Il rito di iniziazione Byeri/Melan

The initiatory rite Byeri/Melan

Sul rito d’iniziazione del culto del Byeri disponiamo di dati scarsi e contraddittori (Samorini, 2002-3). A pochi Occidentali è stata concessa la possibilità di partecipare al rito. Fra questi, l’antropologo tedesco Günther Tessmann, che sembra tuttavia aver partecipato a riti del Byeri già in declino (Fernandez, 1982, :265). Nella descrizione che ci offre di riti iniziatici del “Malan” presso i Fang del sud del Camerun (a Ebäangon, presso la famiglia clanica Esseng) e della Guinea Equatoriale (a Nssälang, presso la famiglia clanica Essauong), egli si dilunga sull’aspetto teatrale del rito. Rimane vago sui momenti del rito – che dura almeno due giorni – in cui entrano in gioco le visioni indotte dall’alan. Egli afferma semplicemente che per essere iniziati i novizi “devono mangiare la scorza della radice di Alchornea hirtella Benth. (ală,n) e guardare il sole il più a lungo possibile. Storditi, perdendo di seguito conoscenza, sono portati sul luogo sacro dove iniziano le presentazioni del primo giorno” (Tessman, 1913, II: 120).

Seguendo Tessman, quindi, il rito di iniziazione vero e proprio del Byeri durava un paio di giorni e i novizi, come prima cosa, ancor prima di raggiungere il luogo sacro predisposto per il rito, venivano messi in uno “stato di incoscienza” o meglio “visionario”, attraverso l’ingestione dell’alan.

Sappiamo che durante il rito i crani venivano estratti dalle scatole e fatti “danzare” da alcuni inservienti al rito, di fronte ai novizi. Era quello il primo momento in cui essi vedevano i crani dei loro antenati. Riporto di seguito una parte della descrizione di Tessman:

«Nel frattempo i crani furono estratti dai barili e disposti su un banco davanti al tramezzo e tutte le teste furono contate. C’erano in tutto dieci crani relativamente ben conservati e altri diversi frammenti (..) Il secondo atto iniziò con una danza, per la quale gli strumenti musicali raddoppiarono d’intensità (..) Intanto furono scavati nel suolo due bacini guarniti con foglie di banano e vi furono mescolati con l’acqua diversi prodotti magici; inoltre, una polvere magica fu fabbricata con una scorza di tronco d’albero.

In seguito fu la volta della grande danza dei crani; i novizi ora introdotti la poterono vedere (…) I novizi, che si tenevano relativamente in avanti, videro una serie di uomini avanzare verso loro, tenendo nelle due mani i crani, muovendoli di qua e di là. Questi uomini, partendo dal luogo dove erano esposti i crani, si avvicinarono su una linea e danzavano lentamente, quindi allo stesso modo ricollocarono i crani al loro posto. Questa danza fu ripetuta a più riprese, la gente si entusiasmava e si eccitava sempre di più. Allora i portatori dei crani si riunirono in cerchio e si misero a danzare con un piacere selvaggio, gli uni di fronte agli altri; poi avanzarono verso i novizi e passarono fra le loro gambe e le loro braccia danzando. (..) A un certo punto lo spettacolo finì e i crani furono rimessi al loro posto

La seconda giornata iniziò come la prima, ma con anche la supplica ai crani. Questi furono a questo proposito deposti per terra, su una foglia di banano (..) Un uomo del villaggio piuttosto anziano iniziò un discorso, durante il quale teneva fra le mani delle offerte, un montone e un pollo. Fu quindi ucciso il montone, che fu mangiato da tutti i presenti» (Id., II: 122-4).

Circa la geografia sacra del rito, Tessman riconosce il luogo predisposto suddiviso in due parti: il luogo del rito e il “sagrato”. Questo è separato dal primo da un tramezzo ed è esso stesso di frequente chiuso da un altro tramezzo. A volte viene aggiunto un terzo spazio, specifico per la collocazione e la fuoriuscita dei crani (id., II: 122).

 

In anni più recenti, Louis Perrois ha descritto l’iniziazione del Byeri riconoscendovi tre parti:

1) la purificazione dei candidati e degli assistenti

2) l’assorbimento dell’alan

3) la danza delle statue e dei crani del Byeri.

Di seguito è riportata la sua descrizione del rito:

«La veglia del giorno dell’iniziazione o della cerimonia di guarigione, gli iniziati si recano in foresta alla ricerca dell’alan. La radice della pianta è accuratamente pelata. E’ la scorza della radice che serve da eccitante. Questa scorza viene tagliata in piccoli pezzi. Essa sarà masticata a lungo e poi inghiottita al fine di raggiungere uno stato di trance allucinatoria. L’effetto si fa sentire in fretta; dura circa 3 o 4 ore.

