Il rito di iniziazione femminile fra i Tsonga del Mozambico

The feminine initiatory rite among the Tsongas of Mozambic

I Tsonga, o Shangana-Tonga, sono un gruppo etnico di lingua bantu di circa 2 milioni di individui, che abitano in entrambe le regioni di frontiera fra Mozambico e Sud Africa. Sono stati estesamente studiati dall’antropologo Henri Junod (1936).

Per passare nella società delle donne adulte, le ragazze tsonga devono sottoporsi a un rito iniziatico, chiamato khomba, nel corso del quale viene utilizzato un agente allucinogeno, il mondzo, identificato con la pianta Datura fastuosa L. (Datura metel var. fastuosa, fam. Solanaceae).

Un momento del rito iniziatico delle ragazze Tsonga (da Johnston, 1972, fig. 1, p. 341)

Un momento del rito iniziatico delle ragazze Tsonga (da Johnston, 1972, fig. 1, p. 341)

Il mondzo è chiamato anche muri wa ku bonisa, che significa “ciò che apre gli occhi”. La droga è costituita dalla radice della pianta, polverizzata e utilizzata per preparare un infuso denso, che viene bevuto dalle novizie con larghe conchiglie utilizzate come ciotole.

Il rito iniziatico khomba, che è costituito da una serie di riti di fertilità, è istituito ogni anno subito dopo il periodo della raccolta dei prodotti agricoli, verso la fine di maggio. Le attività iniziatiche si svolgono in due luoghi specifici: la cappanna delle donne iniziate, chiamata nhanga, e che viene eretta ogni anno in occasione del periodo iniziatico, e la riva del fiume. Nella fase finale di questi riti, l’assorbimento del mondzo è accompagnato da danze frenetiche e mimiche al suono di tamburi battuti con ritmi molto veloci. Le novizie vengono denudate, esposte al cocente sole, immerse nell’acqua, fustigate lievemente con una verga ricavata dal fusto della pianta di datura, e sono sottoposte a una incessante azione pedagogica da parte delle tutrici che regolano lo svolgimento dei riti. Alle novizie vengono insegnati i precetti della vita adulta, i comportamenti che devono tenere nei confronti del futuro marito, il modo in cui devono allevare i figli, i tabù relativi ai periodi mestruali, all’accoppiamento, al parto, ecc.

Una caratteristica peculiare del rito khomba riguarda l’induzione di fenomeni di sinestesia, che associano l’ascolto dei battiti dei tamburi con la visione di elementi geometrici di colorazione bluastra (mavalavala). Nel caso non si presentino queste visioni, alla novizia viene somministrata un’ulteriore dose di datura. Un’altra interessante caratteristica consiste nella comunanza degli effetti della datura: le novizie riportano tutte l’ascolto delle medesime voci sovrannaturali e le identiche visioni del serpentello blu (Johnston, 1982, p. 757).

Una officiante mentre trasporta la conchiglia contenente la pozione a base di mondjo (datura) (da Johnston, 1972, fig. 5, p. 345)

Una officiante mentre trasporta la conchiglia contenente la pozione a base di mondjo (datura) (da Johnston, 1972, fig. 5, p. 345)

Durante la fase del rito in cui viene assunta la datura, le novizie indossano una sottana di colore blu, dipingono di blu il loro viso e portano delle bandierine di colore blu. Il colore blu è associato agli spiriti degli antenati, e in queste associazioni simboliche rientra anche un piccolo serpentello innocuo (chiamato xihundze, identificato come Dendrophis subcarinatus) che è solito abitare nei tetti di paglia della capanne dei villaggi tsonga. Questo serpente è rispettato e venerato come incarnazione degli spiriti antenati. Durante il rito khomba, mediante lo stato visionario indotto dalla datura, le novizie contattano gli spiriti (odono la loro voce), in particolare quelli che regolano la fertilità, e tale contatto è simboleggiato dalla visione dei serpentelli blu (Johnston, 1972).

La bevanda a base di datura viene portata a un certo punto del rito da un’officiante, che esce all’improvviso dal bosco urlando e recante vesti fatte di figlie, semi e radici di datura. La bevanda contiene anche piccole quantità di grasso umano e di ossa polverizzate umane, e questi ingredienti avrebbero lo scopo di proteggere l’individuo da ammaliazioni e stregonerie. Appena bevuta la pozione, la neofita viene avvolta dentro a  una coperta colorata di blu. Periodicamente deve alzarsi, danzare e riportare cantando le visioni e le voci che sta esperendo. Chi si attarda ad alzarsi viene colpita con dei bastoni dalle donne anziane che dirigono il rito (Johnston, 1974, 1982).

Johnston (1977) ha evidenziato l’importanza della velocità ritmica dei suoni dei tamburi nell’intensificazione degli effetti uditivi e psicologici dell’agente psicoattivo. Nel corso di ciascun rito del khomba il suonatore di tamburo batte un ritmo specifico per quel rito, ad alto volume e tenendo il tamburo vicino alle orecchie delle novizie. I ritmi sono ad alta frequenza, raggiungenti e in alcuni casi superando gli 8 colpi per secondo; raggiungono quindi la frequenza delle onde alfa (8-13 colpi per secondo), che rappresentano le onde cerebrali umane di base. Di frequente sono utilizzate poliritmie – mediante il suono simultaneo del tamburo e del battito delle mani – che contribuiscono ulteriormente all’intensificazione degli effetti della datura.

La neofita, dopo aver bevuto la datura, viene avvolta in una coperta, in attesa della sua rinascita (da Johnston, 1974, fig. 6, p. 61)

La neofita, dopo aver bevuto la datura, viene avvolta in una coperta, in attesa della sua “rinascita” (da Johnston, 1974, fig. 6, p. 61)

Fra i Tsonga la datura (mondzo) è utilizzata anche nel corso di riti esorcisti (mancomane), nei casi di possessione da spiriti malevoli. Il posseduto è posto sotto a una coperta, dove la pianta intera della datura viene bruciata su delle braci. Aspirandone il fumo e al ritmo dei tamburi, il posseduto emette dei suoni melodici, dall’ascolto dei quali l’esorcista diagnostica il tipo di spirito che possiede il paziente, che verrà quindi scacciato dal suo corpo suonando il tamburo con un ritmo specifico per quello spirito.

Sempre fra i Tsonga era diffusa un’ordalia volta a smascherare i responsabili di un crimine, in particolare di stregoneria. Si veda la descrizione di questa ordalia fra i Ba-Ronga, un sotto-gruppo dei Tsonga.

 

Si vedano anche:

 

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JOHNSTON F. THOMAS, 1972, Datura fastuosa: Its Use in Tsonga Girls’ Initiation, Economic Botany, vol. 26, pp. 340-351.

JOHNSTON F. THOMAS, 1974, A Tsonga Initiation, African Arts, vol. 7(4), pp. 60-62.

JOHNSTON F. THOMAS, 1977, Auditory driving, hallucinogens, and music-color synesthesia in Tsonga ritual, in: B.M. Du Toit (Ed.), Drugs, Rituals and Altered States of Consciousness, A.A. Balkema, Rotterdam, pp. 217-236.

JOHNSTON F. THOMAS, 1982, The secret music of nhanga rites,  Anthropos, vol. 77, pp. 755-774.

JUNOD HENRI, 1936, Moeurs et coutumes des Bantous: la vie d’une tribu sud-africaine, 2 voll., Payot, Paris.

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