori, in modo tale da permettere ai semi di “vedere” all’esterno. I semi erano “uccisi” ponendoli davanti al fuoco sino a che diventavano gialli. Quindi venivano macinati riducendoli in una polvere fine e fatti sciogliere in acqua (Skinner, 1915, p. 718). Al preparato acquoso erano aggiunte alcune erbe, con lo scopo di mitigare l’azione del seme di sophora. Un effetto peculiare del mescalbean è quello di far vedere tutto colorato di rosso.3

Appare una notevole discordanza fra i dati farmacologici, che danno per altamente tossico anche solo una quantità di mezzo seme di sophora, e i dati etnografici, per i quali il dosaggio psicoattivo varia notevolmente, da uno sino a oltre venti semi, e per una discussione approfondita su questo problema si veda Etnobotanica del mescalbean).

Nonostante ai riti del mescalbean partecipassero generalmente solo gli uomini, vi sono riferimenti alla partecipazione in alcuni casi anche delle donne: ad esempio fra i Caddo, come si evince da un documento storico del 1716 (si veda al paragrafo “Il mescalbean nei documenti storici”), fra i Tonkawa (Gatschet, 1884, rip. in Troike, 1962, p. 953) e fra gli Omaha (come riportato di seguito).

Il culto del mescalbean era presente fra le seguenti tribù dei nativi delle Pianure: Iowa, Ponca, Potawatomi, Pawnee, Osage, Delaware, Shawnee, Kansa, Omaha, Oto, Arikara, Tonkawa, Wichita, Kaddo, Mescalero Apache, Comanche, Coahuiltecani.

Una vera e propria cerimonia iniziatica era stata istituita solamente fra i Pawnee e i Wichita, mentre presso le altre tribù era presente al massimo una cerimonia d’ingresso al relativo gruppo sociale.

Fra i Wichita – che sembrano essere i promotori della diffusione del culto presso altre tribù di nativi, e quindi avere la forma di culto più antica – partecipavano alla Danza del Cervo unicamente i medicine-men, ciascuno dei quali aveva una propria canzone, che cantava nel corso della cerimonia e mediante la quale raccontava le origini dell’acquisizione dei suoi poteri magici. Questi poteri erano ottenuti nel corso del rito iniziatico, durante il quale l’individuo veniva messo in uno stato di trance mediante l’assunzione di semi di mescal. Nel corso della trance, un animale selvatico parlava al futuro medicine-man e lo istruiva sulla pratica della cura. La danza veniva eseguita tre o quattro volte all’anno, ma mai in inverno. Questo rito aveva lo scopo principale di rimuovere dal villaggio le influenze nefaste (Dorsey, 1904, pp. 16-7 e 20). Ci è stata tramandata una dettagliata descrizione del rito iniziatico in un racconto mitologico (si veda L’iniziazione alla Società del Cervo).

Presso gli Iowa il culto del mescalbean era chiamato mankácutzi waci, dove il primo termine era il nome con cui erano chiamati i semi di sophora. La gerarchia del culto prevedeva un capo e quattro assistenti capi, e la cerimonia veniva svolta in primavera. Non v’era un vero e proprio rito iniziatico, bensì una semplice cerimonia di accettazione di un nuovo adepto, il quale comprava l’ammissione da uno dei quattro capi assistenti. Nel corso del rito, i partecipanti si dipingevano di bianco e portavano sulle loro teste un ciuffo di penne di gufo. Mentre ballavano, con specifici salti, ciascuno suonava un sonaglio di zucca con la mano sinistra, mentre con la mano destra teneva un arco e una freccia che ondeggiava avanti e indietro. I partecipanti danzavano per tutta la notte e iniziavano a bere il decotto di semi a partire dalla mezzanotte. Continuavano a bere sino verso l’alba, quando la bevanda giungeva a farli vomitare, un evento che consideravano catartico, poiché permetteva la fuoriuscita del male dai loro corpi. La cerimonia si concludeva con un pasto collettivo a base di cibi vegetali. Questa cerimonia era ritenuta portare successo nella guerra, nella caccia e nella corsa coi cavalli. Semi di mescal venivano legati alle proprie cinture quando gli uomini andavano in guerra per proteggersi magicamente dalle ferite (Skinner, 1915, pp. 718-9).

