Attualità del Byeri e rapporti con il Buiti

Topicality of the Byeri and its relationship with the Bwiti

Il culto fang del Byeri non si è estinto, ma si è trasformato in un culto più riservato e individuale. L’assunzione della pianta psicoattiva dell’alan e il conseguente stato visionario continuano ad essere un elemento centrale del rito iniziatico.

Durante le mie indagini sul campo negli anni ’90, parlando con numerosi uomini fang (non si deve mai parlare di questi argomenti in presenza di donne o bambini), ho potuto riscontrare una percentuale significativa di giovani uomini iniziati alla forma moderna del rito d’iniziazione del Malan (come buona parte di costoro preferisce chiamare oggigiorno il Byeri). Una caratteristica costante fra questi iniziati è lo stato di fierezza con cui dichiarano di appartenere al Melan; per loro è come essere portatori dell’essenza più profonda dell’uomo e dello spirito fang. Oggigiorno si possono incontrare uomini fang iniziati sia al Buiti che al Melan, oppure al solo Buiti o anche al solo Melan (Samorini, 2002-3). “Se oggigiorno non si vedono delle cerimonie iniziatiche al Melan, è perché la funzione di questo culto è cambiato di carattere. Prima aveva un carattere strettamente familiare socio-religioso e attualmente è politicizzato in senso stretto. Le iniziazioni continuano ad aver luogo e i giovani fang sono sempre fieri di poter essere partecipi dei lignaggi appropriati della grande famiglia etnica fang, malgrado le marcate tendenze alla detribalizzazione” (Swiderski, 1990-91, I: 71).

Ai tempi dell’elaborazione presso i Fang delle prime forme del culto dell’iboga ricevuto dai Mitsogho, il culto del Byeri influenzò notevolmente il culto del Buiti, basato sull’uso della pianta visionaria dell’iboga. Anzi, si può affermare che il Buiti sincretico o Buiti Fang è il prodotto di una complessa elaborazione in cui rientrano componenti teologiche, mitologiche e rituali di tre differenti culti: il Byeri, il Buiti tradizionale dei Mitsogho e il Cristianesimo.

Uno dei tre ekar appesi al soffitto del templio buitista

Secondo i buitisti fang, il loro culto è caratterizzato dalla presenza di tre sacramenti: alan, iboga e ostia cattolica. In ogni tempio buitista fang (mbandja) questi sacramenti sono rappresentati da tre cerchi, chiamati ekar, costruiti con liane o in metallo, appesi lungo l’asse portante del soffitto del tempio. Non ho mai osservato un tempio buiti fang che ne fosse privo, indipendentemente dalla setta di appartenenza. Secondo affermazioni di alcuni miei informatori, l’ekar dell’alan sarebbe il primo che si incontra entrando nel tempio e che circonda l’akun, la colonna lignea principale, carica di specifiche valenze simboliche. Si tratta di un axis mundi, punto di contatto fra la terra e il cielo, attraverso il quale scendono e salgono gli spiriti dei morti e degli antenati per partecipare insieme ai vivi alle cerimonie notturne (il colore e i simboli rappresentati sull’akun sono distintivi delle diverse sette buitiste; cfr. Swiderski, 1970). L’ekar dell’alan è l’unico fra i tre ekar a non essere rimovibile.

Osservando questo complesso lavoro di sincretismo, in particolare le componenti d’origine Byeri, non si deve dimenticare che già il Buiti tradizionale dei Mitsogho – una delle tre componenti del sincretismo fang – era nato a sua volta da un sincretismo che doveva le sue origini a un culto degli antenati (mombe) rivalorizzato dall’arrivo dell’iboga (cfr. Binet et al., 1972: 203).

