I funghi fra i Mixtechi

The mushrooms among the Mixtecs

Si riporta di seguito la descrizione dell’uso dei funghi allucinogeni presso i Mixe dello stato di Oaxaca (Messico), come riportato da Robert Ravicz nel 1961. Per una generale presentazione si veda L’uso dei funghi in Messico.

Il fungo possiede la qualità di essere animato. C’è una conversazione fra il fungo e colui che lo mangia. Il fungo sa molto, per la qual cosa è in grado di pronosticare. Dato che lo stesso fungo pronostica, il proposito di ingerirlo, come oggetto, è quello di mettersi in contatto con lo spirito del fungo. Dato che il fungo conosce i fatti e le attività che l’uomo non può conoscere altro che con il suo aiuto, il fungo rappresenta il mondo extra-umano. Contiene dentro di se una forza sovrannaturale o sacra [viene detto anche peligroso (pericoloso) e delicado (delicato). Quando il fungo inizia a parlare non si deve guardare nel luogo da dove proviene la voce, altrimenti l’individuo diventa matto] che si relazione con la saggezza, ma che non è tutta l’essenza del fungo, cioè, l’essere e la forza del fungo sono qualità separate. Così, sebbene non lo si sia personificato completamente, nemmeno lo si considera come semplice oggetto impersonale.

L’attitudine verso il fungo è di reverenza. La curandera inchina la testa davanti al fungo e lo bacia, o bacia la scatola dove si trova. Accompagna questa attitudine di deferenza la grande fiducia che sarà efficace la cura o la profezia del fungo. Questo indica la causa, lo sviluppo e la cura della malattia. Predice se il malato guarirà o se morirà. Il fungo in se stesso è curativo. Lo consultano per predire la vita futura, per sapere se andrà bene un viaggio che si intende intraprendere, o se l’individuo sarà stregato. Gli si chiede se uno diventerà ricco o povero, e se ciò che dice il fungo non si realizza, l’individuo colpevolizza se medesimo e non il fungo. Se si perde qualcosa, il fungo dice dove può essere localizzato.
Le circostanze per ingerire il fungo sono fisse. L’ora indicata è quando scende la notte e il luogo designato è l’interno della casa. Lo si deve assumere quando tutto è silenzioso affinché il fungo “parli”. Se c’è rumore, come quello che può fare un animale o un bambino, non darà risultato o si vedranno cose brutte. Se uno non è di molta fede, essendo il fungo molto delicato, non parla, lo ubriaca solamente. Vi sono certi giorni buoni per assumerlo, come il giorno del santo patrono del villaggio. Devono essere sempre presenti altre persone, per fare ciò che viene chiamato el cuidamento (l’assistenza). Il compito del compagno è quello di assistere colui che prende il fungo. Se l’individuo esce, l’accompagnante lo segue per vedere e ascoltare ciò che dice e per assisterlo. Il compagno deve ascoltare le parole di colui che prende il fungo per ripeterle all’individuo quando torna in se, allo stesso tempo che questi gli riferirà tutto ciò che ha visto. Colui che assume ricorda sempre tutto ciò che gli è accaduto. Il compagno può essere di qualunque estrazione sociale, parente o no, senza distinzione di sesso o di età. Sembra che uno degli effetti del fungo consista nel fatto che, una volta assunto, a volte fa uscire o correre la gente. In questo stato speciale in cui si trova, l’individuo può farsi male nell’uscire o può fare del male ad altri, come quando si incontra con qualche avversario.

Nemmeno si limita il numero di persone che possono presenziare all’atto, ma il caso più comune è con un solo assistente. Questo dipende principalmente dai desideri di colui che prende il fungo, potendolo assumere più di una persona. Si possono usare i servizi di un curandero, ma non è obbligatorio. Ma deve essere una persona che sappia qual’è la quantità giusta. Solo alcune persone lo sanno, e non tutti i curandero sanno ciò che v’è da fare con il fungo. Chiunque lo abbia già preso può indicare il procedimento, ma non tutti sono disposti a farlo, vuoi per mancanza di interesse o per paura della “delicatezza” del fungo, cioè per il fatto che è comunque una cosa pericolosa. Tuttavia, l’individuo che vuole sapere qualcosa è colui che deve personalmente assumerlo. La presenza di un’altra persona è necessaria, ma ciò non è sufficiente, poiché si devono soddisfare molte altre condizioni.