Anche fra gli Oto l’atto di vomitare in seguito all’assunzione del seme di mescal era considerato un evento utile, preparatorio: “Stiamo aprendo la porta per il cibo”; cibo che veniva in seguito consumato in un pasto collettivo (Whitman, 1937, cit. in Howard, 1957, p. 81).

Fra gli Shawnee, l’impiego del fagiolo del mescal parrebbe essere stato in relazione funzionale con la guerra. Per valutare se un ragazzo sarebbe potuto diventare un valido guerriero, gli si faceva ingerire un seme di mescal. Se non lo vomitava, mediante il fagiolo ingerito acquisiva potere per le azioni belliche:

“Il nonno di Čalikwa … conosceva delle preghiere associate ai fagioli. Aveva quattro nipoti. Recitò una preghiera per dare un fagiolo a ciascuno di questi ragazzi, uno a testa. Bisbigliò una preghiera su come il Creatore fece questi fagioli e su come si utilizzano, con tabacco, nei boschi; fece un fuoco, dove offrì una preghiera. L’anziano desiderava che i suoi nipoti fossero guerrieri. Per questo motivo diede da mangiare al primo di questi uno dei fagioli. Quando il primo ragazzo ebbe ingerito il fagiolo, questo uscì [lo vomitò]. Disse al ragazzo: Non sarai mai un uomo forte; c’è qualcosa nel cammino che fa si che questo fagiolo non desidera permanere dentro di te”. Questo accadde a tre dei giovani. L’ultimo nipote a mangiare il fagiolo era Čalikwa; quando lo mangiò, il fagiolo non uscì. Nel vedere suo nipote conservare il fagiolo, l’anziano fu molto contento. Gli disse: “Ora hai un potere; ogni volta che vedrai una battaglia tu sarai il capo” (Carl F. Voegelin, rip. in La Barre, 1987, p. 99).

Fra i Ponca il culto del mescal era mantenuto segreto. Nel tipi dove si teneva la cerimonia, l’entrata era disposta al lato est e il capo del rito, che teneva in mano un bastone come emblema della sua autorità, si sedeva nel lato opposto all’entrata, mentre l’uomo del fuoco stava seduto alla destra dell’entrata. Ogni membro della società si adornava con piume di picchio giallo e conservava un fagotto; il fagotto principale lo aveva il capo. Questi involucri venivano aperti durante la cerimonia e i loro contenuti erano mostrati ai partecipanti. Il capo apriva per primo il suo involucro, e poi gli altri membri aprivano il proprio. I partecipanti bevevano un te di mescal e a volte ottenevano visioni sul futuro. Un sorso di te era considerato sufficiente. Fra i Tonkawa il capo della cerimonia teneva una pelle di picchio giallo nel suo fagotto e durante il rito si riteneva che questa pelle prendesse vita e che l’uccello volasse nella capanna e che poi si appollaiasse sul bastone del capo (Howard, 1957, pp. 83-4).

Diagramma di una cerimonia ponca del culto del mescalbean (da Howard, 1957, p. 83)

Diagramma di una cerimonia ponca del culto del mescalbean (da Howard, 1957, p. 83)

Fra gli Omaha la cerimonia del mescal era prerogativa della Società Wichita, e non sembra fosse esclusiva degli uomini, poiché Dorsey (1884, p. 350) osservò la presenza anche di una donna. Il medesimo studioso riportò:

“Ci vogliono tre giorni per preparare il candidato, e questo viene fatto segretamente. Al quarto giorno c’è una cerimonia pubblica in un earth-lodge (“capanna di terra”), durante la quale il candidato viene colpito con la medicina rossa. (…) Ciascuno dei quattro cantanti ha un sonaglio di zucca, un arco e una freccia. Egli tiene l’arco, che è imbiancato, nella mano sinistra, e il sonaglio e la freccia in quella destra. Egli colpisce la freccia contro la corda dell’arco quando agita il sonaglio. Tutti i membri hanno dei fischietti o dei flauti, alcuni dei quali sono lunghi un piede, altri circa mezzo yard [circa 45 cm]” (Dorsey, 1884, p. 350).

Anche presso gli Oto i partecipanti al rito della Casa della Medicina del Fagiolo Rosso dipingevano i loro corpi di bianco, e mentre cantavano suonavano un fischietto. Danzavano per tutta la notte e questa danza era in associazione con la guerra, la caccia e i primi frutti della stagione (Whitman, 1937, cit. in Howard, 1957, p. 81).