Per quanto riguarda l’uso dell’alan internamente al Buiti, è difficile valutarne l’estensione, per via della forte riservatezza che numerosi buitisti hanno nei confronti della pianta del Byeri. Ciò è dovuto al fatto che oggigiorno l’uso dell’alan è anche motivo di conflitto all’interno delle comunità buitiste. Vi sono sette che rifiutano l’uso dell’alan, in quanto simbolo delle antiche pratiche tribali – fra cui l’antropofagia, considerata da queste sette la “vergogna” dei Fang. Questo rinnegamento di certi riti tribali, oltre a far parte della generale opera di detribalizzazione cui sono andati incontro i Fang, non è specifico di alcune moderne sette buitiste, bensì è diffusa in maniera eterogenea ed entra ripetutamente in conflitto con l’opposta “ripresa dei valori tribali”, all’interno delle famiglie, dei villaggi, delle diverse comunità religiose. Vi sono comunità buitiste dove diversi giovani sono iniziati al Melan ma lo tengono segreto agli altri membri della comunità. Sappiamo comunque per certo che nel corso di riti particolari di alcune comunità buitiste fang l’alan viene mescolata con l’iboga (cfr. es. Pope, 1969), mentre in altre il moderno rito del Melan sarebbe stato addirittura incorporato nella liturgia e collocato in specifici tempi e spazi rituali buitisti. Anche presso gli Eshira del Gabon centrale, che conservano essi medesimi una forma di Byeri, iboga e alan sono usati in alcuni casi insieme (id.: 180).

L’influenza del Byeri nella liturgia e nei rituali buitisti, pur indebolendosi sempre più con il procedere dell’elaborazione sincretica, continua ad essere significativa. La pratica del collirio ibama (si veda Il rito di iniziazione Byeri) è quasi certamente di derivazione byeri. Un altro elemento di possibile origine byeri consiste nella modalità di assunzione dell’iboga nel rito iniziatico (tobe si) del Buiti Fang (si veda Il rito di iniziazione buitista). La pratica di fare assorbire al neofita una quantità enorme di iboga, per procurargli un lungo e profondo stato di incoscienza, parrebbe essere peculiare dei Fang, ed erano proprio i Fang a conoscere questa pratica attraverso l’uso dell’alan nel culto del Byeri. Con il sopraggiungere della conoscenza dell’iboga e nelle prime elaborazioni sincretiche, i Fang hanno applicato il loro modello di assunzione dell’alan al caso dell’iboga. Le altre popolazioni del Gabon che utilizzano l’iboga o l’alan come inebriante, non hanno il costume di utilizzare quantità così massicce di queste droghe come quelle ingerite dai Fang.

I riferimenti all’alan sono numerosi nei sermoni, nelle formule di benedizione, nei canti buitisti. In un sermone buitista registrato da Swiderski (1979) vi sono riferimenti al rapporto storico-mitologico fra Byeri e Buiti e alan e iboga. Il termine Ozambogha si riferisce a un evento mitico ma anche storico di un difficile punto di passaggio nella foresta che i Fang dovettero attraversare nel corso della loro migrazione per raggiungere le regioni del Gabon settentrionale. Il superamento di quello stretto passaggio, simboleggiato dai Fang come un foro passante nel tronco di un enorme albero caduto e che sbarrava loro la strada, rappresentò anche il momento della smembramento del gruppo migratorio, con lo sparpagliamento delle diverse famiglie claniche nei nuovi territori occupati. Ciò comportò la spartizione del “potenziale osseo” del Byeri ed è parere di diversi studiosi che fu a partire da quel momento che la forma più originale del culto del Byeri decadde per lasciar vita a culti del Byeri trasformati, semplificati e soprattutto adattati alle nuove realtà socio-familiari. La seguente testimonianza rispecchia visioni sincretiche con la cultura e la religione dei cristiani e con la “religione dell’iboga”, il Buiti:

«C’è un solo Dio, ma in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Le tre persone sono anche tre specie di uomini: il Giallo, il Bianco e il Nero. I tre passarono da Ozambogha. Poiché avevano trasportato con loro i byeri da Ozambogha, con le ossa di Padre Ngoo e Madre Ngoo senza altre ossa, si riunirono per riflettere e dissero: “Poiché ci siamo moltiplicati, dobbiamo ora spartirci le ossa di Padre Ngoo e di Madre Ngoo affinché ogni tribù abbia la sua parte di ossa, la sua parte di byeri”. Si divisero dunque le ossa di Padre Ngoo e di Madre Ngoo e dissero: “Ora che partiamo, non dobbiamo più dare l’iboga agli uomini, per timore che gli ingenui conoscano il mistero, affinché non vedano i morti e li intendano parlare. E’ meglio che solo noi conosciamo queste cose. Daremo da mangiare loro del melan. E tutti si accordarono per dare il melan agli uomini: da allora tutti gli uomini mangiavano il melan e presero l’abitudine di mangiarlo» (da Swiderski, 1979: 185).