I reliquari del Byeri e le statue sono state portate all’inizio della festa dai capi del lignaggio. Questi arrivando fanno finta di soccombere sotto il peso schiacciante degli antenati; è un’attitudine devota nei confronti delle reliquie.

All’inizio della cerimonia, lo ngengang, officiante scelto per le sue conoscenze delle erbe e il suo savoir-faire, asperge ciascuno sulla testa e sul petto all’altezza del cuore un medicamento chiamato étokh. Ciascuno deve in seguito bere un sorso di questa preparazione di erbe.

Il rito ha lo scopo di liberare tutti gli assistenti e i neofiti dagli spiriti malvagi che potrebbero impedire di vedere il Byeri o provocare delle reazioni pericolose. Coloro che si trovano senza protezione speciale davanti al Byeri rischiano nientedimeno che la morte. Il rito si chiama awore nyo (la purificazione)…

La seconda parte della cerimonia consiste nel fare i sacrifici che “nutrono” il Byeri e a mangiare l’alan che permetterà di entrare in relazione con i morti. Il sangue dei polli e delle capre cola sulle ossa. L’officiante spalma la statua di legno con olio di ji. Così il Byeri sarà soddisfatto e pronto a manifestarsi ai neofiti. Seduti su un tronco di banano, simbolo della vita, i candidati masticano a lungo la scorza d’alan. Per accelerare l’azione della droga, essi si possono mettere a danzare. Nel giro di un’ora o due i giovani svengono. Possono restare in questo coma per alcune ore, mostrando una rigidità cadaverica. Al risveglio, ciascuno spiegherà le proprie visioni avute durante il sogno: divieto da osservare, sacrificio da fare, previsione dell’avvenire, ecc.

Dopo aver visto il Byeri in sogno, i candidati vanno a contemplare i crani degli antenati, allineati sulle foglie di banano, nel recinto del Melan. Il capo nomina ciascuna delle ossa situando il personaggio nella genealogia del clan. Dopo questo rito, si “animano i morti” facendo danzare le statue e le teste, abbondantemente decorate di collane e di piume, dietro a una stoffa tesa fra due alberi, alcune statue sono pure articolate con delle braccia smontabili. Il Byeri, così nutrito dal sangue dei sacrifici e rianimato dalla danza e dalla musica, sarà favorevole alla nuova promozione di iniziati. Infine, i candidati sono tenuti al segreto assoluto su tutto ciò ch’essi hanno visto e appreso» (Perrois, 1979: 299-300).

James Fernandez ha apportato nella sua descrizione ulteriori particolari del rito. Poco prima dell’ingestione dell’alan:

«un pezzo di cranio proveniente dal reliquario era collocato in una cavità scavata nel tronco del banano sul quale stava seduto l’iniziato, con lo scopo di fargli perdere conoscenza prima di raggiungere la dose tossica della droga vegetale. Per questo medesimo motivo un membro del culto veniva incaricato di badare il neofita come suo essamalan (“padre del malan”). Questo guardiano strofinava la sua schiena e massaggiava le sue braccia e spalle di modo che il malan lavorasse su tutto il corpo e non risiedesse unicamente nel cuore. Infine, quando il neofita appariva sull’orlo del collasso, veniva leggermente percosso sul petto con una corteccia contenente medicine. Per pulire l’“ultima luce” dai suoi occhi, una piuma immersa in una miscela del latte dell’arbusto ayang1 e di olio veniva strofinato sugli occhi. Ciò provocava una dolorosa sensazione di bruciore e agendo sul nervo ottico produceva impressioni visive bizzarre e una sensazione di dissociazione. L’iniziato collassava poco tempo dopo. Egli veniva quindi trasportato nella foresta nella camera esterna del recinto sacro, accompagnato dal semplice canto A ba soo! (“Arrivano i padri!”). L’iniziato veniva sdraiato su una stuoia e la sua faccia era lavata con un infuso di erbe medicinali. Nel caso egli avesse mangiato troppo malan, veniva preparata una frusta di rami e immersa in una buca scavata nel terreno e rivestita di foglie. Il corpo del neofita era quindi frustato sino a quando egli non si risvegliava. Questo momento era temuto perché si diceva che molti morivano, presi definitivamente con loro dagli antenati nella terra dei morti, senza mai più poter tornare indietro, non graditi dagli antenati, lasciati girovagare come ombre malevoli nella foresta. Gli abitanti del villaggio attendevano ansiosi i suoni dei tamburi provenienti dalla foresta. Avrebbero informato loro sulla buona riuscita del rito o altrimenti sul decesso del novizio» (Fernandez, 1982: 261-2).