La seguente descrizione della Società del Cervo e del culto del mescalbean presso i Pawnee offre ulteriori particolari interessanti:

“Gli elementi fondamentali del rito sembrano essere basati sul fagiolo del mescal, poiché questa società insegna che tutti i poteri degli animali furono appresi attraverso il potere del fagiolo del mescal. Mentre il nome della società è preso dal termine generico per cervo (ta), i danzatori imitano molti tipi di animali, un fatto che suggerisce che abbiamo a che fare con un culto animale generale invece che di uno specifico. Che il mescal sia fondamentale è suggerito dall’iniziazione dei membri. Un te preparato con fagioli di mescal in base a una specifica ricetta viene dato al candidato, e quando questo cade perdendo conoscenza, il capo lo verifica raschiando la sua colonna vertebrale con la mascella dentata di un’aguglia;4 s’egli si muove o indietreggia anche solo un minimo, viene rifiutato per sempre.

Durante le cerimonie regolari possono essere svolti trucchi sciamanici con fagioli di mescal. Se qualcuno nel villaggio porta dentro una nuova coperta rossa per il capo, queste abilità devono essere dimostrate. I membri partecipanti allora si alzano e danzano, e immediatamente scrollano fagioli di mescal dai mazzi di salvia e da altri luoghi inattesi. Il capo non danza ma ingegnosamente raccoglie fagioli di mescal dal suolo spoglio. Alla fine tutti i fagioli di mescal magicamente prodotti vengono posti in un mucchio e più tardi dati al donatore della coperta. Si possono presentare altri trucchi sciamanici, ma sembrano essere individuali o del tutto opzionali.

(…) I capi si siedono, non a ovest della porta come è solito, bensì sul lato sud. I posti a ovest della porta sono occupati dai capi che sono a coppie, in base ai due lati della capanna. Di fronte ai capi permanenti sono disposti quattro archi e quattro sonagli di zucca, questi ultimi dipinti di bianco. Questi archi e sonagli sono spostati a intervalli verso i gruppi alternanti di capi.

La cerimonia regolare viene tenuta una volta all’anno, quando la pianta di salvia selvatica raggiunge un certo grado di maturità. Questa pianta viene sparsa copiosamente attorno alla capanna ed è usata come offerta d’incenso” (Murie, 1914, pp. 605-607).

Ordine di seduta dei partecipanti nella capanna dove si teneva la cerimonia della Società del Cervo fra i nativi Pawnee. A: posto del fuoco; B: quattro archi su cui erano appoggiati quattro sonagli per i capi; C: uomini “commessi”; sul lato ovest (W) 1-2 sono capi ereditari dai villaggi dei rispettivi lati (da Murie, 1914, p. 605, fig. 17)

Ordine di seduta dei partecipanti nella capanna dove si teneva la cerimonia della Società del Cervo fra i nativi Pawnee. A: posto del fuoco; B: quattro archi su cui erano appoggiati quattro sonagli per i capi; C: uomini “commessi”; sul lato ovest (W) 1-2 sono capi ereditari dai villaggi dei rispettivi lati (da Murie, 1914, p. 605, fig. 17)

Il tema della verifica della perdita di sensi era presente anche fra i Wichita, presso i quali il corpo del novizio veniva sfregato con una mascella di pesce ago per testarne il grado di percezione del dolore (Dorsey, 1902, p. 236 e 1904, p. 16).

 

Aspetti mitologici

Se sono scarse le informazioni etnografiche sull’uso del mescalbean, ancora più scarsi sono i riferimenti al suo ruolo ricoperto nelle mitologie dei nativi che ne facevano uso.

Ci è pervenuto un accenno a un mito d’origine del culto del mescalbean presso gli Iowa. Questo culto, chiamato mankácutzi waci, fu fondato da un uomo che digiunava, il quale ricevette in sogno il culto da un cervo. E’ stato evidenziato come a volte i semi di mescal vengono effettivamente trovati negli stomaci dei cervi (Skinner, 1915, p. 718). Presso la tribù Shawnee, fu il Creatore a creare i fagioli del mescal (Voegelin, rip. in La Barre, 1987, p. 99).

