Le “messe notturne” buitiste o ngozé

The Bwitist “night mass” or ngozé

Verso le ore 18, un officiante suona l’etzika, uno strumento a fiato ottenuto da un corno di antilope, per chiamare a raccolta i membri della comunità e gli spiriti dei morti. La cerimonia inizia con la comunione dell’iboga. I partecipanti si inginocchiano e ciascuno riceve un po’ di radice polverizzata della pianta da un officiante, che gliela porge con un cucchiaino direttamente sulla lingua.

I Buitisti sono consapevoli dell’importanza del dosaggio dell’allucinogeno distribuito durante le ngozé per conseguire i risultati desiderati per l’esperienza collettiva. Ad esempio, essi sanno che con dosi forti è più probabile che i partecipanti perdano il senso della realtà – un fatto contrario allo spirito della ngozé.

Tutta la comunità è vestita con abiti di differenti colori – bianco, blu, giallo, rosso – a seconda della setta, del ruolo gerarchico e del giorno della settimana. Nelle sette maggiormente sincretiche, i partecipanti sono vestiti a mo’ di preti e di suore, mentre i kombo ricordano nell’aspetto vescovi e cardinali.

Dopo la comunione con l’iboga, attendendo la “salita” dei suoi effetti allucinogeni, i partecipanti si dipingono il volto con del caolino bianco. Con il viso bianco essi intendono rappresentare gli spiriti dei morti (il bianco è il colore della morte e dell’aldilà). Seguono diverse recite collettive al ritmo del mongongo.

Per tutta la notte i partecipanti suonano, cantano e ballano seguendo precisi schemi coreografici. Si possono distinguere due fasi del rito notturno. La prima dura dall’inizio della sera sino alla mezzanotte. È caratterizzata da motivi che illustrano la creazione del mondo e le nascite di Adamo e Cristo; è dominata musicalmente dall’arco sonoro (mongongo). La seconda fase dura dalla mezzanotte sino all’alba; è caratterizzata dai motivi della morte e della distruzione, della morte di Cristo, dell’espulsione dal Giardino dell’Eden. Lo strumento musicale dominante è l’arpa (ngombi).

Le danze si susseguono con un ritmo a volte sfrenato, altre volte più lento. Nella danza più comune (ékat) una lunga fila di persone si muove all’interno del tempio; il primo della fila esegue dei movimenti del corpo, che vengono ripetuti dal secondo, quindi dal terzo, e così via.

Ogni tanto tutti i partecipanti si fermano, riposano, bevono, discutono, ridono. Oltre a coca-cola e aranciate, essi bevono birra, vino di palma e liquori. La distribuzione di queste bevande è ritualizzata e, nonostante le notevoli quantità di alcol assunte, non sembra che i partecipanti ne rimangano ubriachi. Essi affermano che l’alcol li aiuta a sopportare il forte sforzo fisico delle danze, dando loro energia, ma che nella mente continuano a dominare gli effetti dell’iboga. Consumano anche noci di cola, un eccitante caffeinico comune presso le popolazioni africane. Alcuni fumano delle sigarette o pipe di Cannabis. Alcune sette, tuttavia, escludono alcol e cannabis dai propri riti.

Verso la fine della cerimonia, i partecipanti percepiscono un flusso di emozioni collettive che i Buitisti chiamano nlem myore (“un solo cuore”); è uno stato in cui “le persone si comprendono l’un l’altro”, diventando “una sola persona”. Fernandez (1965)1 ha definito questa dimensione mentale collettiva “uno stato di consenso simbolico”. E’ uno stato mentale di predisposizione amorevole nei confronti degli altri individui, che è tipico di una certa fase dell’esperienza con psichedelici, la parte finale della fase della “rinascita”. E’ interessante notare che i buitisti la riconoscono e valorizzano; un’indicazione di una certa transculturalità degli effetti degli allucinogeni.
La cerimonia termina al sopraggiungere dell’alba con una pasto collettivo.

(Da: Samorini G., 1993, Adam, Eve and Iboga, Integration, 4: 4-10)

1 Fernandez J.W., 1965. “Symbolic Consensus in a Fang Reformative Cult.” American Anthropologists, vol. 67: 902-929.

Si vedano anche:

Il Buiti, la “religione dell’iboga” dell’Africa equatoriale

Il rito di iniziazione buitista, tobe si

 

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