Presso diverse popolazioni dell’Africa equatoriale, nel corso di riti magico-terapeutici e religiosi è praticato con una certa frequenza un curioso metodo di somministrazione dei medicinali e delle sostanze magiche: nel paziente o nel neofita esse sono applicate sugli occhi, a mo’ di collirio. Uno dei casi più documentati riguarda l’ébama o ibama, usato durante i riti di iniziazione del Buiti. L’ibama viene versato goccia a goccia negli occhi del nuovo iniziato, il quale è in seguito obbligato a guardare il sole. Per i buitisti questo collirio ha per effetto – oltre di produrre una dolorosa sensazione di bruciore – di “far scoprire ai nuovi iniziati i segreti dell’altro mondo nascosto ai comuni mortali” (Raponda-Walker & Sillans, 1962: 204).

In alcuni casi l’applicazione del collirio parrebbe produrre una visione particolare, come è nel caso del culto psicoterapeutico dell’Ombwiri (dove viene utilizzata come fonte visionaria l’iboga): “Fissando il sole, i malati vedono dei cerchi, delle bolle di colore blu. Di frequente vedono una porta circolare e, in uno spazio infinito, intravedono degli uomini vestiti di bianco, con dei cappelli di rafia e una lancia in mano. Questa visione è una delle tappe importanti del loro cammino verso la guarigione, ottenuta attraverso l’esperienza spirituale dell’incontro con gli spiriti (Swiderski, 1972: 196; per una rassegna e discussione di questi colliri, si veda Samorini, 1996).

La presenza della pratica dell’ibama nel culto del Buiti è molto probabilmente una delle componenti liturgiche derivate dal Byeri. Nelle sette buitiste maggiormente sincretiche con il Cristianesimo – come Ndeya Kanga – l’applicazione del collirio e l’osservazione del sole non sono più praticate.

Nel corso del secolo XX, il rito d’iniziazione al Byeri ha visto modificare le sue motivazioni e ruoli nella società fang, così come la sua liturgia. Possiamo osservare questa trasformazione in un rito di carattere più privato attraverso la descrizione dell’abate André-Walker:

«I crani possono essere sia di donne che di uomini appartenuti alla famiglia… La cerimonia – che si inscrive nel quadro dell’iniziazione del Sóo – ha luogo in un compartimento più o meno ritirato di una casa, in presenza solamente di 4 o 5 anziani, che eseguono diversi canti in onore degli antenati protettori della famiglia e che impongono spesso dei divieti ai nuovi iniziati.

Per la circostanza, il futuro “guardiano dei crani” deve assorbire una certa quantità di scorza di alan, senza parlare delle fumigazioni che si praticano in un recipiente speciale, con la medesima scorza. Questa droga mette il giovane in uno stato di ebetudine, di allucinazione, come l’iboga.

E’ allora, dicono i Fang, che il giovane vede degli spettri, dei fantasmi, dei revenants, che sono suoi parenti dell’oltre tomba…

L’assorbimento dell’alan si può fare individualmente o collettivamente – in pubblico -, prima dell’esibizione dei crani degli antenati, ma questa esibizione si fa sempre in segreto.

Quando l’assorbimento dell’alan ha prodotto una perdita di coscienza temporanea, si introducono i giovani, uno dopo l’altro, in una casa dove vengono mostrati a ciascuno, per la prima volta, i crani degli antenati della sua famiglia … ed è in quel momento che i giovani vedranno Byeri e che Byeri parlerà loro.

Ogni giovane ha il diritto di vedere solamente i crani dei suoi propri antenati» (Raponda-Walker & Sillans, 1962: 148-9).

Laburthe-Tolra, che ha studiato i riti religiosi dei Beti del Camerun, offre una descrizione del rito iniziatico del Byeri ricevuto dai Fang, che evidenzia differenze liturgiche ed etnobotaniche dovute ad adattamenti e sincretismi specifici dell’interpretatio beti:

«Faccia al sole, seduti in fila o inginocchiati su un tronco di banano, o di parasolier,2 le mani dietro la nuca, i candidati devono con la testa alta masticare dei boli che vengono ficcati nelle loro bocche dagli iniziati e che sono composti di pimento, di ekókóa (“synantheracea dei morti”) e soprattutto di fibre amare dell’arbusto allucinogeno angola (Alchornea floribunda) .. Nel corso del rito alcuni iniziati, al suono dei tamburi e del balafong, eseguono una danza che i ragazzi allora trovavano “delirante” e che si tratta probabilmente di una trance di possessione. I candidati ansimano molto, soffrono visibilmente. Sono trasportati dietro l’esam [recinto sacro]. Lì sono rianimati bagnando loro il viso e gli occhi con un succo di limone verde mescolato con succo di obolsi, di evón (Convolvulus sp.) e di acqua pimentata. Essi hanno il fuoco negli occhi. Sono accompagnati al ruscello più vicino e tornano quindi nell’esam; vestono solo di foglie; si cospargono di polvere di padouk, ma con delle macchie bianche; i crani sono trattati allo stesso modo .. essi torneranno poi al villaggio marciando con un passo pesante, zoppicante, curvo su dei bastoni; poiché sono diventati dei vecchi, degli antenati» (Laburthe-Tolra, 1985: 345-6).

Rimangono oscuri diversi aspetti del rito iniziatico; ad esempio non ci è dato conoscere con certezza le quantità di radice di alan consumate dagli iniziati e il tempo di durata dell’effetto visionario. I pochi dati a disposizione appaiono contraddittori. Trézenem (1936: 75) riportava un periodo di 2-3 ore durante il quale i neofiti erano in apparente stato visionario e avevano un aspetto cadaverico. Perrois (1979: 299) riporta un periodo dell’effetto dell’alan sulla mente di 3-4 ore. D’altro canto, nel 1901, V. Largeau riportava circa l’alan:

«Viene mangiato dalla mattina sin verso le ore 2-3 del pomeriggio. Esso produce progressivamente una specie di stato estatico accompagnato da una specie di intensa eccitazione cerebrale, che dura due o tre giorni. In questo stato gli iniziati credono che le anime dei loro antenati, parenti e amici defunti giungono a conversare con loro, gli parlano del passato e gli predicono il futuro» (Largeau, 1901: 391, cit.in Fernandez, 1982: 630).

Perrois riporta che l’iniziazione del Byeri, chiamata Ku Melan, è ancora in voga presso i Fang e nella regione di Oyem “questo rituale è certamente l’ultima manifestazione tradizionale e autentica del Byeri. Vanno a cercare le radici di alan, le preparano, costruiscono la casa del Byeri (ngun mélan) e invitano tutti i parenti maschi dei dintorni. La musica ricopre un ruolo importante nel corso di tutto il rito, che dura circa una settimana” (Perrois, 1979: 299).

Note

1 Anche ayang beyem, Elaeophorbia drupifera Stapf., Euphorbiaceae.

2 Il parasolier è l’albero Musanga cecropioides R.Br. apud Teglie, Moraceae.

Si vedano anche:

Il culto degli antenati Byeri

– Il culto dei crani degli antenati

– Il grasso dell’antilope So

– Attualità del Byeri e i rapporti con il Buiti

– La pianta dell’alan

ri_bib

Fernandez W. James, 1982, Bwiti. An Ethnography of the Religious Imagination in Africa, Princeton University, Princeton, NJ.

Laburthe-Tolra P., 1985, Initiations et sociétés secrètes au Cameroun. Essai sur la religion beti, Karthala, Paris.

Perrois Louis, 1979, Rites et croyances funéraires des peuples du Bassin de l’Ogooué, in: J. Guiar (cur.), Les hommes et la mort. Rituels funeraires à travers le monde, Le Sycomore, Objects et Mondes, pp. 293-304.

Raponda-Walker André & R. Sillans, 1962 (1983), Rites et croyances des peuples du Gabon, Présence Africaine, Paris.

Samorini Giorgio, 1996, Colliri visionari / Visionary Eye-Drops, Eleusis vol. 5, pp. 27-32.

Samorini Giorgio, 2002-2003, Il culto degli antenati Byeri e la pianta psicoattiva alan (Alchornea floribunda) fra i Fang dell’Africa Equatoriale Occidentale / The ancestor cult Byeri and the psychoactive plant alan (Alchornea floribunda) among the Fang of Western Equatorial Africa, Eleusis, n.s., vol. 6/7, pp. 29-55.

Swiderski Stanislaw, 1972, L’Ombwiri, société d’initiation et de guérison au Gabon, in: AA.VV., Religioni e Civiltà, 2 vol. Dedalo, Bari, I, pp. 125-205.

Tessman Günther, 1913, Die Pangwe, 2 vols., Ernst Wasmuth, Berlin (anche in Laburthe-Tolra et al., 1997, op.cit.).

Trézenem E., 1936, Notes ethnographiques sur les tribus Fan du Moyen-Ogooué (Gabon), Journal de la Société des Africanistes, vol. 6, pp. 65-93.

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