Chi deve raccogliere il fungo è una donzella, che può essere parente di colui che lo utilizzerà. Non c’è un giorno o un’ora speciale per raccoglierlo, né l’atto è accompagnato da altre attività rituali. La medesima ragazza, o altra giovane che non abbia conosciuto uomo (che sia quindi vergine), partecipa nella preparazione del fungo, precedente alla sua ingestione.
Affinché il fungo parli e le sue parole si realizzino, sono richieste ancora altre condizioni. Si dividono in tre fasi, quella anteriore e quella posteriore all’assunzione del fungo, e quella dei momenti più immediati, inclusa l’assunzione.
Le proibizioni includono le relazioni sessuali e l’alimentazione. Da uno a otto giorni si deve evitare il contatto sessuale, tanto prima che dopo la cerimonia. Alcuni dicono che maggiore è l’astinenza, più efficace è il fungo. Questo deve esser preso a digiuno, il che significa non mangiare durante le otto ore precedenti. Il giorno seguente, di mattina, si prende un infuso di foglie di arance e poi la cioccolata, ma non si deve mangiare sino a mezzogiorno.
Più complesso è il procedimento per realizzare il rito. Si deve approntare una tavola che servirà da altare, compito che può fare qualunque familiare, il curandero o l’assistente. Dopo aver coperto l’altare con una tovaglia pulita, si pongono gli altri elementi nella forma richiesta, come riportato nel disegno.

Sistemazione degli oggetti rituali in un altare mixteco, prima di macinare e assumere il fungo: A) tavola di legno; B) lattina con fiori (margherite) di carta; c) candele rosse e bianche; D) vasi con fiori; E) immagine della Vergine dei Rimedi; F) immagine della Vergine di Guadalupe; G) sette fiori di carta, quattro color rosa e tre bianchi; H) braciere e copale; I) cero; J) scatola con i funghi; K) scatola di sigarette; L) bottiglia di aguardiente (superalcolico) e altra di alcol; M) tovaglia pulita (da Ravicz, 1960, fig. 2, p. 80)

Sistemazione degli oggetti rituali in un altare mixteco, prima di macinare e assumere il fungo: A) tavola di legno; B) lattina con fiori (margherite) di carta; c) candele rosse e bianche; D) vasi con fiori; E) immagine della Vergine dei Rimedi; F) immagine della Vergine di Guadalupe; G) sette fiori di carta, quattro color rosa e tre bianchi; H) braciere e copale; I) cero; J) scatola con i funghi; K) scatola di sigarette; L) bottiglia di aguardiente (superalcolico) e altra di alcol; M) tovaglia pulita (da Ravicz, 1960, fig. 2, p. 80)

Segue quindi il processo della preparazione del fungo. La giovane che li ha raccolti o qualche giovane della famiglia di colui che assumerà i funghi, fa i preparativi. Prima si deve lavare la macina, dopodiché l’eventuale curandero prega di fronte ai funghi che sono sull’altare. I funghi si contano in coppie, composti ciascuna di femmina e maschio. La dose è solitamente di sette coppie (di Psilocybe mexicana), ma si aumenta sino a quattordici quando è “più forte il cervello”. Ma “se si supera questa quantità, diventa molto brutto e uno può diventare matto”. Non si beve aguardiente (alcol), ma la forza della dose deve essere equivalente alla quantità di aguardiente che uno sopporta. Ai bambini minori di tre anni si propinano tre paia. Un pastore dice che il fungo parla in messicano e in spagnolo. Si devono prendere in gruppi di sette, cioè, se ne possono prendere sette paia; nel caso se ne vogliano prendere di più, devono essere quattordici o ventuno.
Dopodiché i funghi vengono presi dall’altare e ci si siede accanto all’altare. Si fa il segno della croce sopra alla scatola aperta e viene passata la quantità adeguata alla giovane affinché li macini con acqua nella macina (metate). Viene accesa una candela e viene quindi versato con precauzione il liquido dalla macina a un bicchiere. Se qualche goccia cade inavvertitamente al suolo, si limpia (purifica) il punto in cui sono cadute passandovi sopra il fumo di copale.
Dopo aver collocato il bicchiere con il liquido sull’altare, si colloca davanti a questo un tappeto che viene limpiado sempre con il fumo di copale, e si limpia anche il suolo dove verrà steso il tappeto. Si limpia anche l’altare, sopra e sotto, e pure colui che sta per consultare i funghi. Terminati questi preparativi, l’assuntore si avvicina al bicchiere e parla ai funghi dicendo il motivo della consultazione, e poi beve il liquido. Una volta bevuto, prega e si sdraia. Se tutti i preparativi sono stati eseguiti bene, il fungo parlerà.

L’effetto si produce più o meno nel giro di mezz’ora e dura da tre a cinque ore. L’alcol che è presente nell’altare viene usato dal curandero o dall’assistente solamente nel caso il consultante sudi troppo, o quando tarda oltre le cinque ore a tornare in se, nei quali casi gli viene soffiato addosso l’alcol (mettendosene un poco in bocca) o sfregandolo sul corpo.

Si vedano anche:

L’uso dei funghi in Messico

I funghi nei documenti storici

I funghi nei Codici messicani

Le pietre-fungo maya

Mitologia dei funghi psicoattivi

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 RAVICZ ROBERT, 1961, La Mixteca en el estudio comparativo del hongo alucinante, Anales Instituto Nacional de Antropología e Historia, vol. 13, pp. 73-92.

 

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