Fra i Comanche è presente un racconto mitologico in cui Coyote – nota figura trickster – ubriaca alcune persone con i mescalbean, e quindi taglia i loro capelli e li ruba (Howard, 1957, p. 77).

Ci sono pervenuti due estesi racconti dei Pawnee, che rappresentano veri e propri miti d’origine del culto del mescalbean presso questa tribù, nei quali si evidenzia il ruolo del fagiolo del mescal come mezzo di comunicazione con la divinità e con il regno dell’oltretomba (si vedano La Danza del Cervo e L’uomo che andò nella Terra-dello-Spirito).

In un lungo mito delle origini dei Wichita si trova una descrizione alquanto dettagliata del rito iniziatico della Società del Cervo, dove il fagiolo del mescal funge da strumento di comunicazione con un personaggio trapassato, “uomo Orso”, il quale, attraverso lo stato visionario indotto dal fagiolo, passa i suoi poteri al giovane iniziando (si veda L’iniziazione alla Società del Cervo).

 

Altri impieghi del mescalbean

Collana di semi di Sophora secundiflora indossata dai Kiowa nel corso dei riti della Chiesa Nativa Americana, dove viene usato come sacramento il peyote (da Swan, 1999, fig. 3.5, p. 52)

Collana di semi di Sophora secundiflora indossata dai Kiowa nel corso dei riti della Chiesa Nativa Americana, dove viene usato come sacramento il peyote (da Swan, 1999, fig. 3.5, p. 52)

Gli Omaha sfregavano i proiettili con semi di mescal per assicurarsi che uccidessero il nemico; inoltre, con i semi si sfregavano il corpo prima della battaglia. Sempre gli Omaha e anche i Pawnee e i Ponka facevano odorare questi semi ai cavalli quando erano in procinto di circondare una mandria di bufali, e quando il cavallo era debole gliene facevano mangiare qualcuno, oltre che odorare (Dorsey, 1884, p. 349).

I Kickapoo affermano che l’arbusto del mescalbean offre ombra e protegge il peyote che cresce nei campi, e che i suoi semi sono indossati quando viene mangiato il peyote, per via della protezione che hanno dato alla sacra pianta. Wichita, Kiowa e Kickapoo mangiavano un seme di mescal prima delle gare di corsa per prevenire il conseguente dolore (Schultes, 1937a, p. 141, 145).

Fra i Potawatomi il fagiolo del mescal era usato come terogeno:5 “i guerrieri assumevano il fagiolo sia in forma di polvere secca che come te prima di cimentarsi nella battaglia. Ciò dava loro coraggio e forza sovrumana”. Un infuso del fagiolo veniva impiegato anche per lavare e sterilizzare le ferite di guerra (Howard, 1962, p. 130).

Un Kiowa fu visto masticare la parte interna di un seme di mescal prima di accingersi a domare un puledro. Un capo peyotero Kiowa teneva diversi semi nelle frange dei suoi mocassini, al livello del tallone, “per proteggersi dai pericoli di pestare inavvertitamente sangue mestruale” (La Barre, 1987, p. 96).

Presso diverse tribù i semi erano usati come grani per le operazioni di conteggio. I peyotero kiowa tengono un seme di mescal appeso alla nappa del loro sonaglio di zucca (La Barre, 1987, p. 96).

Una quarantina di nativi dell’America settentrionale impiegavano i semi per adornare i loro vestiti o per costruire collane e bandoliere, spesso in relazione al culto del peyote (Merrill, 1977).

 

Note

1 – A Richard E. Schultes spetta il merito di avere individuato questo riferimento nel 1963.

2 – Il titolo originale in realtà è La Relación y Comentarios del gobernador Alvar Núñez Cabeza de Vaca.

3 – Skinner, 1926, rip. in Howard, 1957, p. 79; anche p. 81, nella testimonianza di un nativo Oto, e Howard, 1962, p. 131 nella testimonianza di un Potawatomi.

4 – Garfish, un tipo di pesce.

5 – Terogeno: induttore di uno stato furioso; termine impiegato per designare l’uso delle droghe per fini bellici; cfr. Thomas, 1999.

 

Si vedano anche:

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BAHRE J. CONRAD & DAVID E. BRADBURY, 1980, Manufacture of Mescal in Sonora, Mexico, Economic Botany, vol. 34, pp. 391-400.

