Le droghe visionarie per la caccia dei Matse

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Donna matse (da Gorman 1993, p. 49)

The hunting visionary drugs of the Matses

I Matse sono un sottogruppo della tribù Mayoruna che vivono nella regione dell’Ucayalli, nell’Amazzonia peruviana. Sono cacciatori-raccoglitori seminomadi, e la loro storia è nota solamente negli ultimi 100 anni.

E’ considerata una popolazione molto primitiva, forse progenie delle più civilizzate etnie circostanti. I Matse sono sempre stati isolati, rispetto ai vicini gruppi fluviali, e il principale motivo di isolamento è stata la caparbia inimicizia ch’essi tenevano nei confronti dei vicini.

Il giaguaro è per i Matse uno degli spiriti più potenti della foresta, e tutti i membri del gruppo si tatuano e si applicano baffi sul viso, in modo da assomigliargli. E’ per questo che sono chiamati “il popolo del giaguaro”.

Fra i Matse non sono presenti gli sciamani, in quanto specialisti del rapporto col sacro; ognuno svolge anche la funzione sciamanica, e ogni Matse comunica con il mondo degli spiriti e parla con gli animali della foresta.

I Matse usano un paio di droghe visionarie, il nu-nu e il sapo. Il primo è una polvere che viene inalata, e il secondo è un preparato ricavato dalle secrezioni di una specie di rana che viene spalmato su punti della pelle appositamente scarificati.

Il nu-nu è una fine polvere verde costituita da foglie essiccate di tabacco selvatico (Nicotiana sp.), e la cenere della parte interiore della corteccia di macambo (Theobroma sp.). Il nu-nu viene preparato con una lunga procedura e quindi conservato dentro a una bottiglia di vetro sino al momento dell’uso.

L’uso del nu-nu è esclusivo degli uomini adulti della tribù. La polvere viene inserita in una delle due estremità di una lunga canna cava, avvicinata quindi alla bocca di un individuo. La seconda estremità della canna viene appoggiata nella narice di un altro individuo. Il primo soffia con forza, e la polvere passa attraverso la canna e la narice del secondo individuo. La dose varia da 4 a 15 “soffiate”, di circa mezzo grammo ciascuna.

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Inalazione della polvere nu-nu (da Gorman 1993, p. 58)

Il primo effetto del nu-nu è una forte sensazione di bruciore al naso, al viso, la visione si offusca e la pressione arteriosa aumenta notevolmente. Ma d’improvviso il dolore scompare e compaiono le visioni. Visioni di animali e di luoghi dove si trovano questi animali. I Matse usano queste visioni con scopi divinatori, per individuare i luoghi dove trovare gli animali da cacciare. Nelle visioni vedono se stessi cacciare animali, e quando nella realtà e di conseguenza li cacceranno, ritengono che gli animali cacciati offriranno se stessi al cacciatore che li ha sognati.

Nu-nu è per i Matse un dono della giungla e non è usato solo per la caccia, ma in numerose altre occasioni, per contattare gli spiriti degli animali e delle piante, queste ultime per poterle usare per curare, e durante diverse celebrazioni, come il buon esito di una caccia o per scacciare un brutto ricordo.

L’altra droga visionaria matse è rappresentata dal sapo, anch’esso usato come mezzo di divinazione per la caccia. Il sapo è un preparato ricavato da una grossa rana arborea, chiamata dai Matse dav-kiet. I Matse la catturano e la tengono prigioniera per tre giorni, durante i quali viene periodicamente raccolta la secrezione che si accumula sul dorso e sulle zampe. Questa secrezione, essiccata, è la parte ricercata ed è chiamata sapo. Al termine dei tre giorni la rana – che mai è maltrattata – viene liberata con celebrazioni festose.

L’assunzione del sapo è particolare e insolito: l’individuo si ustiona un punto della pelle con un rametto fumante, e sul luogo dell’ustione (non più grande di una testa di fiammifero) applica un pezzetto di sapo, precedentemente insalivato. L’effetto è subitaneo. Il corpo pare bruciare dal di dentro, sudorazioni, tachicardia, crampi allo stomaco e attacchi di vomito. Sino a cadere al suolo e perdere conoscenza. Il sapo non offre vere e proprie visioni, ma al risveglio la percezione della realtà è ben differente dal solito; è possibile vedere nel buio, si è dotati di una eccezionale forza fisica, ogni senso è accresciuto notevolmente, sino a percepire gli odori degli animali, prima che questi percepiscano quelli della presenza umana.

Il sapo viene usato, oltre che per la caccia, prima di iniziare un lungo e faticoso viaggio, per purificare il corpo e ogniqualvolta vi sia necessità di acuire i sensi. Il sapo viene assunto anche dai bambini.

 

Si vedano anche:

 

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GORMANN Peter, 1990, People of the Jaguar: Shamanic Hunting Practices of the Matses, Shaman’s Drum, Fall 1990, pp. 40-50.

GORMANN Peter, 1993, Sciamanesimo tra i Matses, Altrove, vol. 1, pp. 47-63.

Un Commento

  1. Francesco
    Pubblicato settembre 10, 2014 alle 11:01 pm | Link Permanente

    Articolo molto interessante, come tutti gli altri che ho potuto leggere.
    Seguo il lavoro e gli studi di Giorgio Samorini da anni, ed ho i primi numeri della rivista “Altrove” ed altre Riviste con le quali ha collaborato.
    Mi interessano molto i suoi studi, l’ Antropologia in genere e l’ Etologia, nonché le ricerche e la sperimentazione su Entrò geni e Sostanze Psicotrope, principalmente come riscoperta di Antiche Potenzialità Perdute e Cure Alternative alla Medicina Ufficiale.
    Provo una grande ammirazione per la sua professione e professionalità!
    Grazie di tutto!…Francesco

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