Si tratta di una visione personalizzata, che rispecchia solo in parte la storia e di cui diversi punti rimangono oscuri. Si intravede tuttavia quel maggiore potere che gli odierni buitisti attribuiscono all’iboga nei confronti dell’alan. Sempre in merito agli aspetti mitologici del Byeri, Nguema-Obam (1983: 49) riporta che, secondo la tradizione del sottogruppo fang degli Afiri-Kara, il primo byeri fu Nanengo-Ba, l’Antenato-Femmina; egli era presente a Ozambogha.

Esiste la seguente formula – una specie di “botta e risposta” fra un kombo (un prete buitista) e il coro dei partecipanti – che è recitata numerose volte nel corso delle ngozé (le “messe” notturne buitiste) della setta Ndea Naridzanga (Ndeya Kanga) a cui ho partecipato:

Officiante (kombo): “Eboga emboba

Iniziati in coro: “(m)andoma akido

Che significa:

– l’iboga è amara

– l’alan è difficile da inghiottire

La lingua con cui è recitata questa formula non è il fang, ma il pope (o popé na popé), una particolare lingua liturgica adottata da tutte le sette buitiste, in cui rientrano numerosi termini della lingua mitsogho (ciò è considerato uno degli elementi decisivi in favore dell’origine mitsogho del Buiti). Il termine andoma designa l’alan fra i Mitosgho.

Questa formula è di frequente collocata al termine delle lunghe recite in cui tutti i partecipanti sono coinvolti, con un veloce scambio di battute recitative fra un kombo e gli altri presenti. Essa rientra anche in una formula di interruzione del brusio collettivo, affinché una persona possa parlare ed essere ascoltato da tutti. E’ una specie di “chiedo la parola o l’attenzione”, molto comune fra le comunità buitiste: colui che intende parlare si alza in piedi e dice ad alta voce: “Zamba wé!” (“Silenzio!”); tutti allora rispondono: “tzenghe doi” (“la terra tace”); quindi il primo dice ancora: “eboga emboba” (“l’iboga è amara”) e tutti gli altri in coro rispondono “(m)andoma akido” (“l’alan è difficile da inghiottire”). Dopo di che colui che ha chiesto la parola parla ascoltato da tutti, e quando ha terminato, viene ripetuta la medesima formula recitativa, questa volta a mo’ di chiusura dello spazio d’ascolto che era stato richiesto. Nella regione di Ntoum ho osservato alcuni buitisti fang salutarsi fra di loro recitando, invece del normale “ciao, come stai?” “bene, e tu?”, le due formule: “l’iboga è amara” (eboga embhoga), “l’alan è difficile da inghiottire (mandoba a kibo)” (Samorini, 2002-3).

Si vedano anche:

Il culto degli antenati Byeri

– Il culto dei crani degli antenati

– Il rito di iniziazione

– Il grasso dell’antilope So

– La pianta dell’alan

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Binet J., O. Gollnhofer & R. Sillans, 1972, Textes réligieux du Bwiti-fan et de ses confréries prophétiques dans leurs cadres rituels, Cahiers d’Études Africaines, vol. 12, pp. 197-253.

Nguema-Obam P., 1983, Aspects de la religion fang, Karthala & ACCT, Paris.

Pope H.G., 1969, Tabernanthe iboga: an African Narcotic Plant of Social Importance Economic Botany, vol. 23, pp. 174-184.

Samorini Giorgio, 2002-2003, Il culto degli antenati Byeri e la pianta psicoattiva alan (Alchornea floribunda) fra i Fang dell’Africa Equatoriale Occidentale / The ancestor cult Byeri and the psychoactive plant alan (Alchornea floribunda) among the Fang of Western Equatorial Africa, Eleusis, n.s., vol. 6/7, pp. 29-55.

Swiderski Stanislaw, 1970, Le symbolisme du poteau central au Gabon, Mitt.Anthropol.Gesell. in Wien, vol. 101, pp. 299-315.

Swiderski Stanislaw, 1979, Les récits bibliques dans l’adaptation africaine, Journal of Religions in Africa, vol. 10, pp. 174-233.

Swiderski Stanislaw, 1990-91, La religion Bouiti, V vols., Legas, Toronto.

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