DORSEY J. OWEN, 1884, Omaha sociology, Annual Report of the Bureau of American Ethnology, vol. 3, pp. 205-370.

DORSEY A. GEORGE, 1902, Wichita Tales I. Origin, The Journal of American Folk-Lore, vol. 15, pp. 215-239.

DORSEY A. GEORGE, 1904, The mythology of the Wichita, Carnegie Institution, Washington.

GARCÍA BARTHOLOMÉ, 1760, Manual para administrar los sacros sacramentos de penitencia, eucharistia, extrema-uncion y matrimonio, dar gracias después de comulgar, y ayudar a bien morir, Imprenta de los Herederos de Doña Maria de Rivera.

HODGE W. FREDERICK, 1979, Handbook of American Indians North of Mexico, 2 voll., Rowman & Littlefield, Totowa, New Jersey.

HOWARD H. JAMES, 1957, The Mescal Bean Cult of the Central and Southern Plains: An Ancestor of the Peyote Cult?, American Anthropologist, vol. 59, pp. 75-87.

HOWARD H. JAMES, 1960, Mescalism and peyotism once again, Plains Anthropologist, vol. 5, pp. 84-85.

HOWARD H. JAMES, 1962, Potawatomi mescalism and its relationship to the diffusion of the peyote cult, Plains Anthropologist, vol. 7, pp. 125-135.

LA BARRE WESTON, 1957, Mescalism and peyotism, American Anthropologist, vol. 59, pp. 708-711.

LA BARRE WESTON, 1987 (1938), El culto del peyote, Premià Editore, Tlahuapan, México.

MERRILL L. WILLIAM, 1977, An investigation of ethnographic and archaeological specimens of mescalbeans (Sophora secundiflora) in American Museums, University of Michigan, Ann Arbor.

MURIE R. JAMES, 1914, Pawnee societies, Anthropological Papers of the American Museum of Natural History, vol. 11, part 7, pp. 543-644.

RÄTSCH CHRISTIAN, 2005, The encyclopedia of psychoactive plants. Ethnopharmacology and its applications, Park Street Press, Rochester, Vermont.

SAFFORD WILLIAM EDWIN, 1916, Narcotic Plants and Stimulants of the Ancient Americans, Annual Reports of the Smithsonian Institute, pp. 387-424.

SCHULTES E. RICAHRD, 1937a, Peyote and plants used in the peyote ceremony, Botanical Museum Leaflets, Harvard University, vol. 4(8), pp. 129-153.

SCHULTES E. RICAHRD, 1937b, Peyote (Lophophora williamsii) and plants confused with it, Botanical Museum Leaflets, Harvard University, vol. 5(5), pp. 61-89.

SKINNER ALANSON, 1915, Societies of the Iowa, Anthropological Papers of the American Museum of Natural History, vol. 11, Part 9, pp. 682-740.

STEWART C. OMER, 1980, Peyotism and mescalism, Plains Anthropologist, vol. 25, pp. 297-309.

STEWART C. OMER, 1987, Peyote religion, University of Oklahoma Press, Norman & London.

SWAN C. DANIEL, 1999, Peyote religious art. Symbols of faith and belief, University Press of Missisipi, Jackson.

SWANTON R. JOHN, 1942, Source material on the history and ethnology of the Caddo Indians, Smithsonian Institute, Bulletin of the Bureau of American Ethnology, vol. 132, Washington.

THOMAS BENJAMIN, 1999, Terogeni / Therogens, Eleusis, n.s., vol. 3, pp. 82-88.

TROIKE C. RUDOLPH, 1962, The Origins of Plains Mescalism, American Anthropologist, vol. 64, pp. 946-963.

2 Commenti

  1. Rodrigo Mracila Jimé
    Pubblicato aprile 9, 2016 alle 9:18 pm | Link Permanente

    Señor Giorgio Samorini le felicito por su trabajo de investigación sobre las plantas sagradas.
    Atte
    Rodrigo Marcial Jiménez
    profesor de la Facultad de Antropologia de la Universidad Autónoma del Estado de México

  2. Pubblicato aprile 10, 2016 alle 4:36 am | Link Permanente

    Agradezco mucho por sus felicitaciones, profesor Rodrigo Marcial Jiménez

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